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Radio Bollettino #20 // Il Coronavirus e il vino

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Lo sketch di Alberto Sordi in cui dichiara di essere rimasto in cantina durante la guerra fino a quando non è finito il vino è un mantra che ogni appassionato di vino condivide sempre di più in questi giorni di quarantena (lo trovate anche qui sotto). Il punto è che Albertone dichiara che a un certo punto è dovuto uscire. Invece noi non dobbiamo assolutamente. E dato che l’unico problema del vino rimane, ovvero quello che tende a finire, prima di aprire in maniera disperata i missili (grandi bottiglie), che ognuno di noi magari custodisce gelosamente da anni, è possibile fare una cosa: un comodo ordine online.

Tra il serio e il faceto, battute a parte, in uno scenario così difficile, amici e colleghi wine blogger chiedono se sia giusto continuare a scrivere di vino. Io voglio dargli una risposta.

Non è solo giusto ma è anche in qualche modo oggi più necessario. Perché noi siamo la via media tra informazione e intrattenimento. E quando siamo bravi riusciamo a portare i lettori persino in destinazioni remote solo grazie all’uso della parola scritta.

Inoltre mai come in questi giorni consigliare una buona bottiglia ha tanto valore. Fermo restando che il vino a tavola per me ci deve sempre essere. Anche un mezzo calice di vino solo per completare il pasto. E in queste giornate di reclusione il vino fa bene, allenta lo stress, diminuisce la tensione della reclusione e soprattutto porta il buon umore.

Quindi per questi motivi non solo invito i miei colleghi a scrivere di vino ma anche a condividere il più possibile informazioni legate alla nostra grande passione.

Infine c’è anche un’altra ragione, quella più seria che riguarda il mercato del vino e il suo sistema economico oggi in grave difficoltà. Tutte le aziende che sto contattando hanno ordini fermi in cantina.

Eh, ci credo! Ristoranti chiusi, enoteche chiuse, wine bar chiusi… Per non parlare del mercato estero, praticamente paralizzato.

Inutile soltanto accennare agli eventi, alle fiere e agli altri convegni, perché sono stati tutti o cancellati o spostati a maggio. E temo che il maggese di quest’anno non sarà sufficiente a ridar vita a tutto l’apparato.

Vi ricordate che una delle prime zone rosse d’Italia è stata ? Proprio nel territorio dei Colli Euganei, zona rinomata per il vino.

Ecco oramai più di un mese fa gli ordini erano fermi perché nella maniera più imbecille i clienti italiani ed esteri hanno pensato, e forse ancora più stupidamente ne sono convinti tutt’ora che il virus possa viaggiare grazie alle scatole di cartone o agli imballaggi…!

In questo delirio incredibile vi dico: cerchiamo di dare ossigeno a questo mercato. Cerchiamo di fare ordini online, anche piccoli.

Ci sono tanti bellissimi e interessanti e-commerce che propongono il vino in una maniera fantastica. È anche divertente leggere, scartabellare, i cataloghi online per occupare la nostra mente da winelover anche per un’oretta filata della clausura.

Perfino le stesse aziende si stanno attrezzando per vendere il vino direttamente online. E se siete interessati a sapere quali sono, vi metterò qui su RadioBottiglia una lista di quelle che reputo le più interessanti da scoprire.

Finisco con un piccolo appello: compriamo vino italiano, soprattutto di piccole cantine. Ma non lo dico per gretto nazionalismo o per generare odio nei confronti dei vini esteri, che amo e continuerò a bere. Né lo dico per fomentare una guerra social contro quelli che hanno tutto il diritto di postare online i vini di un’altra nazionalità che, poi, magari hanno comprato quelle bottiglie da un rivenditore italiano….

Lo dico perché siamo una comunità di persone che attraversa un momento di grave crisi e sarebbe giusto e allo stesso tempo bellissimo se tutti insieme ci dessimo una mano per superarlo con le nostre risorse.

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