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Quattro tipi di consumatori di vino

I quattro tipi di bevitori di vino – Classifica

in Manifesto Di

Quali sono i quattro tipi di bevitori di vino? Uno dei passaggi mitici di uno dei libri più belli sul vino degli ultimi dieci anni in Italia, che si intitola “La vita è meravigliosa se bevi buon vino” – di Roberto Cipresso Giovanni Negri e con Stefano Milioni-, riguarda la classificazione dei personaggi che girano intorno a questo liquido magico e che, a modo loro, lo amano. Questi identikit sono tra i più veritieri tra quelli che potete trovare in giro su siti specializzati, wineblog o altri libri. 

Quindi, questa classifica,  la vogliamo trascrivere a mano fedelmente, con le dovute virgolette, perché vale la pena consegnarla all’internet. Noi ci sentiamo tra una di queste categorie (indovinate un po’…), e tu in quale ti riconosci? Buona lettura.

«Sono almeno quattro gli identikit che vi sottopongo (parla Stefano Milioni, ndr). Analfabeta, Alfabetizzato, Diplomato, Acculturato. A ciascuno il suo. Ognuno rappresenta un modo, uno spirito, un atteggiamento verso il vino. Ma attenzione, gli identikit non vogliono affibbiare in alcun modo un giudizio di valore, non interpretate le qualifiche come stessimo parlando di letterature».

L’Analfabeta

 

«L’analfabeta è il consumatore ancora oggi più numeroso, benché in costante diminuzione e lentamente condannato all’estinzione. Nel vino costui non cerca alcun gusto particolare. Beve una media di 150 litri l’anno, se è europeo ha oltre sessant’anni oppure è un giovane non abbiente, ma per la felicità dei grandi industriali del vino l’analfabeta ogni anni si riproduce in copiose new entry: il tipo di consumo dell’italiano povero negli anni Cinquanta è praticamente identico a quello dell’odierno extracomunitario immigrato in Europa. L’analfabeta è il grande cliente del vino venduto in mega-contenitori, in cartoni o in tetrabrick. Può essere diverso per appartenenza sociale, culturale, etnica, o generazionale ma in comune ha la ricerca dell’alcol: nel vino vuole quello, non necessariamente l’ubriachezza ma sicuramente l’effetto alcolico, perciò per lui l’unico criterio-guida di acquisto del vino è il prezzo.

È l’analfabeta a fare i grandi numeri e il grande profitto del mondo del vino in senso ampio. Pensate che l’unità di misura commerciale nello scambio di grandi partite di vino è l’ettogrado, parametro che sintetizza in unico valore numerico la quantità prodotta e la quantità di alcol. Proprio quel che cerca l’analfabeta, la cui bussola è il rapporto quantità-prezzo: comprare la maggior quantità possibile di vino-alcol al minore prezzo possibile».

L’alfabetizzato

classifica bevitori di vino

«L’alfabetizzato rappresenta invece una categoria in crescita, figlia del boom economico. Vive nelle grandi metropoli, frequenta supermercati e negozi, enoteche e boutique alimentari. È frastornato dall’offerta di marche, etichette, tipologie e attestati di garanzia dei quali poco capisce. Sentendosi allo sbando, cerca punti di riferimento per farsi guidare nella scelta. Alcuni si affidano a marchi storici, altri alla Doc, i più giovani al vitigno, molti ai guru del vino. L’alfabetizzato insegue la chimera del vino buono comprato a prezzo infimo. Adora l’idea del “vino del contadino“, non sapendo che questo stereotipo è figlio di altri due logori è ingannevoli luoghi comuni del passato (“questo è il vino del mì babbo”, “questo vino è fatto con l’uva”), né è consapevole di essere la preda ideale delle piccole aziende emergenti. In balia di guide, guru e riviste, molto spesso trasforma in diktat da imporre anche ad amici e parenti le figure retoriche delle quali pensa di essersi impossessato, essendone invece osteggiato. Il suo dogma è il rapporto qualità-prezzo. Sogna il paradiso del vino, dove una categoria promessa e un po’ incerta come la qualità lo aiuta a sopportare la più dolorosa e certa realtà del prezzo».

Il Diplomato

Classifica bevitori di vino

«Dalla marea degli alfabetizzati emerge però chi non si accontenta di leggere, scrivere, far di conto. Ed ecco spuntare la figura del diplomato. Dagli anni Settanta in poi si moltiplica il numero dei frequentatori di crocevia, circoli, vere e proprie scuole del vino. L‘AIS (Associazione Italiana Sommelier) è una di queste, ma molte altre ne sono nate sull’onda della moda, più o meno credibili e tutte con un elemento in comune: rilasciano un diploma. Il diplomato quel pezzo di carta lo vuole, normalmente non solo per soddisfazione propria ma perché ha un valore pubblico, una sorta di funzione sociale. Lui vuole mostrare in pubblico il proprio sapere, parlare con competenza davanti a una bottiglia, della quale è appassionato e che può consentirgli di essere leader della tavola, oppure di fare un figurone con i colleghi o condurre a buon fine una conquista amorosa. Perciò il diplomato ha saltato il fosso rappresentato dal problema del prezzo: come la moda per una signora o la macchina di lusso per un signore, il criterio guida dell’acquisto non è più il rapporto qualità-prezzo ma il valore-prezzo. Ossia la capacità che ha il prodotto di soddisfare un’aspettativa sociale nel preciso momento del consumo. Perciò il diplomato è un consumatore vivace, ben informato sulle novità, spesso infedele e più sensibile all’apparenza che alla sostanza».

L’acculturato

i quattro tipi di bevitori di vino

«L’ultimo identikit è quello dell’acculturato, un autodidatta oppure un diplomato che attribuendo al proprio percorso o al pezzo di carta un valore relativo, è così appassionato da trasformare l’apprendimento in vera crescita personale. L’acculturato è una figura in netta crescita, anche se è poco visibile perché il suo rapporto con il vino è totalmente nuovo. Da puro oggetto di interesse liquido, il vino è diventato strumento di esperienze che vanno ben al di là delle mere questioni enologiche. Vista, gusto, olfatto davanti a un bicchiere si abbinano ormai a panorami, ambienti, sensazioni. Giovane età ed elevato livello culturale sono frequenti nell’acculturato, che quando si avvicina a un grande vino si scopre solitario. Non odia la compagnia, affatto, ma sa che aumentando il numero dei commensali cala la concentrazione e si disperdono le sensazioni. Il suo motto: uno è perfetto, due è amicizia, tre è folla. Dei tre parametri degli altri identikit si è liberato. Non gli interessa la quantità, non la qualità se rapportata solo al prezzo, non il valore pubblico e sociale di una bottiglia o del proprio sapere. La sua bussola è il rapporto emozione-prezzo. Costui non può aderire ai consigli del guru o delle guide, non accetta autorità precostituite, è imprevedibile, capace di spese folli e risparmi francescani per un vino. L’acculturato vive cercando, mette nel conto l’errore dell’errante, e se trova non è affatto detto che racconti la scoperta. A volte si trasforma in inflessibile accusatore, ricerca sadicamente limiti e difetti di ogni vino, gode a estrarre cartellini gialli e rossi. Spesso lo incrociate in compagnia di un piccolo produttore che è a sua volta alla ricerca del suo percorso, ossia sogna di fare del suo vino uno strumento di sensazioni».

[Tratto dal libro “La vita è meravigliosa se bevi buon vino“, di Roberto Cipresso, Giovanni Negri // Le foto sono una libera interpretazione di Radiobottiglia.com]

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