Un Blog avvinato

Un pensiero su Bourdain di Gianni Ruggiero

San Bruno li definiva
Martiri di Satana

in Manifesto Di

Li chiamavano “martiri di Satana”, di Gianni Ruggiero – Per gli stravaganti della vita, in fondo anche il suicidio è un capitolo possibile. Certo, occorre avere il cuore sempre aperto alla seduzione dell’abisso, un’attenzione al proprio ego che rasenta il maniacale, un senso di non appartenenza ad alcuna mitologia radicata per cedere alla lusinga del Dio Selvaggio e diventare uno di coloro che San Bruno definiva “martiri di Satana”.

Qualcuno pensa all’atto estremo come una forma di perfezionismo portato alle estreme conseguenze, altri ne esplorano il senso creativo, quasi letterario, applicato a una vita. È ovvio che non prendo in considerazione il filone più diffuso, rassicurante e, probabilmente vicino al vero nella maggioranza dei casi, legato alla depressione, al senso del non farcela più, al bisogno di testimoniare per un’ultima volta un messaggio a qualcuno capace di coglierne tutto il senso profondo.

Parto dal vagare dell’anima e della vita fuori dagli schemi per provare a dare un senso al suicidio di Bourdain icona del nuovo modo di raccontare il cibo ed i suoi protagonisti. Una sorta di Bukowski itinerante che s’inebria e racconta il cibo senza smancerie e autoreferenzialità.

Ho amato il suo personaggio ed i suoi racconti meno l’epilogo.

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