Un Blog avvinato

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The pen is on the table…lesson one

in La Domenica Autarchica Di

Cracco, i mobili e le patatine in busta, Barbieri ed i polli da batteria, Cannavacciuolo ed il caffè in cialda, alla faccia della moka e la sua tanto decantata napoletanità etc, etc…insomma i cuochi se ne fregano del messaggio che dovrebbero dare in quanto ambasciatori del gusto e pensano al “vil denaro”, e a questo punto mi viene in mente la poesia di Maria Teresa Usai:

«Man man che proseguivo con passo rassegnato e stanco per gli occhi pregni di perpetuo dolore sentii immantinente un orribile tanfo sapeva d’escrementi e combustione. Le nari piene di cotanto nauseabondo olezzo mi fecero fermare a guardar meglio e in mezzo a tanto squallido bigiore vidi sfumato un prato verde che un istante mi rallegrò il core. Ancora timoroso avanzai d’un passo e il prato s’animò d’uomini e donne tutti anziani completamenti ignudi con culi flaccidi e seni penzolanti a rincorrer urlanti leggiadre farfalle. E quando bramosi ne acchiappavan una questa si trasformava in verde banconota e tale era la foga d’acchiapparne ancora che calci in cul si menavan a vicenda per ostacolarsi nella folle corsa al denaro. Ben presto in molti pesti e rammolliti con le mani cariche di prezioso bottino s’accasciavano al suolo tramortiti stringendo avidi i soldi al petto aspettando fiato per correre ancora. Ma velocemente sopra loro una nuvola di farfalle svolazzanti si trasformava in lingue di fuoco arroventate che cascando sui corpi ignudi e pingui li abbrustoliva con orrida lentezza. Le loro urla disumane e il fetore delle membra bruciate si mescolava al puzzo dei lor escrementi che fuoriuscivano copiosi e rombanti lordando il prato di un marron vischioso. Gli altri scivolando in siffatta melma proseguivano insani ad acchiappare soldi corrosi da una perenne avidità parean non curanti di tanto strazio e dolore con gli occhi fissi al frusciar dei soldi. Ed io compresi con mestizia e dolo che tale era il destino di tanti scellerati politici corrotti, mafiosi, narcotrafficanti che avean vissuto solo per il vil denaro schiacciando i poveri, gli umili e gli indifesi. Non ce la feci ad attraversare il prato tale ero lo schifo e lo sdegno da me provato per questi infami disgraziati che la nostra società han rovinato e privo di pietà mi diressi altrove.»

Detto questo, l’idea romantica del grande Chef che ha accompagnato i miei ricordi durante la scuola alberghiera non mi abbandona, Auguste Escoffier “cuoco dei re, re dei cuochi”, sosteneva che l’arte culinaria dovesse essere praticata con semplicità, valorizzando sapore e nutrimento dei cibi. Innovatore, creativo, fu “autore” di ricette ancora oggi conosciute in tutto il mondo, tra cui la pesca Melba, dolce, che quando ritrovo in un menù mi commuovo al solo pensiero abbiano avuto tanto coraggio a proporlo, rispetto ad una rivisitazione di tiramisù dell’ennesimo cuoco improvvisato. Ritornando a Maria Teresa Usai e la sua sublime poesia, non so se Massimo Bottura in questa veste da Mago di Oz abbia fatto questo per soldi o per un messaggio natalizio, vero è che sempre più, lo Chef oggi rappresenta un’immagine diversa rispetto al “mio” Auguste Escoffier.



Buon anno!

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