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Chianti Classico Masterclass 2016 Riserva Ais Milano

Il Chianti Classico Riserva 2016 in otto vini

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Grande attesa, con tanto di corsa al posto. Proprio come accadeva tanti anni fa quando si andava al cinema e non c’erano ancora i posti assegnati. Westin Palace, Milano, 28 Ottobre, durante una giornata interamente dedicata al Consorzio del Chianti Classico, con Ais Lombardia/Milano. Il ritorno del Gallo Nero a Milano era evidentemente atteso, al contrario di quello che pensano alcuni (sempre meno) ristoratori meneghini. Il Chianti Classico non è un vino per turisti che cercano il fiasco e il mandolino. E la masterclass di Armando Castagno, attualmente il miglior comunicatore italiano di vino, per giunta overbooking, lo ha ampiamente dimostrato.

Sul tavolo otto bicchieri, a fianco un cartoncino con i nomi di altrettante aziende. Una Seleção se non di calcio, di calciotto. Una formazione, disposta in ordine anarchico, quella di Castagno, non seguendo le principali e classiche indicazioni da prototipo di sommelier. “Non ho neanche guardato la gradazione alcolica”, dice Castagno, “non ho seguito dettami”.

Ma se non ricordo male: luogo, materia, sapore e tempra. Quest’ultima era la qualità che spiccava maggiormente durante la serata. Il vigore impareggiabile, come nessun altro vino, quello che si conserva nel tempo. Una persistenza inarrivabile, un carattere che si lascia assaggiare anche in ampi spazi temporali, evolvendosi e conservando una straordinaria veemenza espressiva.

Da vero appassionato e grande studioso, Armando Castagno, non poteva non iniziare dalla grande arte. Palazzo Vecchio, Vasari, in quel soffitto a cassettoni c’è una raffigurazione. A metà del ‘500 viene dipinto un Bacco vecchio, muscoloso (immagine di copertina). Acqua che esce da due anfore, allegoria di fiumi. Tre castelli, veri baluardi. Luce tetra, seriosa, aria di battaglia. Nel piatto il Gallo Nero. E quelle roccaforti sono: Castellina, Radda e Brolio. Oggi tutti simboli di uno dei territori del vino tra i più vocati al mondo.

Quando si parla di Chianti Classico si parla non solo di vini di una identità forte, ma anche di uvaggi di territorio, o blend tradizionali. Una viticoltura vecchia scuola, che si ritrova nelle 21 pagine di disciplinare. Poche altre uve, hanno il diritto e l’onore di condividere con il Sangiovese il marchio del Gallo Nero: Canaiolo, Mammolo, Colorino, Malvasia Nera, Fogliatonda e Merlot. A proposito di quest’ultima: qui non è assolutamente considerata un’uva internazionale. Se si parla di Geologia, poi, la zona del Chianti Classico è uno dei territori più variegati, un vero e proprio puzzle con matrici diverse. Troviamo, per esempio, il Macigno Toscano, l’Alberese, il Galestro…

Il primo conferisce al vino quasi sempre una certa nitidezza, una nota marcata di violetta. Come a Lamole dove il Sangiovese diventa quasi polveroso. Il secondo, l’Alberese, conferisce un colore lieve ma allo stesso tempo solidità, eleganza, e sfumature agrumate. Una zona di riferimento è Radda. Il terzo, il Galestro, è argilla quasi in polvere: struttura tannica di peso e infinita longevità. Un Comune che potrebbe essere preso come simbolo per questo terreno è Panzano; dove nei vini troviamo due elementi quasi contrastanti: oltre alla forza, sia il calore ma anche quasi sempre una incredibile freschezza finale.

Per avere una idea del Consorzio Chianti Classico ecco un po’ di numeri: 510 produttori, 36 milioni di bottiglie, 270mila ettolitri, all’anno.

Di tutto questo grande e variegato complesso, Armando Castagno ha scelto otto vini formidabili. Oltre a essere tutti dei Riserva, di straordinaria qualità, il filo che li ha uniti tutti è una sublime annata, la 2016. Una annata dai caratteri singolari, atipica, – inverno umidissimo ma una estate perfetta – che ha conferito uve ben mature per vini di grande profondità. Un’annata definitivamente di grandissimo valore.

Vini che avranno una lunghissima vita ma che si lasciano bere volentieri già subito. 

Famiglia Nunzi Conti – Riserva Nunzi Conti 2016

San Casciano in Val di Pesa, 10mila bottiglie – 100% Sangiovese. Grande personalità, enfasi minerale, dal carattere chiaro scuro. Non un vino da giudicare frettolosamente, ma è da meditazione. Da assaggio prolungato. Anche per questo non è mai stato tanto apprezzato adeguatamente da giudici e giornalisti, che gli hanno conferito pochi premi. È stata una anteprima, imbottigliato a Luglio, ancora non è sul mercato. C’è profondità, freschezza. La beva è compatta ma riserba anche una grande lunghezza.

Conti Capponi – Villa Calcinaia Riserva 2016

Greve in Chianti, 7.925 bottiglie – 100% Sangiovese. Da territori molto settentrionali, vengono fuori vini austeri a tratti rudi. Simboli anche di una tradizione della tutela botanica. A quanto pare c’è un vecchio vigneto molto bello piantato alla fine degli anni ’50 che circonda tutta la villa. Si riscontra una certa “anti-modernità” assaggiando questo vino, coerente con la politica del produttore che tiene un po’ l’azienda isolata. Conservando così un profilo aromatico riservato. La beva di questo vino è puro Jazz, molto potente a tratti strabordante. Un grande vino, senza dubbio. Un vero baluardo della tradizione.

Caparsa – Caparsino 2016

Radda in Chianti, 40mila bottiglie – 100% Sangiovese. Un vino che fa solo botte grande, e questa è un po’ la firma aziendale. Il Caparsino è un degno rappresentante di una zona unica dove troviamo una straordinaria concentrazione di aziende pazzesche: da Istine a Podere dell’Aja, passando per Montevertine, ecc. ecc. Nel Caparsino troviamo una certa ferrosità, e questa è una caratteristica coerente con il territorio,  una nota che troviamo anche in altri vini buonissimi dei Vignaioli Raddesi.

Castello di Monsanto – Riserva 2016

Barberino in Tavernelle, 200mila bottiglie – 90% Sangiovese 10% Cannaiolo e Colorino. L’azienda si trova nel cuore di Barberino. Un territorio rimasto selvaggio e lontano dalla Hollywood del vino. Questo vino colpisce per un naso di una eleganza stupenda. Già si capisce che è un vino di grandissima qualità, con sentori di rosmarino e timo che poi si perdono in profumi di bosco. Beva balsamica, ritroviamo tutta la mineralità del territorio. Di questa Riserva colpisce anche un’altra cosa: il fatto che riesca ad avere una grandissima qualità nonostante i grandi numeri di produzione.

Gagliole – Riserva Gallule 2016

Castellina in Chianti, 1800 bottiglie – 100% Sangiovese. Piccola osservazione: qui tutti gli accenti vengono anticipati (quindi Gàgliole). È una azienda che ha profondo rispetto del vino e del termine Riserva, per questo motivo non uscirà l’annata 2017 in questa versione. Nella zona di Castellina produce i suoi vini migliori, e la volontà è quella di far uscire il Riserva Gallule solo nelle annate migliori. Per quanto riguarda la 2016, nel calice troviamo maggiore solarità rispetto agli altri assaggi. Il palato è ricco di frutto.

Maurizio Alongi – Riserva Vigna Barbischio 2016

Gaiole in Chianti, 4.400 bottiglie – 94% Sangiovese, 4% Malvasia Nera, 2% Canaiolo. La zona di provenienza è una di quelle più eterogenee e anche per questo affascinanti. E il fatto che siano presenti due vini conterranei, in questa masterclass, sottolinea la necessità di un doppio approfondimento. Questo produttore ha scelto dei vigneti che si trovano in una zona descritta come un luogo fatato per il vino. D’altronde Maurizio Alongi deve essere un profondo conoscitore dei territori del Chianti Classico dato che è un enologo dalla lunga esperienza che lavora anche per altre aziende note. Per conto suo produce questa sola etichetta, quindi una sola tipologia, secondo un blend dettato categoricamente dalla vigna. La produzione per giunta è piccolissima. Una vera chicca. Devo dire che è un vino davvero straordinario, forse quello che mi ha impressionato di più durante l’assaggio. Non so se sia frutto dell’annata, ma devo dire che il vino è davvero delizioso, soprattutto al palato.

Badia a Coltibuono – Riserva 2016

Gaiole in Chianti, 22mila bottiglie – Sangiovese, Cannaiolo, Colorino. “Una delle migliori aziende d’Italia”, a detta di Armando Castagno, che la utilizza come bussola per capire gli andamenti di un’annata. Sicuramente un’azienda storica con vigneti che affondano le radici nell’argilla e nel limo da millenni. Importante rappresentante del territorio. Azienda che ha intrapreso un’agricoltura biologica già da parecchi anni. In questo caso nel calice un vino “suddista”, caldo e avvolgente, che dà una idea di solarità. Un vino da un “bellissimo fiato”.

Dievole – Riserva Novecento 2016

Castelnuovo di Berardenga, 30mila bottiglie – Sangiovese 95%, Cannaiolo 3%, Colorino. Un tempo aveva uno stile lanciato troppo verso la modernità, oggi c’è più consapevolezza del territorio, quindi più risposto del terroir. La zona si trova al limite delle Crete Senesi. Cemento grezzo, dentro e fuori, e botti enormi non tostate, restituiscono nel calice un vino autentico e sincero. Ottimo il finale, di buona persistenza.

Riserva 2016 Masterclass Chianti Classico

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