Masterchef di RadioBottiglia

in La Domenica Autarchica Di

Era in ritardo Paolo Stracco, complici del ritardo anche quelle omelette al roquefort che ogni mattina si ingurgitava accompagnate da una quantità industriale di senape di Digion, entrò nel suo regno, una cucina super attrezzata ed ipertecnologica prodotta da un’azienda specializzata di cui il mago dei fornelli era stato testimonial, si avvicinò al frigorifero prese con gesto felino tra le mani una bottiglia di acqua minerale ghiacciata del solito Santo delle multinazionali e la tracannò d’un sorso.

La congestione intestinale lo fece contorcere dal dolore, ma tra gli spasmi riuscì ad avvicinarsi alla toilette privata della camera da letto, vi entrò e riuscì a liberarsi dall’ingorgo intestinale che gli impediva anche di programmare la giornata.

Doccia bollente, abbondante gel sui capelli, un caffè americano molto forte ed il grande Chef alla moda  il campione culinario della televisione era pronto ad affrontare il grande incontro.

Incazzato come una tigre digiuna inforcò gli occhiali da sole, afferrò le chiavi della fuoriserie appoggiate sul secretaire del settecento all’ingresso, imboccò la porta di scatto con il fare di chi deve scendere in guerra e si diresse all’appuntamento, la finalissima del programma ed i suoi finalisti: Marco Pittaluga, un figlio di papà della Milano bene che aveva vissuto gran parte della sua giovane vita in giro per il mondo, inseguendo, zaino in spalla, le località finto esotiche ai quattro angoli del pianeta, tra Rainbow Party e brevi periodi di lavoro in ristoranti e happy hour bar per turisti.

Loretta Pancrazi, di professione avvocato penalista, più specializzata in pene che nel penale, dato che l’unico momento di gloria della sua carriera di principe del foro fu quando in udienza, mentre difendeva i componenti di una baby gang latinoamericana dall’accusa di furto con scasso, era stata ritratta dalla stampa locale in toga e giarrettiera che gli era spuntata indiscreta dalla mini che indossava quel giorno.

Vincenzo – detto Vinni- Colantuono, un nerboruto e palestrato quarantenne di Paternò che aveva imparato a cucinare grazie alle attenzioni e le cure della nonna materna, Carmela, che fin da ragazzino gli aveva trasmesso tutti i segreti delle tradizioni siciliane e che per mestiere, fino a quel momento, aveva fatto praticamente solo lo sciupafemmine.

Dolores Ortiz, immigrata italo-argentina, di professione mamma di famiglia, cinquantenne frustrata e disadattata che nella cucina cercava di sfogare tutte le sue paure ed ossessioni.

Nella finale, dopo 72 ore di redazione estenuante, gli autori decisero di far preparare un Ramen gigante a ciascun concorrente dove gli ingredienti fossero almeno duecentottanta, affinché si coniugassero integrazioni diverse di culture, ecosostenibilità, chilometro zero ma soprattutto accontentare gli innumerevoli sponsor, le grandi multinazionali del cibo, alle quali di cibo gliene poteva fregare di meno ma interessava solo lo share.

Ma come al solito non vinse la più meritevole ma colei che di ingrediente ne seppe usare uno ma il più efficace, un ciucciotto, quello che fece al produttore del programma nei camerini di Cinecittà.

Evviva Loretta Pancrazi!

BUON NATALE!

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