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Il Coronavirus spegne l’entusiasmo del comparto vino

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La situazione non accenna a cambiare, nonostante gli inviti a ripartire. L’allarmismo generale sembra comunque inarrestabile e dilagante. Non soltanto in Italia, ma anche all’estero, in Europa e negli Stati Uniti. Questa situazione sta mettendo in ginocchio l’economia e i primi a farne le spese sono i commercianti e i ristoratori.

Meglio prendersi una sorta di periodo di vacanza, come fanno da un paio di settimane i negozianti orientali. E poco importa se questi siano di origine cinese o giapponese, perché l’occhio a mandorla scatena subito il pregiudizio idiota.

A farne le spese anche il settore del vino. Non solo enoteche vuote, ma soprattutto sono tante le fiere annullate o sospese, da quelle internazionali come il ProWein, a quelle nazionali ,come quella di Milano, il Live Wine , o come il Pesaro Wine Festival. Su quest’ultima rassegna vi faremo sapere appena saranno comunicate ufficialmente le nuove date.

Non parliamo, poi, delle varie associazioni di sommellerie che hanno cancellato tutti gli eventi in corso in questi giorni, sospendendo tutti i calendari: non solo le degustazioni ma anche le consegne dei diplomi.

In questo clima di sconforto generale, ci si chiede se anche il Vinitaly sarà spostato o cancellato nonostante la riconferma dei giorni scorsi che aveva entusiasmato e ridato fiducia a tutti gli amanti del vino. Speriamo che a chiudere il prima possibile sia questo periodo, affidandolo velocemente agli almanacchi e ai libri di storia.

[*In copertina una foto scattata a Milano, dove su tante vetrine di esercizi, gestiti da personale di origine orientale, compaiono cartelli scritti a mano su fogli di carta come questo]

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