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“L’andrà tutto bene” non funziona con il vino

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L’onestà è passata di moda? È finita forse nella lista dei valori decaduti? Allo stesso modo dell’educazione… per non parlare della galanteria…? Sembra purtroppo di sì.

Ci avviciniamo alla vendemmia, momento delicato. Il più delicato per un’azienda vitivinicola. In questa fase c’è solo una cosa giusta da dire: “Buona Fortuna”. Èd è poco importante se il vino che nascerà sarà buono o cattivo, se ti piacerà lo stile o meno, se ti starà simpatico o antipatico chi lo produce. L’augurio deve essere sinceramente positivo. 

Perché se fai il contrario sarebbe un po’ come augurare la morte. E questo semplicemente non si fa, neanche al tuo peggior nemico.

Però non è questa l’onestà a cui mi riferivo inizialmente.

È l’onesta che manca a certi produttori, ma soprattutto a certi consorzi. Capita troppo spesso che questi siano sempre troppo ottimistici, se non trionfalistici, nei comunicati, enfatizzando fino all’eccesso annate anche molto negative.

Mi chiedo, anno dopo anno, se ci sia un vizio di forma o proprio un’ostinata recita a negare l’evidenza.

Questo comportamento ce l’hanno soprattutto i consorzi più giovani, quelli che faticano a conquistare uno spazio nel mercato. Forse perché si affidano a Uffici Stampa altrettanto giovani. Chissà…

Ma anche i “grandi classici”, i mostri sacri dell’enologia italiana, pure loro a volte sbagliano. In fondo la paura di non riuscire a svuotare le cantine è troppo grande e soverchia la verità.

Ma sarebbe più maturo, o più sano, dire semplicemente le cose come stanno.

O ancora meglio dimezzare le rese, e cercare di preservare la qualità.

Solo così la ribalti un’annata veramente cattiva. E di esempi positivi ce ne sono diversi, come in Barolo con la vendemmia 2014. Nettamente rivalutata col tempo grazie al lavoro di alcune aziende, in cantina e non con i comunicati.

L’andrà tutto bene non funziona con le bottiglie di vino.

Perché un vino che nasce male non migliorerà col tempo.

E la resa dei conti, ovvero in questo caso con la prova al calice, è sempre implacabile.

I francesi, che hanno iniziato a imbottigliare e a etichettare il vino secoli prima di noi, sono molto più seri. E hanno più giudizio: ogni annata ha il suo valore e il suo prezzo, e già questo la dice lunga.

Sarà una maturità conseguita grazie alla lunga esperienza?

Altri esempi si trovano in tempi recentissimi: quest’anno non hanno nascosto il crollo del mercato dello Champagne, così come non hanno nascosto la devastante grandinata che si è abbattuta nel rinomato village di Nuits-Saint-Georges (Borgogna) del 1° di agosto.

In Italia – purtroppo – va di moda il contrario.

Nascondere tutta la polvere sotto il tappeto.

Anzi sotto il tappo.

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