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Louis Roederer: la grandeur come stato mentale

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Nota di Redazione: Pubblichiamo con grande piacere questo articolo scritto dall’autrice durante l’autunno del 2018 e rimasto finora inedito. Siamo sicuri che i lettori particolarmente attenti agli champagne lo apprezzeranno tantissimo.

È davanti all’assaggio del Cristal 2008 che lentamente fa capolino il concetto di grandeur come stato mentale di questa Maison. L’ottima riuscita di questo prodotto – ma in generale di tutta la linea degli ultimi anni – è la naturale conseguenza di un percorso dinamico e programmato che ha portato la Maison, guidata da Frédéric Rouzard, a rivedere le pratiche agronomiche tradizionali e la gestione dei vigneti a partire dai primi anni del Duemila orientandole all’approccio biodinamico.

L’attualità ci rende conto di una straordinaria edizione della cuvée Cristal, quella 2008 che si è deciso di far uscire in commercio addirittura dopo aver licenziato un anno prima la 2009. “Cristallino è la parola. Nel colore, nel naso di ghiaccio e di gelée, nella bocca setosa e golosissima, senza perdere di biancore e luminosità”, fu l’immediata impressione di un assaggio fatto alla volée.

Il confronto ravvicinato del 2008 con il Cristal 2002, considerato in casa – e dalla critica mondiale – un millesimo da ricordare, ne ha reso più chiaro il posizionamento qualitativo. Il 2002 si rivela oggi un esempio perfetto di integrità, sia dal punto di vista aromatico sia dal punto di vista gustativo, denunciando appena la maggiore età attraverso un abbraccio naturalmente più maturo ed energico al tempo stesso.

Il prodotto che stupisce in modo inatteso è lo Champagne Rosé Vintage 2010, messo lì quasi a far da vassallo alle cuvée per le quali si fa solitamente pellegrinaggio a Reims: tiene il confronto in modo ammirevole, facendo quasi tenerezza, toccando corde cerebrali di rivalsa e caparbietà e stimolando alla riflessione sul contenuto qualitativo della materia prima e sull’esperienza tecnica messa in campo.

Impressioni simili sono state confermate dall’assaggio dello Champagne Vintage 2012 e del Brut Nature Starck 2009, di cui vi consiglieremmo l’acquisto non potendo metter mani alle tasche per il Cristal, contingentato ormai da tempo nelle varie assegnazioni e reperibile a prezzi non proprio popolari.

Lo Champagne certezza resta il Brut Premier: bontà, bevibilità e prezzo, una bella figura con chicchessia a portata di mano grazie ad un carattere leggero, croccante, fresco e spensierato. Meno entusiasmo per la tipologia Blanc de Blancs; indubbiamente lo Champagne più rigido e ficcante della linea (più il 2011 del 2010 in questo momento), una piccola nicchia interpretativa per le vigne in proprietà nei comuni della Cote des Blancs. Non ci si spaventa delle crudezze cui possono arrivare, talvolta, gli Chardonnay, ma qui l’esecuzione tecnica pare imbrigliare l’anima lucente e minerale di provenienza delle uve, quasi a voler contrastare con questo prodotto la generale linea elegante, profonda e accogliente, che ha caratterizzato lo stile Roederer, cercando forse di andare incontro a palati di diverso avviso.

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Classe ’74, pugliese di nascita, romana di adozione e formazione universitaria, è sommelier dal 2004 e ha collaborato per circa dieci anni alla realizzazione degli eventi del vino nella Capitale e alla redazione di riviste e guide di settore di diffusione nazionale (Duemilavini, Bibenda, AIS-Vitae, L’Espresso, Le Migliori 99 Maison di Champagne). Dal 2014 presta l’esperienza acquisita alla comunicazione del vino in contesti professionali con seminari di degustazione in tutta Italia, potendo offrire una profonda conoscenza dei territori vitivinicoli italiani e internazionali. Laicamente curiosa di tutte le espressioni del vino, ne predilige tuttavia i valori di misura, classicità e attendibilità territoriale.Scrive per gli appassionati del vino su vinotype.it, intralcio.it, newsby.it e Bollicine del Mondo su identitàgolose.it

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