Un Blog avvinato

Un pranzo di fine vendemmia in un boschetto da favola

in Wine Tour Di

Tempo di super eventi. Alcuni dei quali interdetti ai wineblogger. Ahi! Quindi via. Prendo la mia amata Panda e sai che c’è? Me ne vado in Campagna, me ne vado. Vuoi mettere? Per una volta mi risparmio lo sbattimento della fila al banchetto. Con il calice in mano e la fotocamera nell’altra. Il casino, il caos, gli appunti mentali, le conversazioni frettolose con il produttore di turno che non ha tempo da perdere e di solito è anche scocciato. Via glam e paillettes. Ciao ciao presentazioni di guide e show di Champagne all’ultimo grido. [Per ora].

Eccomi quindi sul pandino che sfreccio su una strada bianca selciata. Il polverone nello specchietto retrovisore, un grande pranzo di fronte a me. Mi trovo nei pressi di Narni e tra i vigneti di Ciliegiolo e Vermentino c’è una collinetta con un boschetto che sembra uscito da un libro delle fiabe. Ci manca solo il tasso e la volpe. Ma ci sono foto e altre testimonianze del loro passaggio. È una bella occasione, una celebrazione, una tradizione. La festa di fine vendemmia per la Tenuta Cavalier Mazzocchi, azienda nota anche come Fattoria Giro di Vento. Ma è anche il compleanno di Maurizio Mazzocchi, enologo/produttore, e proprietario di casa. Lascio la Panda incontro Maurizio e saliamo con il suo pick up 4×4, ci inerpichiamo su una piccola ma erta salita ed ecco il boschetto magico.

Un bel pranzo dal tocco gipsy. Lì ad aspettarci c’è tutta la sua famiglia e altri amici. Si cucina sul posto, en plein air, a cominciare da una delle migliori amatriciane che abbia mai mangiato (tutto merito di Mamma Mazzocchi, che ne ha scodellate solo 3kg), e poi porchetta ed affettati misti. Si sta proprio bene in questo angolo segreto, circondati da grandi querce e faggi. L’atmosfera di festa, i giochi dei bambini. Fuori dal tempo, con una temperatura perfetta. Il sole fa passare i suoi raggi tra le fronde degli alberi ancora verdi. È la tipica bella giornata di ottobre. L’apoteosi delle Ottobrate memorabili, da gita fuori porta.

Si conversa tutti assieme, si parla di questi luoghi, delle personalità e di personaggi mitici. Ovviamente si parla di vino e della storia del Distretto del Ciliegiolo di Narni che nonostante tutto è sempre visto come modello da zone umbre meno famose. Naturalmente si beve anche vino. 

Si inizia con una bollicina TOP SECRET, blend di Chardonnay e un pizzico di Vermentino. Un assaggio che va al di là dell’anteprima. Una bottiglia che dovrà fare ancora 18 mesi di affinamento e che è state degorgiata al momento.

Poi Raggio 2018, un’etichetta tanto cara a Maurizio. Sul blog trovate anche un articolo interamente dedicato a una verticale di questo vino. Il Vermentino di Cavalier Mazzocchi esalta note marine e saline. Pochi lo sanno o lo possono immaginare ma il centro Italia era sommerso interamente dalle acque, e proprio dove stavamo banchettando con il ritiro delle acque si formò un enorme lago marino. Ancora oggi si trovano fossili di conchiglie e tante tracce delle passaggio delle acque. Ecco quindi Raggio che ti fa pensare al blu delle onde. Eppure il mare è ben lontano qui, in tutte le direzioni. Interessante questa versione: la 2018 è molto più  fresca e scorre di più rispetto alle precedenti annate. C’è tanta freschezza.

Si passa al Rosato, “Frutto della sinergia tra le famiglie Giovannini e Mazzocchi. Prodotto da uve Ciliegiolo pressate a grappolo intero per conservare tutta la fragranza”. Missione compiuta, perché il sorso è ricco di frutto. Si passa a Spiffero. Un grande Ciliegiolo in purezza. A secchiate, scende che è una meraviglia. Il bicchiere dura una battuta in una conversazione spensierata tra amici. Un bel vino, un bel bere. Un bel biglietto da visita per questa azienda familiare.

Il palato e il naso si fanno, infine, più seri con gli ultimi due vini il Cabernet 2011 e una magnum di 1974. Quest’ultimo, il 1974, non è un riferimento all’annata del vino ma all’impianto del vigneto. Una selezione massale di Merlot. Una gran bella bottiglia! Un vino pieno e avvolgente, dalla bella etichetta. E mi piace tantissimo l’idea che c’è dietro a questo particolare progetto, ne capisco anche il valore affettivo, l’amore che ci mette Maurizio nel farlo. L’avevo realizzato al primo assaggio tempo fa, ma lo comprendo di più mentre cerco di digerire il lauto pasto, tra questi vigneti, piantati dal papà di Maurizio. Faccio due passi, osservo  queste vigne vecchie, che meritano tanto rispetto, dall’aspetto un po’ anarchico, apparentemente sgangherate ma di grande robustezza. 

Mi piace tutto questo. Mi piace questa biodiversità evidente. Questa vallata incorniciata dai boschi. È una zona ancora poco presa in considerazione da tutti, anche dall’enoturismo. È un’Umbria un po’ di confine, poco blasonata. Ma altrettanto valida e certamente autentica.

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