Un Blog avvinato

Luteraia Montepulciano

Luteraia, il lato gentile del Nobile di Montepulciano

in Wine Tour Di

Un vigneto sull’ultima colata lavica della zona di Montepulciano, prima di scavalcare l’A1 e finire sulla Val di Chiana. Dove i terreni vulcanici mantengono ancora tracce sulfuree. In vigna pochi trattamenti, condotti in regime pressoché biodinamico. Luteraia non ha niente a che vedere con l’immaginario di tutte le altisonanti aziende vitivinicole che finiscono per “-aia”.  Anzi si può dire che rappresenta proprio l’antitesi. Qui il numero di ettari vitati è inversamente proporzionale all’amore e alla passione con cui si lavora in vigna. In altre parole, gli ettari sono veramente pochi ma la devozione nel fare il vino è enorme.

Perché l’amore è l’ingrediente segreto che dà una marcia in più a questi vini. Perché ci sono, per fortuna, ancora vini che hanno un’anima, un qualcosa da raccontare. E qui si potrebbe pure giocare a parafrasare…“L’amor che muove il vino e l’altre aziende”.

Perché è veramente l’amore a essere protagonista di un sogno, quello di Sergio, scomparso nel 2014. Ma anche l’amore di Eugenia per suo marito, così forte da essere rivelato in un lampo dai suoi occhi. È lei quindi ad aver preso per mano, oggi, quel sogno e, piano piano, lo sta facendo crescere, con grande dignità e la giusta fermezza.

In questa minuscola e dolcissima collinetta vitata si fa il Nobile di Montepulciano alla vecchia maniera. Tre vigne, che formano un unico vigneto, dove crescono Mammolo, Canaiolo, Malvasia toscana, Trebbiano, e il Prugnolo Gentile, alias il Sangiovese, vero protagonista di queste terre.

Spettacolare "Prugnolo Gentile" Made in Luteraia
Spettacolare “Prugnolo Gentile” Made in Luteraia

Il vigneto risale agli anni ’50, mentre l’azienda ufficialmente è nata nel 2005. La particolarità, oltre a continuare la tradizione toscana di unire una piccola percentuale di uve bianche alle uve rosse, consiste nel fatto che alcune viti sono rimaste a piede franco. E, in questa zona del vino, mi sembra una cosa più unica che rara.

In degustazione Literaia, Luteraia 2012 / 2014 /2015

In giardino, di fronte al vigneto, sei persone intorno a un tavolo. Una situazione perfetta per il vino che sto per introdurre… Al centro una bottiglia dalla capienza che per alcuni sarà inusuale: ovvero un formato da un litro. Ecco “Literaia”, mai un nome fu così azzeccato. Un’intuizione di Andrea Matteini, consulente dell’azienda. Si tratta dunque di un Vino da Tavola a tutti gli effetti. Uno splash di frutti rossi, che rappresenta al meglio convivialità e genuinità: 90% Prugnolo Gentile, 10% Trebbiano. Un vino che si potrebbe definire senza problemi glou-glou, in cui non c’è molto da spiegare ma tanto da bere. Le occasioni in cui tirarla fuori sono innumerevoli, dal pranzo della domenica alle partite a scopone.

Luteraia” invece è tutt’altra faccenda. Ed è la faccia più autentica di questa azienda. Un vino che è sempre stato trattato da “Riserva” anche se qualche volta è uscito come “vino d’annata”. Dietro ogni etichetta di Luteraia ci sono 5 anni di lavoro, la maturazione avviene in tonneau e si dà grande spazio alla bottiglia per un lungo periodo di affinamento.

Le bottiglie di Luteraia sono state presentate con un accompagnamento musicale (c’è una playlist dedicata su Spotify).

Si parte quindi dalla 2014. Annata considerata per l’intero mondo del vino prima sciagurata e poi, anno dopo anno, rivalutata. Questo caso dimostra come non bisogna mai, mai, mai affidarsi ai pregiudizi.

Il brano scelto per presentare Luteraia 2014 è stato Hurricane di Bob Dylan. Una canzone molto attuale che racconta la storia di Rubin “Hurricane” Carter. Il pugile che fuori dal ring deve combattere contro il razzismo e la malagiustizia. Un’altra storia di pregiudizi, di quelle che continuano oggi a riempire i giornali…

Ultimamente trovo i vini delle annate non perfette più interessanti di quelli delle annate più celebrate. Non è una regola, ma i vini delle annate minori, ovvero quei vini che hanno lottato di più, forse hanno qualcosa in più da dire.

Luteraia 2014 si fa aspettare, una manciata di minuti in silenzio, e poi mostra tutta la sua bellezza. La nota amaricante regna e finisce in un miele di castagno, nettamente persistente. Già nel calice si mostra subito come un vino non banale con un colore tendente al mattonato. Non so quale sarà la sua evoluzione nel tempo, ma un paio di queste bottiglie ’14 sono nella mia cantinetta..

Luteraia rispetta l’annata, con grande spontaneità. Così come la 2014 si è mostrata articolata e complessa, invece la 2015 mostra subito la sua pasta.

Annata super-osannata e celebrata in Italia, soprattutto nel centro-Italia. Qui Luteraia 2015 non ha paura a mostrare i suoi muscoli. Il vino è voluttuoso, e il futuro è già chiaramente magnifico. With a Little Help of my friends, The Beatles, è la canzone in abbinamento. Il pensiero va quindi al di là delle nuvole.

Il gran finale è con la 2012. Sexy e ammiccante, caldo e avvolgente, quindi la canzone scelta è Daddy Cool, Boney M.

Vino di grande spessore e molto profondo. È il più “slow” della batteria. Molto bello da degustare, bisogna prendersi il proprio tempo quando ci si immerge dentro. Penso faccia da link perfettamente tra le due bottiglie già menzionate. Una perfetta sintesi. Integra la pienezza e la concentrazione di  frutto della 2015 e tutte quelle sfumature o note “extra” della 2014. Indubbiamente un gran bel vino.

Lascia un tuo commento

Gli ultimi da Wine Tour

Torna Su