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Antonio longanesi

Lutto nel mondo del vino, addio Antonio Longanesi

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Il mondo del vino piange la scomparsa di Antonio Longanesi, fautore della rinascita del Bursôn o Uva Longanesi di Bagnocavallo. Longanesi, nato nel 1921 da una famiglia contadina, riuscì nell’impresa di salvare dall’estinzione il raro vitigno negli anni ’50 e successivamente di rilanciarlo, ottenendo anche successi internazionali. La notizia della scomparsa è arrivata nel pomeriggio di oggi, venerdì 20 Marzo 2020.

Per ricordare questo grande personaggio pubblichiamo un vecchio articolo del 2013 di Romagnaoggi, che ripercorre l’epopea dell’Uva Longanesi fino ai tempi più recenti.

L’Uva Longanesi, fu salvata negli anni ’50 da Antonio Longanesi fra i suoi filari nel suo podere a Boncellino, frazione di Bagnacavallo.

La nascita del Bursôn come oggi è conosciuto è datata 1998, quando Roberto Ercolani (viticoltore) e Sergio Ragazzini (enologo), entrambi Bagnacavallesi, decidono di fare un grande vino rosso in pianura.

Nel 1999 nasce il Consorzio Il Bagnacavallo che ha il Bursôn come prodotto di punta e dopo molti sforzi, e grazie agli studi del CRPV di Tebano, nel 2000, l’uva salvata da Antonio Longanesi (che fino ad allora era chiamata Negretto), viene iscritta al Registro delle Varietà con il nome di Uva Longanesi.

Nel 2002 il prof. Cesare Intrieri dell’Università di Bologna, esegue l’analisi del DNA dell’Uva Longanesi, confermando che si tratta di un’uva a se, non riconducibile a nessun’altra uva presente in catalogo e di certo non assimilabile al Sangiovese (come qualcuno ancora oggi si ostina a sostenere).

Oggi il Bursôn è prodotto nelle varianti etichetta Blu (non meno di 6 mesi di barriques) e Nera (non meno di 20 mesi barriques).

Daniele Longanesi, nipote di Antonio Longanesi, da un anno e mezzo presidente del Consorzio, e Sergio Ragazzini, enologo del Consorzio, hanno rilasciato un’intervista a Romagna Oggi.

Sig. Longanesi, qual è il bilancio di questo suo anno e mezzo alla presidenza del Consorzio?

È stato difficile, perché gestire un consorzio così piccolo e senza risorse non è facile. Ho sempre cercato di avere un approccio positivo e propositivo per farlo conoscere di più partecipando a fiere e utilizzando al meglio le leve di marketing.

Qual è lo scopo principale del Consorzio Il Bagnacavallo?

Fare conoscere sempre di più il Consorzio con i suoi prodotti a maggiore tutela dei prodotti tipici di questa zona. Il Bursôn è senz’altro il prodotto di punta del Consorzio, ma fa parte di un paniere di prodotti interessanti che comprende altri tipi di vino, marmellate, fiori, miele ecc.

Avete avuto qualche aiuto dagli enti più o meno locali?

Non abbiamo avuto nessun aiuto dagli enti locali tranne il comune di Bagnacavallo che ci ha aiutato e ci sta aiutando nella promozione. Anche la regione ci ha aiutato recentemente permettendo al Bursôn di partecipare ad un servizio della trasmissione Sapori e dintorni del Gambero Rosso Channel e per questo devo ringraziare Valentino Bega dell’Assessorato Agricoltura della Regione.

Progetti futuri del Consorzio?

Partecipare al Vinitaly sarebbe un bell’inizio per fare conoscere il Bursôn. Sarebbe un punto di partenza e non di arrivo. Vorrei utilizzare il Consorzio non solo come strumento di promozione ma anche come strumento commerciale per i grandi numeri, affiancando alle varie linee delle “aziendine” produttrici di Bursôn che servono il mercato locale, una linea di Consorzio con una etichetta unica del Consorzio per i grandi volumi di vendita.

Nonostante il Consorzio sia composto in prevalenza da piccole e micro imprese, ritengo che questo non sia un handicap se si riesce a fare questa linea del Consorzio. Se si adeguano a livello di immagine e ricettività, le piccole aziende possono risultare molto più appetibili per il turismo enogostronomico delle nostre parti.

Qual è stata la produzione di Bursôn dell’ultima annata disponibile sul mercato?

65.000 bottiglie.

Come vede il futuro del Consorzio nel panorama del mercato viticolo?

Lo vedo roseo.

Sergio Ragazzini, da sempre all’interno del Consorzio ci può aiutare a comprendere meglio il vino Bursôn.

Dott. Ragazzini, qual è il suo compito all’interno del consorzio?

Sono l’enologo del Consorzio e la mia attività parte dal controllo dell’uva nella vigna, la scelta del periodo giusto per il diradamento nonché della pulizia e defogliazione. Inoltre effettuo il controllo dei gradi brix, acidità e ph dell’uva e diversifico la raccolta dell’uva destinata al Bursôn con etichetta Blu e Nera. La raccolta per l’uva destinata al Bursôn è effettuata a mano esclusivamente nelle cassettina per permettere all’uva di appassire nell’apposito fruttaio ad una temperatura di 20 gradi e 55% di umidità per un periodo di circa 45 giorni. Inoltre mi occupo anche del lavoro in cantina seguendo la fermentazione e l’invecchiamento.

Quindi lei segue il vino nel suo ciclo completo.

Il vino è una cosa viva che va guardata ogni tanto. Come noi andiamo ogni tanto dal medico, anche il vino ha bisogno di attenzioni.

Di recente è stata introdotta la macerazione carbonica per il Bursôn etichetta Blu, perché questa scelta?

L’idea della macerazione carbonica nasce con l’annata 2004 dove venivamo da annate con critiche sul Bursôn etichetta Blu, relative all’eccessiva tannicità. Le idee nascono anche dalle critiche che sono le benvenute.

Perché il Bursôn è ottenuto con un’alta percentuale di uva passita?

L’idea dell’appassimento è stata l’idea iniziale perché nel 1997 volevamo fare l’Amarone della pianura anche se molti sorridono ancora oggi. Chi parla del Bursôn parla di un vino che si distingue dagli altri e da sensazioni diverse.

Come sarà il Bursôn di domani?

I segnali dal consumatore mi dicono che sta cambiando gusto, vuole meno barrique. Noi siamo stati costretti ad utilizzare la barrique per via delle caratteristiche del vino che si ottiene da quest’uva straordinaria, ma dobbiamo fare in modo che la barrique si senta di meno nel vino. La gente vuole odori riferiti a qualcosa di giovane, non vuole più sentire il la confettura di frutta ma il frutto fresco. Cercheremo di raccogliere l’uva più precocemente a circa 21 gradi brix per avere dei frutti più giovani.

Cosa differenzia il Bursôn da un Sangiovese che è il vino rosso romagnolo per eccellenza?

Basta guardare tre indicatori. Per i polifenoli abbiamo un livello di 3500 mentre per il Sangiovese siamo sui 1800-2000; per la glicerina siamo su dei valori di 11-12 g/litro mentre per il Sangiovese siamo sui 6-8 g/litro e come estratto non scendiamo sotto i 30 mentre il Sangiovese arriva al massimo a 30.

Il Bursôn è un vino molto strutturato, come avvicinare il consumatore a questi vini difficili?

Con il Bursôn si mangia e si beve, bisogna imparare a berlo abbinato bene. Occorre muoversi nella vendita verso la ristorazione di collina e di città piuttosto che di mare perché il Bursôn non si abbina alla cucina di mare. Occorre abbinarlo alle giuste pietanza, e la ristorazione di carne o da fine pasto con formaggi invecchiati è l’ideale. [Fonte Romagnaoggi ]

RadioBottiglia.com si unisce al dolore dei familiari tutti per la scomparsa del proprio caro.

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