Un Blog avvinato

Our Blood is Wine

“Our Blood is Wine”, il docufilm sul vino georgiano

in Extra Di

Canti e cori nelle cantine delle case, illuminate dalle  candele. Immagini sacre e preghiere quando il vino viene assaggiato per la prima volta. Sono rituali senza tempo ma quotidiani in Georgia, catturati nel documentario “Our Blood is Wine”. Il Paese dove tutto sembra essere iniziato per il vino. Il ritrovamento della cantina più antica del mondo lo testimonia. Gli scienziati pensano che possa avere più di 8mila anni. Da allora fino a oggi il vino in Georgia si fa più o meno alla stessa maniera e, in particolare, si usano dei contenitori caratteristici, che si chiamano Kwevri (o Qvevri).

Possono essere piuttosto piccoli o raggiungere dimensioni gigantesche, sono in terracotta e vengono utilizzati per la fermentazione dei mosti e la vinificazione. Oggi negli ambienti del vino sono molto famosi, anzi, sono diventati di gran moda. Ma tra i primi a portarli al di fuori dei confini georgiani, in tempi recenti, è stato sicuramente Josko Gravner. Lui non smetterà mai di parlarne a chi lo va a trovare nella sua Oslavia, terra di confine tra Italia e Slovenia, dove ha la cantina, dicendo che fu proprio un viaggio illuminante in Georgia a fargli cambiare mentalità e approccio al vino. Dopo tanti tentativi ed esperimenti, lui aveva capito che per fare il vino bisognava andare indietro di secoli, anzi di millenni. E il volto, a Josko, gli si illumina ogni volta quando racconta della magia di una fermentazione in anfora. In una Qvevri.

Torniamo però in Georgia, in questa terra, che ne ha viste di tutti i colori. Senza dimenticarci che era realmente in guerra fino a pochi anni fa. Infatti l’ultima – e già dimenticata – è stata la Seconda guerra in Ossezia del Sud. L’anno era il 2008, durò all’incirca dieci giorni ma fece morti e feriti.

Un popolo fiero e orgoglioso, quello georgiano. Il vino fa parte dell’identità nazionale ed è il centro del racconto di questo bel documentario dal titolo eloquente “Our Blood is Wine”.

L’opera è della regista Emily Railsback e del sommelier Jeremy Quinn. L’intento – riprendo dalla sinossi – è quello di fornire un accesso intimo alla vita familiare rurale della Repubblica della Georgia mentre esplorano la rinascita di tradizioni vinicole vecchie di 8.000 anni, quasi perdute durante il periodo del dominio sovietico. Utilizzando la discreta tecnologia dell’iPhone, Railsback riporta le voci e l’eredità ancestrale dei georgiani moderni direttamente allo spettatore, rivelando una società intricata e resistente che è sopravvissuta alle regolari invasioni straniere e ai ripetuti tentativi di cancellare la cultura georgiana. La rinascita della viticoltura tradizionale è la forza centrale che spinge questa nazione potente, indipendente e autonoma a trovare la sua identità del XXI secolo. Un bellissimo lavoro, davvero interessante, che ti fa venire voglia, durante la visione, di stappare una bottiglia e di versare subito nel calice un bel vino dorato. Un buon vino georgiano.

****

VIGNAIOLI DI MONTAGNA: VINO E CINEMA SI INCONTRANO A BOLOGNA
La pellicola è stata proiettata lo scorso inizio febbraio alla Cineteca di Bologna, durante una tre giorni dedicata al cinema e al vino delle “terre alte”. L’evento – nato dalla collaborazione tra il Consorzio Vignaioli del Trentino, i Freie Weinbauern Südtirol e il Trento Film Festival, con il supporto della Camera di Commercio di Trento e della Camera di Commercio di Bolzano – si è svolto nella sede della Fondazione Cineteca di Bologna, che è diventato crocevia della narrazione enologica e cinematografica sul rapporto fra uomo e montagna.

Lascia un tuo commento

Gli ultimi da Extra

Torna Su