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Nittardi tutte le annate

Il Vino è Arte. Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa

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Il vino è arte. Il legame tra arte e vino è così forte che alcune volte è anche fin troppo facile scriverlo. “Il vino è la poesia della terra”. La citazione più usata e abusata del grande Mario Soldati. Poeta, regista, scrittore. In una parola: artista. Appunto. “Il grande vino è un’opera d’arte in evoluzione, mai definitivamente fissata”, sosteneva l’enologo Émile Peynaud, che aggiungeva:  Finge l’immobilità ed è capace di ingannare il tempo per diversi lustri. La sua finalità è di essere bevuto e di sparire insieme al piacere che procura. È sufficiente che voi possediate abbastanza bottiglie nella vostra cantina per i giorni della vecchiaia, ed esso acquista per voi l’intemporalità della scultura e della pittura o la disponibilità ripetitiva della musica e della poesia”.

E poi quante opere d’arte direttamente rappresentano il vino? Bacchi e baccanali, coppe e calici… Spessissimo senza neanche troppe allegorie. Il vino stesso è arte, più semplicemente. E forse anche attraverso questo nettare è possibile apprezzare ancora di più l’arte. Perché il vino buono, il “compagno problematico” così descritto infinite volte da Gino Veronelli, ha tra le sue tante qualità quella di elevarci, di innalzare gli animi, di allargare l’intelletto e dare profondità alle introspezioni. Il vino produce arte? Anche. Quanti artisti hanno dato principio a un’opera anche grazie a una bottiglia? O grazie a un fiasco o a una damigiana?

Certo aziende vinicole che promuovono arte sono poche. Certo non mancano casi eclatanti, a livello mondiale, come Mouton Rothschild, capace di far firmare le proprie etichette dai migliori artisti contemporanei di tutte le epoche. Una lista di nomi stellari: Marc Chagal (1970), Pablo Picasso (1973), Andy Warhol (1975), Keith Haring (1988), Jeff Koons (2010). Anche in Italia abbiamo illustri esempi di aziende che sposano i loro i vini all’arte.

Ma quante aziende vinicole possono vantare di avere terreni che erano già posseduti da grandi artisti? Forse solo una: Nittardi.

Nittardi è veramente un trionfo dell’arte. Da qualsiasi punto la guardi – sopra, sotto, di lato, dentro e fuori – la emana. La stessa parola sembra un omaggio a qualcosa di divino, di magico, di spirituale. Di artistico. “Villa Nectar Dei” a Castellina in Chianti. Nel dodicesimo secolo già si produceva vino, nettare di Dio, grazie ai monaci benedettini. Nel 1549 divenne proprietà di Michelangelo Buonarroti. Tra i più grandi artisti di tutti i secoli, basterebbe citare la Cappella Sistina. Oltre a produrre inestimabili opere d’arte, pochi sanno che Michelangelo era anche un produttore di vino. Proprio mentre era a Roma per dipingere la Cappella Sistina si fece inviare da Leonardo (Buonarroti, suo nipote) alcuni fiaschi di vino (trebbiano) Nittardi che lui stesso produceva. “Questa scelta acquisisce una valenza significativa proprio perché era consuetudine donare un manufatto artistico, e scegliendo il suo vino, lo elevava di fatto, ad una forma d’arte”.

L’arte è tutto. Passato, presente e futuro. L’azienda passò in mano nel 1981 a un’altra famiglia che vive di arte. Stefania Canali, storica, e il marito Peter Femfert (editore e gallerista). Successivamente nel 2013 le redini aziendali sono passate al figlio maggiore, Léon.

Vino, arte, cultura. Non esiste trittico migliore. Dalla prima annata del Chianti Classico “Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa” è stato deciso che l’etichetta e la carta seta (che avvolge le bottiglie) sarebbero state firmate da un artista di fama internazionale. Due opere d’arte, quindi, differenti ma coordinate. Per la realizzazione di queste opere gli artisti passano un periodo di “quiete e lavoro” in azienda. A oggi la collezione Nittardi conta 74 pezzi unici e quest’anno le opere verranno esposte a Milano presso la fondazione Marconi.

Il Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa è ritenuto il vino ambasciatore dell’azienda. Sangiovese purosangue, dal 2012 la proprietà ha deciso di dedicargli i vigneti più vocati: l’omonima vigna da cui prende il nome.

Yoko Ono, Gunter Grass, Mimmo Paladino, Dario Fo, Otto Gotz, Hsiao Chin e molti altri grandi artisti hanno contribuito dando a questa bottiglia un quid plus estetico, annata dopo annata. Sarebbe bello avere nella propria cantinetta tutte le annate in fila, anche per il puro e solo godimento visivo. Queste bottiglie sono bellissime. Non solo per la carta seta e le etichette, a volte le prime più sorprendenti delle seconde.

Nittardi Casanuova di Nittardi 2017 Vigna Doghessa
Casanuova di Nittardi 2017 Vigna Doghessa, Carta seta „Cosmo musicale“ di Mikis Theodorakis

È stata recentemente presentata l’annata 2017  (la prima con la certificazione bio) al ristorante L’Alchimia di Milano, fresco di stella Michelin. “Per interpretare questa vendemmia dalla storia difficile è stato chiamato un artista altrettanto complesso: Mikis Theodorakis”.

Le opere vengono descritte così: “In etichetta c’è l’astrazione geometrica di una melodia che fa ballare i cuori, mentre la carta seta è un’esplosione in blu dell’immenso cielo stellato. Lì c’è tutto l’universo creativo di Mikis Theodorakis, la mappa itinerante di un lungo cammino che può condurre alle stelle”.

Le tre annate 1997/2007/2017 sono state abbinate al Risotto Milano-Roma e al Ramen all’Italiana dello chef Davide Puleio.

L’emozione che riesce a regalarti ogni vendemmia, l’ansia, la gioia, l’attesa del giudizio della critica, è immensa. La trasformazione di un grappolo d’uva in una goccia di vino è un gesto artistico e il risultato è una forma di cultura come l’Arte, la Musica, la Poesia”.

1997 Casanuova di Nittardi Chianti Classico DOCG

Figlio di un annata particolare, rese basse ma grande qualità della poca uva raccolta. Ecco un vino figlio dell’annata che ne conserva tutti i tratti somatici e le caratteristiche. Un vino che è puro jazz. Una esperienza introspettiva, non è per tutti. Forse lo sa apprezzare chi ama veramente l’arte. Sembra essere intermittente come un faro. Quando c’è tocca corde che emozionano. A me piacciono le bevute complicate. Mi piace lasciarmi intrigare. Per le cose facili sono bravi tutti.

2007 Casanuova di Nittardi Chianti Classico DOCG

Annata Ottima. Qui basterebbe dire questo. Infatti è decisamente più facile questa bottiglia. Molto più facile della precedente. Dalle qualità ineccepibili, un punto di equilibrio massimo. Ci sono tutte le caratteristiche che si cercano in una vecchia annata del Chianti Classico. Frutto e croccantezza. Stile ed eleganza. Energia ed austerità.

2017 Casanuova di Nittardi  Vigna Doghessa Chianti Classico DOCG

Di nuovo un’annata complicata, con rese basse, riduzione delle quantità del 30%-40%. Non è una tragedia perché il vino però c’è tutto. Le qualità e le caratteristiche sono state preservate. Merito all’azienda che è riuscita a portare in cantina uva sana e matura. Un vino coinvolgente: il naso è espressivo, ottima la beva. 

2016 Nittardi Chianti Classico DOCG Riserva

Ancora un bambino in fasce. Ha tutte le qualità per essere un grande vino. Bisogna avere la pazienza di aspettare un po’, che l’evoluzione faccia il suo corso. L’annata è ancora migliore della stra-celebrata 2015. Lo è perché ha dato un qualcosa in più. Della poesia, della magia. Dell’arte.

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