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Conte Vistarino, tutte le declinazioni del Pinot Nero

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Quando la macchina finalmente lascia l’autostrada gli occhi hanno qualcosa di meglio da guardare. L’orizzonte, fino a qualche minuto prima totalmente piatto, incomincia a trovare le prime colline. Il paesaggio radicalmente cambia una volta attraversato il grande Po. Non bisogna aspettare molto e già compaiono le prime vigne. Private, contadine, e isolate. Aumentano decisamente dopo appena qualche metro, abbandonando la pianura. Ecco le prime pendenze, quelle tanto care a Lino Maga. Lui sostiene che, quelle, come ci sono in Oltrepò non ci sono da nessuna altra parte al mondo, figuriamoci  in Italia. E fanno sempre un certo effetto ora che i vigneti si fanno più seri e ti guardano dall’alto, passandoti accanto, sopra una strada piena di buche. La zona è bellissima, nonostante una delle prime vere nebbie dell’anno, in questo finale di ottobre. Però il verde rigoglioso distende immediatamente i sensi di chi vive quotidianamente in città e fa subito bene all’animo.

Non c’è solo vigna, come siamo abituati a vedere in altri paesaggi del vino, ma ci sono tanti boschi e corsi d’acqua. Tutto è più armonioso avendo conservato anche un lato abbastanza selvaggio. E questo è solo un assaggio per chi vuole passare una giornata in questi luoghi unici e magici. Perché l‘Oltrepò tanto bistrattato, soprattutto poco sponsorizzato, è un luogo davvero bello. E meriterebbe di essere rilanciato in grande stile. Lo dice un romano che vive a Milano, certamente non un campanilista della zona. Ne parlo al telefono con un mio amico di Roma: “Sto andando a far visita all’azienda Conte Vistarino, si trova in Oltrepò Pavese…”. “Ma dov’è l’Oltrepò?”, mi risponde lui. Il mio amico che sa indicare precisamente su una cartina le Langhe o il Vulture non sa collocare questa zona storica per il vino. E per me vuol dire tanto, vuol dire che qualcosa negli anni non è stato fatto dal Consorzio.

Comunque ho spiegato al mio amico che la zona dell’Oltrepò Pavese è quella lingua di terra tra il Piemonte e l’Emilia Romagna, una zona vocatissima per la coltivazione della vite. E gli ho consigliato di andare a leggere “Un po’ di Oltrepò, appunti e speranze”, articolo che avevo scritto proprio a riguardo. 

Intanto la macchina sale e si inerpica per una strada recentemente asfaltata in direzione Rocca de’ Giorgi. Un eden, una enclave di bellezza bucolica. Tra boschi e vigne si aggirano animali selvatici, moltissimi fagiani attraversano la strada o gironzolano tra le vigne. Una vera e propria tenuta come non ce ne sono più, 800 ettari totali, 200 di questi vitati. Oltre a una nuovissima e scintillante cantina, un wine shop/wine bar, tappa obbligatoria se si passa da queste parti (anche solo per un bicchiere), c’è la storica Villa Fornace (del 1700) dove vive la famiglia Giorgi Vistarino e soprattutto Ottavia Vistarino, nipote del grande Conte imprenditore, lei oggi è l’autrice della rinascita aziendale. Una azienda di grandissimo valore e con ancora tanto potenziale da esprimere. “Come prima cosa abbiamo individuato le parcelle migliori, quelle che permettono al Pinot Nero di esprimere al meglio le proprie caratteristiche. È il progetto Cru che mette in bottiglia singoli territori ed eccellenze”, ci dice Ottavia.

È proprio vero, certi luoghi sono speciali e non sono replicabili. Certi luoghi hanno dei valori inestimabili che poi finiscono nel vino rendendolo straordinario. Lo sapeva bene il grande Gino Veronelli, che camminò anche queste terre, battezzando poi il Cru Pernice.

Oggi il Pernice è uno dei vini di punta dell’azienda, assieme  a Bertone e Tavernetto, altri due cru dai cui nascono etichette di grande qualità ed eleganza sempre e rigorosamente 100% Pinot Noir. L’Oltrepò è una delle patrie di questo vitigno, il più difficile e più romantico al mondo. Questo non solo per le pendenze ma anche per il microclima ottimale, caratterizzato dalle notevoli escursioni termiche. Conte Vistarino lo declina con grande rispetto e attenzione in tutte le maniere possibili. Tanto è vero che, qui, si potrebbe fare una degustazione completa di questo solo vitigno. E soprattutto lo spumantizza meravigliosamente, un esempio: il Metodo Classico Saignée Della Rocca, ottima bollicina rosé.  “Amo i vini non particolarmente morbidi, che non deludono”, mi dice Ottavia Vistarino. Effettivamente i suoi spumanti sono tutti verticali, con una ottima spinta acida. È l’azienda più grande d’Italia per estensione di ettari di terreno dedicato al Pinot Nero, 120ha totali. Ma non mancano anche straordinari vini a bacca bianca, come il Riesling. Per me rimarrà per sempre memorabile l’abbinamento Rïes (appunto 100% Riesling Renano) e una mitica insalata di fagiano con uvetta, pinoli e noci. Eccezionale.

CONTE VISTARINO

In una terra disegnata a “grappolo d’uva” dai suoi confini certe tradizioni devono per forza continuare, così come previsto dal disciplinare di manica larga, quindi si producono anche Buttafuoco, Bonarda, Barbera e Sangue di Giuda. Immancabile il Moscato, da queste parti un must, un po’ meno nelle altre parti d’Italia. Chissà se prima o poi tornerà di moda…

Consiglio davvero la visita in questa azienda, poco distante da Milano, che ha anche un’accoglienza all’altezza, week end inclusi. La nuova cantina fiammante è stata inaugurata nel 2018, oltre a essere molto bella ha anche degli aspetti molto interessanti. Ha infatti un sistema “a gravità”, che serve per preservare tutte le caratteristiche dell’uva. Sappiamo che il Pinot Nero, in particolare, è un’uva sensibile e va trattata con delicatezza. La cantina venne costruita nel 1904 ed è stata ristrutturata grazie agli interventi dell’architetto Andrea Borri. Bellissima la scala, a forma di cavatappi, e altrettanto belle le vecchie vasche di cemento riutilizzate per stipare e preservare le bottiglie di vino. Riuscitissimo il passaggio tra il “vecchio e il nuovo” non solo rispettando la necessaria funzionalità della struttura ma soprattutto esaltando l’estetica, in armonia con  il paesaggio e con gli antichi edifici circostanti, come la stupenda Villa Fornace. 

 

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