Un Blog avvinato

Ecco perché non amo il Rosè

in La Domenica Autarchica Di

Per carità ce n’è di buoni ma non amo le tinte scolorite, o bianco o rosso ed il rosè mi ha sempre lasciato un senso di vuoto. Il vuoto di un colore, quello rosso, che oggi, più che mai, racconta ipocrisie parioline trascurando la meravigliosa periferia in bianco e nero di accattone di Pasolini.

Sì! Il bianco, quello di una politica cattolica che “regalò” l’equo canone, che bella parola “equo canone”, i miei genitori pagavano ventimila lire al mese per la mia casa di Genova.

Poi ci siamo trovati con un rosso sbiadito di garofani opportunisti e spavaldi che attraverso giochini di potere e miserabili compromessi hanno messo in ginocchio un paese di papaveri e papere, papere che con l’avvento di un Biscione milanese a stare in ginocchio faceva pure piacere, peccato poi abbiano pure governato questo Paese.

Non amo le vie di mezzo, le sfumature sono interessanti in letteratura ma il vino lo amo rosso, immaginate per un attimo Napoleone ed i suoi Generali a tavola alla vigilia di una campagna di guerra…. un muscadet rosè di Provenza farebbe ridere i polli anzi i poulet de bresse. Lui, Napoleone, amava i grandi Rossi di Borgogna di cui faceva incetta.

De Michelis amava il rosè, il lagrein rosè…. e ho detto tutto. Rosso è Resistenza, Rosso è sangue Rivoluzionario, Rosso è passione, Rosso è amore, quello vero e non sbiadito, Rosso è voglia di stare insieme senza staccarsi un attimo, buon San Valentino!

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