Un Blog avvinato

Radio Bollettino #16 // I Vini della Mensola 2019

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Che tu sia un James Suckling o un wine influencer con gravi crisi di narcisismo ti consiglio di non pubblicare una classifica di vini. In questo periodo infatti sui social stanno tutti sul chi va là, in particolare su Facebook. Verresti quindi blastato da tutti, dal sommo professore sommelier all’avatar di turno.

Eppure nonostante ciò è tutto un fiorire di classifiche. Viva la libertà di stampa, pardon, del web. D’altronde la classifica è un format che funziona da sempre. Ieri valeva per i dischi, oggi vale per le tracce su Spotify. Per dire.. Io comunque vorrei consigliare qualche assaggio, qualche buona bottiglia che ho bevuto nel 2019.

Questo non è un “Best of …”. Non sono i miei migliori assaggi in assoluto dell’anno, o addirittura del decennio, ma sono solo delle bottiglie che ho vuotato durante l’anno rimaste su una mensola del mio salotto. Sono lì perché in un modo o nell’altro mi hanno lasciato qualcosa.

Le voglio ricordare perché ne ho bisogno, perché le vorrei ricomprare in futuro. Della serie “te lo do io il promemoria”, quindi “me lo do io!”. Sono tutte bottiglie di grande qualità, ognuna con qualche caratteristica che colpisce, e sicuramente una è davvero speciale (spoiler: l’ultima). Insomma è la mensola, è una trovata, una buona scusa come un’altra, per parlare di vino. Perché come diceva il grande Gino Veronelli: “Un vino lo si guarda, lo si respira, lo si gusta, infine se ne parla”.

Questa è una lista reale, che segue un’unica regola: quella della mensola.

Inizio da uno degli assaggi più ricercati sul blog: Dalzocchio Pinot Nero 2015. Un grandissimo vino, una chicca tanto cara agli esigenti amatori dei vini veri, dei vini genuini. Io l’ho scoperta captando un consiglio di Armando Castagno. Il Pinot Nero, o Pinot Noir o Blauburgunder, è il vitigno simbolo che incanta e scalda i cuori di tutti gli appassionati di vino, di tutto il mondo, e questa bottiglia racchiude un vino all’altezza delle aspettative. Da custodire per qualche anno o da stappare subito. Io le ho tirato il collo quest’anno e non ho rimpianti.

Dopo un grande rosso, un grande bianco.  Kuen Hof Sudtirol Eisacktaler Sylvaner 2018. Che dire di questo ottimo vino? Ho camminato, anzi mi sono inerpicato per gli scalini delle vigne, che si trovano a La Mara, frazione situata poco prima di Bressanone. Vigneti ripidissimi che donano vini altrettanto verticali. Ho conservato questa bottiglia di Sylvaner come simbolo, tra l’altro ha preso anche i 3 bicchieri quest’anno, ma sono altrettanto strepitose quelle di Risling, Veltliner e Gewürzt. Mi piace questa azienda semplice, tradizionale, che produce vini di grandissima qualità. Per la cronaca, questi vini bianchi si prestano all’invecchiamento (non fatevi ingannare dal tappo a vite).

Sangiovese, Cannaiolo e Colorino. Il Pian del Ciampolo 2016 di Montevertine. Posso descriverlo con una affermazione: Se tutti i vini base fossero così il mercato del vino sarebbe diverso da quello che conosciamo. È un grande vino, figlio degli “scarti” del Montevertine e del Pergole Torte, fratelli ancor più nobili e sicuramente più famosi. Cari lettori di RadioBottiglia, non fatevi mai sfuggire questa etichetta, anche nelle annate meno scontate. È un vino che vi affascinerà, lasciandosi bere con facilità. Un meraviglioso entry level, prima vi farà appassionare all’azienda e poi vi farà diventare un vero supporter di Radda.

Montemarino 2016 Cascina degli Ulivi (Cortese 100%). Non potevo non ricordare il contadino e produttore Stefano Bellotti a un anno dalla sua scomparsa. Questo suo vino bianco è un qualcosa di raro e di unico. Una bevuta mai banale, mai scontata. Sicuramente non è per tutti. È un vino anarchico come chi lo ha prodotto. Io lo rispetto e lo degusto con profondo interesse. Una bottiglia memorabile, che sa emozionare e toccare le corde più intime di noi. Una bottiglia che allarga la mente di chi la beve. La storia di Stefano Bellotti deve essere conosciuta da tutti gli appassionati di vino, così come i suoi vini. Non aggiungo altro.

Materne & Schmitt, Wunschkind Riesling 2016. Non ho molte informazioni su questa simpatica bottiglia che viene dalla Germania, più precisamente dalla Mosella. Mi fido del mio palato, dato che l’ho assaggiata in diverse occasioni. E soprattutto mi fido delle amiche che me l’hanno fatta scoprire (Gabry e Titti del Tut A Post). La consiglio alle persone che vogliono avvicinarsi al Riesling. Questo è un vitigno dei più complicati. A volte ostico per le acidità spiccate. Non è questo il caso, è un vino dalla pronta beva con una aromaticità marcata di frutta esotica. Un vino facile, piacevole, ma autentico.

Domaine Breton – Catherine & Pierre Breton Nuits d’Ivresse 2016. Mi sto appassionando sempre di più ai Cabernet Franc della Loira. Anzi, a dire la verità è il mio pallino fisso da diversi anni. Ogni tanto mi diverto a comprare alla cieca, su siti esteri, delle bottiglie provenienti da quella zona, poco battuta dalla stampa italiana. Tornando a questa etichetta, proveniente dalla sotto zona di Bourgueil, posso dire che si tratta di un grande vino. Adatto all’invecchiamento, anzi… ne avessi un’altra da tenere in cantina… Profondo e ampio. Questo vino offre una polpa densa e molto aromatica. Un bellissimo equilibrio tra frutta e tannini. È una ricerca della purezza secondo i principi di Jules Chauvet, un vino di “Origine Pura” senza additivi chimici.

[L’ultima foto della Mensola con i suoi vini]

A proposito di Loira e di Cabernet Franc, termino questa “non classifica” della mensola, dal numero non tondo e affatto perfetto con una bottiglia leggendaria: Clos Rougeard Saumur Champigny 2012. Il gran finale. Cuvée Le Clos è un vino di incomparabile finezza e delicatezza, semplice ma nobile, fresco e setoso, con aromi fruttati.In pochi anni, Clos Rougeard è diventato uno dei vini più iconici e rinomati della Loira e della Francia. La qualità incomparabile dei vini della tenuta è dovuta in gran parte ai suoi standard viticoli estremamente esigenti che risalgono almeno agli anni ’60, con metodi biologici praticati ancora prima che il termine avesse un significato ufficiale. Tuttavia, l’azienda non ha mai cercato la certificazione. I suoi vigneti non sono mai stati toccati da prodotti chimici, il che li rende la perfetta espressione della complessità del loro terroir. Il vino viene vinificato con il minor intervento possibile e l’affinamento nelle botti dura almeno due anni. Le bottiglie, poi, rimangono in cantina per un tempo lunghissimo, non rispettando le leggi del mercato ma le decisioni della proprietà. Ci sarebbe molto altro da dire e lo farò in maniera appropriata, nel 2020, in un articolo ad hoc su RadioBottiglia, come sempre. Intanto vado a buttare i vuoti nella campana del vetro.

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