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Fuoco e ghiaccio, la lunga notte dei vignaioli

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La Lunga Notte. No, non mi riferisco alla puntata più epica (finora) dell’ultima stagione di Game of Thrones ma a quella che hanno appena passato i vignaioli e i produttori di vino del nord d’Italia. Certo ci sarebbero tante correlazione tra la fiction e la realtà. Il freddo, la neve, i fuochi, anche la tempistica con l’uscita della puntata della saga in italiano. Ma per fortuna nelle vigne non sono comparsi i non-morti né il cattivissimo Re della Notte. Ironia a parte, la suspance è stata reale e tutto questo ghiaccio caratterizzerà un’annata 2019, non proprio partita benissimo.

Come avevamo anticipato qui su RadioBottiglia sono ricomparsi i fuochi e i falò in vigna. Una tecnica secolare molto utilizzata nel nord Europa. Solamente un paio di settimane erano diventate virali le immagini provenienti dalle zone della Borgogna e della Champagne. E oggi, altrettanto spettacolari, lo sono state quelle provenienti dal Trentino Alto Adige.

In particolare gli scatti dell’Abbazia di Novacella (nella galleria in apertura), hanno documentato in maniera efficace cosa vuol dire intervenire contro queste condizioni meteorologiche estreme.

Timori e paure, ma niente panico. È l’eterna sfida tra l’uomo e la natura. E tutto questo fa parte del lato più romantico del vino. Pensateci, ogni tanto, quando stappate una bottiglia.

Un mare di lanterne, dunque, “Per proteggere le parti verdi delle piante – ha spiegato l’agricoltore Andreas Huber, in un servizio di RTTR Alto Adige – si interviene così quando scende la temperatura un grado sotto zero. I fuochi servono per non avere danni prima della fioritura, il congelamento comprometterebbe la nascita dell’uva. Questa notte ha fatto due gradi sotto lo zero per questo siamo andati ad accendere i fuochi. Circa trecento candele per un ettaro che hanno alzato la temperatura di tre gradi centigradi”. È stato così possibile riportare la temperatura appena sopra lo 0°C. In alcuni casi è stato necessario intervenire anche con la cosiddetta irrigazione anti-brina.

Un freddo del genere a Maggio non si ricordava da tempo.

L’ultima gelata primaverile con queste caratteristiche non si abbatteva sull’Italia da 62 anni.

Lo ricordano i meteorologi di 3B Meteo, osservando che l’ultima neve a bassa quota in questa stagione risale nel nostro Paese al 5 maggio 1957. Allora, spiegano, “l’Italia fu investita da una massa di aria artica che portò nevicate fino a quote basse al Centro Nord e fino a quote di bassa montagna al Sud, nevicò persino a Potenza”.

[Photo credit: Abbazia di Novacella]

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