Un Blog avvinato

Sogno Autarchico Gianni Ruggiero

Prima di salire a bordo dell’Autarchico

in La Domenica Autarchica Di

Buffa faccenda la vita. Da una parte Roma con tutte le mie sfide accantonate dietro a una scritta buttata con malagrazia dietro ai vetri del luogo che per tanti anni era stato il “mio luogo”, la mia sfida, il mio jazz. Perché un ristorante assomiglia a una performance jazz molto più di quanto non si pensi.

Tanti “assolo”, tenere il ritmo, il brivido dell’improvvisazione sul tema, il gusto di stupire, lo sforzo di camuffare l’impegno dietro il massimo della leggerezza.

Così si faceva ogni giorno “il jazz” con Francesco, Sergio, Marco, Andrea, Alessandra, Zikiki e tanti altri amici, dietro ogni piatto, ogni aperitivo, in un luogo che non c’è più, che non ci sarà mai più, almeno così in piazza Cavour.

Quel luogo dove un cartello sbilenco annuncia ora “nuova gestione, lavori in corso”. E adesso? Penso alla storia di quel locale che non c’è più da un angolo molto bello della Sardegna più modaiola. La gente si diverte, consuma, vive il ritmo stregante dell’estate. Forse non fa nemmeno caso all’elemento raffinato e selvaggio dei profumi della natura, una cosa che da sola basterebbe per prendere e lasciare tutto e trasferirsi qui.

Ci ho pensato, quasi sentissi dentro di me la stessa corda che portava il dottor Mahé di Simenon a Porquerolles.

Ricominciare tutto. In un altrove bellissimo. Ma non avrebbe funzionato. Per me che amo il gioco, il senso profondo della vita resta nel momento folle e meraviglioso in cui chiami “banco” e dentro sai bene che non puoi fare altro che giocarti tutto, con la meravigliosa leggerezza di chi sente che ci sono momenti che non vanno lasciati passare nell’opacità.

Qualcuno parla di mettersi, di rimettersi in gioco. É come la “grande luce verde” che sconvolge il cuore di Jay Gatsby. Un sogno, una promessa che ti convoca, a prescindere dal risultato: tragico, nel romanzo di Fitzgerald, ma tutto invece da scrivere in quel romanzo ben più piccolo che è quello della mia vita.

Per questo, guardo il meraviglioso mare di Sardegna – nella mia casa in Liguria, dove ancora vive mia madre, il mare è una presenza fisica che ti resta per sempre sotto pelle – e già penso all’autunno nella Roma senza mare, a mia moglie che tanto amo e ai miei figli. Anche per loro mi rimetto in gioco.

Per loro e per i miei vecchi clienti, insieme a quelli nuovi coi quali scriveremo nuove storie, mi rimetto in gioco. Ci metterò tutta la mia passione e il mio cattivo carattere di uomo sincero e appassionato. In un angolo del nuovo locale, magari anche nel gabinetto, metterò una bella frase di Mark Twain:

“tra vent’anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che dalle cose che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora, sogna, scopri”.

 A presto 

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