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Masterclass Perlage Italiano Galanti Only Wine Festival 19

Perlage Italiano, la Master Class all’Only Wine Festival

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“Le bollicine sono il mio divertimento e la mia passione”, così ha esordito Andrea Galanti aprendo la master class dal titolo “Perlage Italiano”. La lezione centrata sulle bollicine tricolori tenuta dal miglior sommelier d’Italia del 2015 faceva parte del ricco programma dell’Only Wine Festival 2019, il grande evento dedicato al mondo del vino e dintorni, che si è svolto a Città di Castello il 27 e il 28 di Aprile.

La master class, intensa e appassionante, è stata divisa in tre batterie di vini e comprendeva Metodi diversi: dallo Charmat al Metodo Classico. La prima batteria comprendeva cinque metodi Martinotti, appunto Charmat, e la prima bottiglia a essere stata versata nei calici dei partecipanti è stata Emily, di Luca Fedele

Bollicina allegra, prodotta con un vitigno tipicamente friuliano: il Verduzzo. Esaltazione dei sentori primari. Sentori di gioventù, di frutta fresca. Freschezza e piacevolezza. È un Extra dry, quindi con un residuo zuccherino che si sente, ma il tutto è chiuso da una buona sapidità finale.

La seconda bollicina è sempre la friulana, ma questa volta Brut: Valentino Butussi. Una Ribolla Gialla in purezza, un  pochino più verticale. Polpa bianca, territorio mare arenaria. Prodotta nella zona di Cormons, quindi la patria della Ribolla Gialla. Nel bicchiere non ci sono complessità, è un bere in piacevolezza. E continuamente.

Vermentino 100%, Su’Entu, Brut Bianco. Zona fortemente ventilata. Nota marina marcata, gradevoli sentori di frutta ancora non matura. In bocca domina il limone, a tratti una vera e propria esplosione di lime. Bollicine graffianti, che rispecchiano la scelta del produttore.

Galanti ci ricorda che i Metodi Charmat o Martinotti, sono sempre vini da bere nel brevissimo periodo. Vanno apprezzati giovani.

L’Erbaluce si può spumantizzare. Un po’ come il Verdicchio, che sarà presente anch’esso a questo masterclass. Oppure può essere paragonato, sempre per versatilità al Garganega. Curiosa questa bottiglia: Erbaluce di Caluso DOCG Reirì. Con note dominanti di cera d’api, note laccate. Quasi tutto l’opposto degli altri tre. Questo è un vino delicato e gentile. Proveniente dal Lago di Viverone, quindi da un microclima mitigato. Bocca fine. Persistenza non banale.

De Bacco. SacaExtra Dry. Bianchetta Trevigiana da terreno ghiaioso, le vigne crescono e vivono tra venti gelidi del Nord. Note verdi di erbette aromatiche. Pesca e pietra focaia, davvero molto intrigante.

Queste bollicine  sono una dipendenza piacevole. Senza controindicazioni”, prende fiato il sommelier campione d’Italia prima di continuare la lezione. E aggiunge: “La numero 2 la 4 e la 5 mi hanno colpito molto”. Quindi la Ribolla Gialla di Butussi, l’Erbaluce Reirì e Saca De Bacco.

Altro Charmat. Ecco una bollicina marchigiana, precisamente dalla zona di Jesi. No, non è un Verdicchio ma una Passerina 100%. Piccoli tocchi, erbe aromatiche, tutto si gioca sulla delicatezza. In bocca la bollicina è morbida e delicata. Sentori di mela e pera al naso. Poi in bocca un leggero richiamo di kiwi. Residuo zuccherino borderline per essere un brut. Salivazione in bocca abbondante.

Adesso un rosé. Podere Santa Lucia Brut Charmat. Lacrima di Morro 100%. Pressatura soffice con estrazione del solo mosto fiore. Rifermentazione in serbatoi d’acciaio e permanenza sui lieviti per circa 6 mesi. C’è un bel richiamo di rosa, sentori di un floreale delicato. Ma non mancano quelle caratteristiche che in gergo vengono definite “di territorio”.  Giustamente Galanti ci ricorda come i vini a base Lacrima di Morro, normalmente si distinguono con note esplosive sulle papille degustative. Qui invece tutto è molto delicato e si contraddistingue per la scorrevolezza. 

Quando bere le bollicine rosé? Nei pre-dinner. Taglieri di salumi? Alla grande!

Ecco un’altra bollicina “colorata”. Questa volta un Lambrusco molto particolare: Tenuta Vandelli – Rosa del Bacino. Assemblaggio di uve Lambrusco Grasparossa 90%; Lambrusco Salamino 10% . Tonalità tenui, trend del momento. Frutti di bosco, fragola, lamponi. Sembra una cheesecake trasformata in spumante..

Chakra Blu, Giovanni Aiello. Altra bolla “particolare” perché dopo che il vino viene imbottigliato e tappato con tappo a corona, l’affinamento avviene a fine fermentazione – processo che dura circa cinquanta giorni – e alla fine della conseguente presa di spuma, il vino rimane sur-lie in bottiglia. Molto torbido all’occhio, con richiami di panettone e una persistenza media in bocca.

Tenuta del Garda, Sottosopra, un altro vino “strano” e lo si intuisce immediatamente dall’etichetta attaccata al contrario e dal tappo fieramente a corona. Nonostante sia un vino prodotto da vigneti vista Lago, quindi frutto di uve cresciute in una zona caratterizzata da un micro-clima temperato, ci troviamo davanti una bolla “turbolenta”. 18-24 mesi di permanenza sui lieviti. Vitigno abbastanza raro, 100% Groppello, coltivato su argille calcaree. In bocca si sente della frutta decisa, in particolare la pera, con note tipiche di pasticceria. Se amate sentire i lieviti è il vostro vino. Come la bottiglia precedente, anche questa è torbidissima.

La terza batteria scelta da Galanti è focalizzata sul Metodo classico.

Perlage Italiano Only Wine Festival

Conventino, Monteciccardo, Metodo Classico, Extra Brut. Interessante già il vitigno: il “Famoso”,  che produce un’uva a bacca bianca, che venne praticamente dimenticata e che poi è stata riscoperta in Romagna. 24 mesi  sui lieviti. Chiari sentori di pan brioche in cui si trovano note di kiwi con richiami di liquirizia finali. “Fiori, sale”, dice Galanti per descriverlo e poi: “Tocchi di spezie. Cannella. Sapido in bocca. Sale che invita e incuriosisce”.

Si torna nelle Marche, con una bella azienda: Socci. Peter Luis è un Metodo Classico, che fa un affinamento di 33 mesi sui lieviti. Uve che provengono da un terreno di sabbia e calcare. Un brut che per il sommelier campione d’Italia ricorda un dolce tipicamente carnevalesco. Ma che è anche un vino “Gastronomico’. Il Verdicchio che non smette mai di stupire. Provare per credere potrebbe essere slogan per questo vino.

Altra magia, altro stupore. Questa volta si tratta di un vino “Made in Umbria”. Decugnano dei Barbi è l’azienda e il Metodo Classico Dosaggio Zero è una bollicina che passerebbe alla grande una selezione, una batteria, formata da grandi champagne. Sì, per classe ed eleganza. Ma anche perché c’è una nota ossidativa finale che la accomuna ai grandi spumanti francesi. Questo è il segreto? Ci sarà sicuramente dell’altro, perché la storia di questa bollicina inizia nel lontano 1978.  Blend di Pinot Nero e  Chardonnay alla pari. Tutto è molto atipico, o meglio visionario se pensiamo da dove proviene questo vino. Ben quattro anni di affinamento in bottiglia. La cosa che mi piace di questa bottiglia (annata 2014) è la sua cremosità e opulenza, il tutto unito al rigore di un Dosaggio Zero . 

Ed è con i vini dolci che finisce questo bellissimo viaggio attraverso il “Perlage Italiano” guidato da Andrea Galanti. (Quale modo migliore?!)  Recioto di Gambellara Spumante DOCG – Virgilio Vignato, 100% Garganega, da  suoli vulcanici. Tutto è molto dolce, abboccato, merito sicuramente anche dell’appassimento dell’uva prima di essere vinificata. Infine una bollicina rosata. Gioia De Riz, è l’ultima bottiglia. Moscato Rosa 100%. Non può non piacere, si lascia bere con grande facilità e ammalia grazie alle sue note floreali. 

 

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