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Quarantena Golosa: le Ostriche e il dopo-Covid19

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Buongiorno a tutti… Comincio con un’immagine forte: Il blocco è ormai scattato. Attraverso la città in motorino, destinazione Prati al mio Sogno Autarchico. La città è vuota, bellissima, eppure inquietante in questa sua assenza di vita. Arrivo e ripeto con angoscia il gesto consueto di tirare su la serranda. La scena che mi si spalanca davanti sa di film di fantascienza dopo un attacco nucleare che ha congelato tutto lasciandolo com’era. Raccatto le cose da mangiare da salvare e poi, veloce, me ne vado via. Attraverso il Tevere e lo spettacolo dei gabbiani sul fiume mi spalanca il cuore e mi fa pensare alla mia Genova.

È vero che questi gabbiani urbanizzati sono più che altro degli aggressivi mangia rumenta piuttosto che poetici bianchi messaggeri del mare, ma nemmeno posso essere sempre ‘contro’, spiego a me stesso. I gabbiani interrompono però un pensiero.

Come sarà il ritorno ? Come saranno il piacere, la gioia di vivere le piccole cose nei giorni del post Covid? Quanti colleghi saranno costretti a chiudere? Quante famiglie si dovranno misurare lo spettro di nuove povertà? E io cosa posso inventare per fare di questa rivoluzione globale un atto creativo?come scriveva Majakovskij… Che cos’è un luogo come Sogno Autarchico? Come farlo rinascere?

Roland Barthes già negli anni ‘60 aveva colpito il segno. Nel cibo coesistono un aspetto di sostanza e uno di circostanza. Un’ostrica è un mollusco da aperitivo, certo, ma è anche circostanza, forse soprattutto quello: seduzione, gola e erotismo, vino speciale (Muscadet o Champagne, poco importa). E allora cosa non va perduto nel mio amato luogo?, nonostante le mascherine, i guanti , i separatori di distanza?

Il Sogno Autarchico non è i prodotti scelti con amore, i vini provocatori, una lavagna con le proposte del giorno, ma è un luogo di socialità, di emozioni, di conversazioni – sul filo della polemica o sul filo della seduzione, non importa -, comunque è sempre un luogo anti-asettico (parlo di cuore e non di virus). Deve partire da tutto questo, nel ginepraio di norme stringenti e inafrodisiache, il mio 2.0. Altrimenti si riduce la poesia del tutto a una saggia somministrazione di cibo.

Mi piace pensare alle storie d’amore, o anche solo di sesso, nate intorno ai miei sgabelli. Un bianco, un morso di focaccia ed ecco il salto in un’altra dimensione. Altro che cibo afrodisiaco!

Montalbàn aveva rappresentato benissimo questa sfumatura del gioco della seduzione quando aveva scritto che non conosceva un solo caso di persone cadute in preda all’eros a causa di un’ostrica, ma ne conosceva per contro moltissimi in cui il racconto di un cibo ha ottenuto questo effetto.

Insomma si deve partire da qui, dal ‘set’, dall’atmosfera, dalla gioia di consumare emozioni insieme…nonostante tutto. La sfida è bella, ma io sono uomo di sfide, che sia Texas hold ‘em, bocce, o ricostruirsi dopo il Covid…

È un progetto ambizioso ma è il progetto a cui sto lavorando ogni giorno, magari anche quando impasto una focaccia in casa di assoluta, gioiosa bontà. Un’occasione per pensare con affetto agli artigiani veri, quelli che non se la menano e che ci fanno emozionare con cose semplici e perfette…e se fosse qui uno dei temi del nuovo afrodisiaco nella ristorazione, dopo anni di ‘famolo strano’?

Che ci abbiniamo?

RadioBottiglia:  Hai detto ostriche? Consiglio questa bottiglia: GorgesLes Vigneaux 2013MuscadetSèvreetMaine AOP. L’ho scoperta al Rebelot (altro posto del cuore), sui Navigli a Milano, grazie alla mia amica Erica.

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