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Quarantena Golosa ricetta Astice Animelle al Cognac e Nethun di Tomajoli

Quarantena Golosa: Astice e animelle per Pasolini

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La frustrazione più grande che provo in questi giorni è una sola, vedere i miei figli sofferenti costretti a rimanere in casa: chi perché è una girovaga instancabile, chi perché è pervaso da un amore di adolescente. In entrambi i casi, uno sguardo triste che mi ferisce fortemente. E allora cerco di rallegrarli con l’unica cosa che so fare: Cucinare.

Mi alzo la mattina all’alba, spesso non dormo per niente, e impasto focacce, faccio frittelle, cerco di mettergli allegria sparando cazzate ma a volte appaio anche fastidioso e penso: ma sono padre o figlio…?

E con tutto questo tempo che ho a disposizione ho cercato di darmi una risposta. Da sempre ho amato Pierpaolo Pasolini e il suo rifiuto così radicale del potere, dell’autorità che anche quando prende sopravvento di lui stesso cerca di spogliarsene.

Vero è che il suo conflitto col padre fu grande e magari questo suo scontro con “l’autorità” può derivare dal suo passato. Io, mio padre l’ho conosciuto poco, purtroppo, ma nei confronti del “potere” ho sempre provato lo stesso disgusto. Nel mio ruolo di padre cerco e provo a non essere autoritario, a non essere univoco e assertivo, insegnando cosa è giusto e cosa è sbagliato, cos’è il bene e il male. Ritengo che più il padre e la sua autorità sono attenti a non vedere intaccata la propria reputazione e rispettabilità, più bisogna lasciare da parte ogni prudenza ed esporsi sino in fondo, a proprio rischio e pericolo, il pericolo di essere considerato “leggero”.

Ci sono attimi, però, in cui considero, che con i miei figli rischio di confondere i ruoli ed è lì, in quel momento, che mi domando se sono più padre o più figlio e chiedo aiuto, ancora, al Poeta: “Ti sono padre./ Perché, allora ti guardo con l’occhio del figlio?”.

La risposta è nell’introduzione alle Lettere luterane: «Pur essendo padre – proclama – non per questo cesso di essere figlio».

E, ovviamente, si capisce che la condizione più importante per Pasolini è la seconda: non smettere di essere figlio.

D’altronde, l’aveva dichiarato in una poesia del suo Diario: «Adulto? Mai – mai, come l’esistenza che non matura».

Ed ora una mia ricetta dedicata a Pierpaolo Pasolini con un ingrediente che immagino a lui piacesse, tipico delle trattorie romane, che lui amava tanto.

Ingredienti

  • Un astice
  • Un cucchiaio di Cognac
  • 200 grammi di animelle
  • Prezzemolo
  • Brodo vegetale
  • Sale e pepe
  • Olio evo
  • Una noce di burro

Procedimento

Fare bollire l’astice, sfilarla dal carapace intagliando la parte inferiore con una forbice e aiutandosi con un batticarne per le chele, tagliare a rondelle l’astice e lasciare intatta la polpa delle chele Scottare su di una padella rovente con un filo di olio le animelle precedentemente salate e pepate, sfiammare con il Cognac e levare le animelle. Tirare la salsa a fuoco lento con una noce di burro e aggiungere prezzemolo tritato. Alternare sul piatto una rondella di astice ed una animella e versare la salsa sopra.

Che ci abbiniamo?

RadioBottiglia: Caro Gianni, dei rapporti padri-figli ne è piena la letteratura. Turbolenti o amorevoli, complicati o sereni… sicuramente sempre più interessanti di quelli madri-figli, quest’ultimi generalmente più facili e quindi un pochino più scontanti. Poi ci sono anche i casi particolari, le eccezioni, che confermano la regola… Tu parli di Pasolini, io mi rifaccio di più alla tradizione classica, il mito di Kronos… Ma quante altre storie, parabole, detti popolari abbiamo? Anche sul peso del passaggio del testimone. Allora è meglio forse citare la metafora comica del “Capannone”, pezzo cult di Antonio Albanese. Quest’ultimo famoso anche per la più bella parodia dedicata ai sommelier. In pochi sanno però che Albanese è in realtà un grande appassionato e cultore di vino…

Quindi torniamo alla domanda: che ci abbiniamo alla tua ricetta? Un’ottima bottiglia, come sempre, questa volta di una azienda laziale: Muscari Tomajoli.

Anche in questo caso faccio un doppio abbinamento, sia organolettico sia per concetti espressi, ricollegandomi al discorso padre-figlio e al delicato passaggio di testimone.

Questa piccola realtà è nata infatti nel 2007 da Sergio Muscari Tomajoli e oggi è portata avanti con mano ferma dal figlio Marco.

Vengono prodotte solo tre etichette, per una decina di migliaia di eccellenti bottiglie all’anno, nella zona di Tarquinia, con vigneti che vivono a stretto contatto con il mare.

La bottiglia che scelgo quindi è Nethun. Uno dei pochissimi casi di Vermentino in purezza che davvero apprezzo. Si tratta realmente di un vino “solido”, caratterizzato non solo da un bel bouquet varietale, ma anche da nette note agrumate e balsamiche. Il tutto sorretto da un bel nervo e da una bella trama minerale. Ci starà alla grande con la tua ricetta “Astice e Animelle”!

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