Un Blog avvinato

Raggio 2017 - Fattoria Giro di Vento

Senti il mare in Umbria con il Vermentino di Narni

in Wine Notes Di

Tempo di compiere un trasloco. Roma-Milano. Di aspettare (portando tanta pazienza) gli allacci di Enel e Fastweb. Ed ecco che torno a scrivere su RadioBottiglia. Lo so, a volte, quando scrivo sono troppo autoreferenziale. Ma sapete cos’è un trasloco? È una delle più grande rotture di… scatole … che vi possa mai capitare nella vita. Il peggior augurio al vostro peggior nemico non deve essere la morte. Troppo banale, troppo inflazionato. Ma un bel trasloco! Sì, questo colpirà duro.

Comunque il trasloco è stato un momento per aprire un po’ di cartoni di vino che avevo nel ripostiglio, tanto per alleggerire il carico da portarmi dietro. Tra questi ne avevo uno contenente tre bottiglie di meraviglioso Vermentino, della stessa azienda ma di annate diverse. Così ho pensato di chiamare i miei migliori amici e di imbastire, proprio prima della partenza, una mini-verticale.

Raggio, Vermentino Umbria IGT, Fattoria Giro di Vento

Parlando in grandi linee, straparlando, quando si dice “Vermentino” generalmente si pensa subito alla Sardegna. Merito del grande lavoro fatto e che fanno in Gallura. Poi si pensa alla Toscana, poi un pochino alla Liguria e infine in ordine sparso al resto d’Italia. Ebbene, in Umbria si fa un ottimo Vermentino, e se l’azienda è una garanzia sulla Fattoria Giro di Vento ci metto non una, ma due mani sul fuoco.

Ho potuto apprezzare il lavoro dell’enologo Maurizio Mazzocchi sia per i prodotti della propria azienda, ma anche per il lavoro svolto per altri. Ho ritrovato sempre una grande coerenza e un certo pragmatismo. A essere sincero lo avevo conosciuto grazie al Ciliegiolo di Narni, che produceva (e continua a produrre). Il Vermentino in questo caso è stata una conferma.

Di solito in questo vitigno non apprezzo mai il finale. Tendenzialmente ha una chiusa fastidiosa in gola. Non so se rendo bene l’idea. Quando lo spiego alle altre persone mi aiuto con la mimica…

Comunque non è il caso di Raggio. Il finale per tutte e tre le annate (’17-’15-’13) è sempre pulito ed elegante. La 2017 era un vino ancora un po’ troppo giovane, l’acidità promettente ma sbilanciata, ancora eccedente. Però tra una manciata di mesi sarà già un bel bere. La 2013 ha mostrato una struttura fantastica, un’apertura che si allarga al palato. La 2015 è stata perfetta, idealmente una compagna fantastica per una cena a base di pesce. In tutti e tre i casi l’elemento che si mantiene è la mineralità salina.

La nota marina è la firma di questi vini bianchi del centro (perfetto) d’Italia.

Eggià si sente il mare dove il mare non si vede neanche col telescopio. 

E ora spazio all’enologo, per dettagli più tecnici: “Il 2013 è l’unico che varia molto dal tema in cui avevo inserito un 15% di vino fermentato e brevemente affinato in legno prodotto con uve più mature, quindi un vino più muscoloso, oltre che più strutturato e complesso che si inizia ad esprimere veramente bene da un anno a questa parte”, mi scrive Maurizio Mazzocchi.

E aggiunge: “La nota che li unisce è sicuramente la mineralità che gli deriva da un terreno sabbio argilloso di origine marina (Pliocene) in cui il ritirarsi del mare ha arricchito questi terreni di elementi minerali che oggi ritroviamo nei vini. È qui che il Vermentino ritrova il suo legame indissolubile con il mare. Come avrai potuto vedere con il progredire delle annate ho cercato di favorire la bevibilità del vino senza snaturare il carattere proprio del Vermentino che ben si esprime nel suo terreno di elezione. Ci tengo a portare in cantina le uve al miglior grado di potenziale aromatico, perciò faccio un lavoro molto impegnativo in vigna, ma che mi sta dando molte soddisfazioni”.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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