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Tenuta di Saragano Vendemmia 2019

La vendemmia di Radio Bottiglia a Tenuta di Saragano

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Ti alzi una mattina con una delle prime nebbioline dell’anno. Sono le 6emezza di una levataccia di Ottobre. Nello stomaco due tazzine di caffè, una per svegliarsi e l’altra per rimanere sveglio. Un paio di Osvego con la marmellata di albicocche fatta rigorosamente in casa, tanto basta per mettere in corpo calorie, quindi energie. Scarpe toste, jeans da battaglia, giaccone. Ecco tutto quello che serve, oltre alle forbici. Arrivo a Saragano e c’è già chi è al lavoro. Giovani e anziani, si chiacchiera con voce pacata, a ritmo cadenzato, spostando una cassetta di plastica rossa che diventerà ogni volta incredibilmente pesante alla fine di ogni filare.

Si inizia dal Sangiovese, grosso, e si fa anche qualche filare di Merlot e Cabernet. Dopo 10 minuti le mani sono già tutte completamente viola e appiccicose. Il che non è un gran fastidio, ma non mi permette di scattare tutte le foto che vorrei. In questi casi bisognerebbe utilizzare i guanti, ma l’uva è meglio sentirla al tatto. La vendemmia a mano è una di quelle caratteristiche che non può essere sottovalutata. Costerà qualcosa di più a un’azienda ma dice già cose importanti sulla filosofia aziendale e sulla voglia di fare davvero un prodotto buono.

Il motivo? Serve a fare la prima e fondamentale selezione dei grappoli. Se si fa bene, e si hanno vendemmiatori esperti al seguito, è possibile anche evitare il fastidiosissimo tavolo oscillante. Quello che in 10 minuti ti fa venire la labirintite acuta. 

Ogni vero appassionato di vino dovrebbe fare almeno una vendemmia nella sua vita. Sia per appagare la sua passione ma anche perché gli farà capire molte più cose sul vino e sulla vigna. 

Lo porterà a comprendere davvero l’importanza di una buona scacchiatura. Per esempio. Una di quelle operazioni che è più facile capirla vedendola con i propri occhi che farsela spiegare a voce dal maestro Marco Simonit. Oppure si arriverà a comprendere  il valore di cose come una accurata defogliazione. 

Sono convinto che si impara di più mettendo con fatica e dedizione i grappoli nelle cassette che in lunghi corsi da sommelier o in prestigiose masterclass. Questo è davvero un caso in cui la pratica batte di gran lunga la teoria

E poi si comprendono davvero gli effetti di un tipo di agricoltura biologica che non è scontata e deve prima di tutto sposare le caratteristiche della vigna. 

Qui, ad esempio, a Saragano, le vigne sono alte e ben esposte . Con i giusti pendii e circondate dai boschi. Addirittura l’azienda può vantare di avere i vigneti sopra i 500 metri di altitudine. Un unicum all’interno dei disciplinari di Montefalco. 

Inoltre queste vigne sono posizionate in un punto dove tira sempre un vento che asciuga i grappoli. È facile quindi capire perché queste uve di Sagrantino siano così belle. Certamente è anche merito di questi vigneti antichi e dai tralci alti. 

L’annata 2019 qui è stata in definitiva buona, anche il terroir ha aiutato e ha corretto gli eccessi di questi anni meteorologicamente un po’ strani. O forse ha aiutato di più la geografia. Perché ficcando il naso un po’ un giro in altre aziende non ho riscontrato la stessa salubrità dell’uva in altre zone di Montefalco. 

La vendemmia di Sagrantino è poi veramente qualcosa di speciale. Anche perché è il vitigno più tannico al mondo bisogna trovare il punto di piena maturazione, che è davvero tardivo. Ovvero quando cambiano radicalmente i colori nella vigna. Un’azienda seria come Tenuta di Saragano non anticipa mai la raccolta dell’uva. Aspetta che le foglie delle viti diventino di un rosso vivo, con quelle tonalità così tipicamente autunnali, di un autunno ben inoltrato

È una battaglia di nervi. Ivan Vicarenti e Riccardo Pongelli Benedettoni potrebbero essere due ottimi giocatori d’azzardo. Sicuramente sanno che poi tutte queste accortezze daranno degli ottimi prodotti. La cura maniacale ai dettagli, il rispetto delle tradizioni, metterci sempre qualcosa in più – come una cantina segreta, una vera e propria Cave alla francese, di età romana dove le bottiglie fanno un affinamento a 16 °C costanti tutto l’anno con il 90% di umidità – fanno di Tenuta di Saragano una delle mie cantine preferite. 

E non mi riferisco solo per quanto concerne il prestigioso Sagrantino di Montefalco Docg, ma anche per l’IGT, o per il Montefalco Rosso che qui non viene banalizzato, ma fatto con le giuste proporzioni di Sagrantino nel blend e il passaggio obbligato in legno piccolo (18 mesi di barriques).

Sentirsi parte per qualche giorno di una tradizione secolare, poi, ha un valore indescrivibile. Perché fare la vendemmia è un qualcosa che ognuno porterà per sempre dentro di sé.

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