Un Blog avvinato

Foodies, ecco cosa non vogliamo vedere quest’anno

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Così è arrivato il 2019. Che cosa augurarci? Dalla mia prospettiva mi guardo bene dal parlare di politica o di economia. C’è già troppa gente che chiacchiera anche a vanvera sul tema. Ma un pensierino sulla cucina lo lascio lì. Nella vecchia Italietta c’era l’abitudine di buttare via dalla finestra qualcosa, cessi compresi.

E allora, ecco la mia lista delle cose da gettare…tanti cessi simbolici di brutta ceramica fatti volare giù da un balcone di Voltri, dove fanno la focaccia buona e dove mia madre quando cucina o va al ristorante non si sogna nemmeno per un istante di farsi sedurre da quelle che lei, da brava ligure, chiama ‘le belinate’ dei tuoi amici chef.

Cominciamo il lancio con le macchie di balsamico messe nel piatto per costruire inutili ramage su piatti presuntuosi con ambizione di bellezza.

Poi buttiamo via quelle ignobili poltiglie decorative e finto-saporite che gli chef chiamano pomposamente ‘aria di…’ o ‘terra di…..’, che non se ne può più. L’aria di prezzemolo o la terra di funghi risparmiatecele, pietà.

E ancora, viva il ragù che sta a pippiare per ore, o il brasato all’antica, così è chiaro che questo oltranzismo della bassa temperatura mi ha ampiamente stufato (e mi è pure scappato il gioco di parole).

Vado avanti coi dolci, che dovrebbero essere il cibo che più ci salda con i piaceri dell’infanzia.

Vogliamo mangiare piatti buoni, non farci imporre l’ego degli chef: perché il punto non riguarda i grandi della creatività, capaci di regalarci emozioni uniche, ma la folla di imitatori senza talento, noiosi illusionisti dell’effetto speciale.

Quelli che disquisiscono a portare in tavola piatti che sono tutta una citazione celebrativa tipo, ‘spaghettone Verrigni con passata della Motticella cotti a bassa temperatura e mousse di Parmigiano delle Vacche Rosse 36 mesi’ ( e se volete sbellicarvi dal ridere vedete come le traducono in inglese)…

Infine: non facciamo per favore Dolci salati. Il gelato di funghi lasciatelo a chi non si è mai goduto una cassata o una pastiera. Soprattutto, lasciate in pace il tiramisù, che ci ha ammorbato nelle sue infinite, banalissime personalizzazioni.

Peggio, non lo proponete con l’orrenda parola ‘rivisitato’. Ultimo, piccolo accenno. È vero che ci sono i foodies e che grazie a loro la cucina degli ingredienti di una ricetta è molto cresciuta: ma adesso abbiamo raggiunto il kitsch. Basta latte crudo, prima spremitura, sventolati come un mantra.

Buon anno e focaccia con le cipolle per tutti.

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