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Restrizioni social per il vino problemi inserzioni Liz Noftle

Facebook e Instagram contro Bacco e Tabacco

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In questi giorni  marketer, social media manager, professionisti della comunicazione ma anche semplici imprenditori di settori che riguardano alcol, tabacco o altri vizi legali, dovrebbero essere un po’ in stato di agitazione appena sentono nominare le parole “social network”. Il motivo? Una mattina il fondatore di Facebook, nonché proprietario di Whatsapp e Instagram, si è svegliato e ha deciso di iniziare una crociata contro i principali piaceri che appartengono all’uomo: Bacco e Tabacco.

Più nello specifico: tabacchi, sigarette elettroniche, svapo, e bevande alcoliche. Vini compresi.

Dopo che la cosa era da un po’ nell’aria, la mattina fatidica è stata quella di giovedì scorso. Scopo di questa guerra, che sta già portando a dei cambiamenti nelle policy dei social network è la salvaguardia, o tutela, dei minorenni. In special modo queste azioni sono previste sulle due principali piattaforme Facebook e Instagram.

Devono ora chiudere definitivamente i gruppi che promuovono direttamente la vendita, lo scambio e i regali di tutti quegli articoli per maggiorenni, ovvero di – repetita iuvant – alcolici, vini, sigarette, sigari, tabacchi trinciati, e-cigs, svapo…  [Gli Admin di questi gruppi siano in allerta, le sanzioni riguarderanno in particolare loro, si rischia come minimo la cancellazione del gruppo in un attimo]. Per setacciare i social alla ricerca di questi gruppi si utilizzerà una combinazione di tecnologie assieme alla revisione umana. E c’è di più..

Tutti i marchi che pubblicano contenuti relativi alla vendita o all’acquisto di questi prodotti dovranno limitare tali contenuti agli adulti maggiori di 18 anni.

E qui ci sarà uno spartiacque. Perché la cosa che allarma maggiormente i comunicatori e gli specialisti della comunicazione è il fatto che sia prevista una limitazione ulteriore anche sulle pubblicità a pagamento, i cosiddetti post sponsorizzati, per bevande alcoliche e di prodotti a base di tabacco.

Una restrizione che potrebbe andare oltre al fatto che i target pubblicitari debbano essere utenti che abbiano già conseguito la maggior età.

Una penalizzazione più grave per campagne pubblicitarie sempre e comunque non viste di buon occhio da Re Mark Zuckerberg. Interventi direttamente sugli algoritmi? Un aumento dei costi per le inserzioni? Si possono fare solo delle ipotesi per ora.

A proposito, cari marketer, avete avuto problemi con le inserzioni in questi ultimi giorni?

Le restrizioni di Zuckerberg sull'alcol e il vino

È certo che in questi giorni si sono verificati anche dei chiari disservizi, e qualche sponsorizzazione è addirittura saltata. A qualcuno sarà apparsa la scritta “Non approvato” sotto un post che si voleva sponsorizzare dopo lunghissime ore di analisi da parte del sistema. Segnali che valgono già come conferme.

Comunque gli utenti di Facebook e Instagram, compresi quelli sotto i 18 anni, sono ancora liberi di pubblicare altri contenuti relativi al tabacco, all’alcol e ai prodotti svapo.

Le limitazioni, da quanto si apprende da un servizio della CNN, potrebbero però arrivare a riguardare in futuro anche i post organici dei privati, ovvero i post sulle proprie bacheche personali. Però, per ora, gli influencer rimarrebbero tutelati, ma non è detto che questa tutela duri per molto tempo.

E prima che i modelli di comunicazione e le regole sui social cambino ancora definitivamente, sarebbe giusto ricordare al nostro amico Mark le parole di Angelo Gaja: “Dobbiamo dire che il vino è un’altra cosa, è un’altra storia, è un’altra cultura”.

In una maniera più globale l’imprenditore vitivinicolo aveva già previsto una situazione del genere: “Il vino non deve fare la guerra alle altre bevande alcoliche, ma deve staccare la propria immagine da quel mondo, sono 20 anni che lo dico, perché messaggi come quello di Lancet (rivista scientifica inglese di ambito medico, n.d.r.), secondo cui l’alcol fa male sempre, a qualsiasi livello, in qualunque quantità lasciano tracce nella gente, nei Millennials, e non dobbiamo sottovalutarli”.

[Photo Credit: Liz Noftle]

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