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Castello di Brolio Gran Selezione Barone Ricasoli 2016

Castello di Brolio Gran Selezione 2016 Ricasoli

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Ci sono dei vini rossi che si possono bere sempre, in qualsiasi occasione o stagione. Lo sono sia per bevibilità sia per la storia che esprimono. Perché certe bottiglie devono essere bevute, con continuità, anche solo per creare la cosiddetta memoria degustativa all’assaggiatore. Questo è il caso del Chianti Classico Gran Selezione ‘Castello di Brolio’ Barone Ricasoli 2016.

Giù il cappello. Siamo di fronte a una bottiglia che si deve apprezzare per svariati motivi… Ma partiamo dalla base: ottimo vino che racconta una storia importante.

E in questo caso si dovrebbe fare pure un accenno all’annata: la sublime 2016.

Piccolo excursus; quando leggo questa cifra su un’etichetta penso sempre e solo una cosa: Comprare, Comprare, Comprare! Non è importante se l’origine del vino sia piemontese, toscana o umbra.

Ma torniamo a questa bottiglia. Ricasoli è un nome importante per l’enologia mondiale, figuriamoci per quella del Chianti o del Chianti Classico.

Per gli astemi di storia posso solo scrivere che fu proprio il Barone Bettino Ricasoli (il “Barone di Ferro” 1809-1880), a mettere nero su bianco nel 1872 la formula dei vini chiantigiani.

Certo la ricetta del Gallo Nero poi è mutata gradualmente nel tempo, a partire dall’esclusione delle uve bianche, ma il Castello di Brolio c’è ancora, e i Ricasoli continuano la tradizione vitivinicola, mantenendo anche un ruolo di “guardiani”, della storia e del territorio.

Ho tra le mani questa bottiglia vuota (Sic!), mentre scrivo. Il vetro è di quelli importanti. La capsula bellissima, con il castello stilizzato.

L’etichetta già racconta la gloria e la leggenda del Castello di Brolio, dicendo praticamente tutto. Ci sarebbe da aggiungere che il Sangiovese di Brolio è un biotipo particolare, ovvero il Sangiovese toscano più autentico.

Da qualche parte ho letto che questo vino viene descritto come “corposo”.

Mi permetto di dissentire.

Questo termine per me non è corretto, perché relegherebbe questa bottiglia nella categoria vini pesanti. Invece questo vino è pura armonia. A tratti leggiadro come una farfalla, senza mai perdere concretezza.

Durante una live sul canale Instagram  del blog, con il mio amico sommelier Giuseppe Esposito, in pieno periodo di quarantena, l’ho descritto con un termine giapponese “Sakura”.

Ovvero: Fiori di ciliegio; che ci potrebbe stare sia per esprimere un termine di sofficità del tannino alla beva, ma anche per inquadrare un po’ le belle note di frutti rossi al naso.

E poi sarà per sempre, per me, memorabile – durante la degustazione – la netta sensazione di pesca al palato.

Ho proprio sentito quel gusto come se stessi mordendo il frutto nella sua pienezza. Una sensazione fantastica.

È per questo che non è un vino corposo. È un vino di equilibrio, che in una cena romantica metterebbe d’accordo la coppia. Evaporerebbe nell’atmosfera amplificando la sensualità.

Lo metto nella categoria dei vini che esprimono il concetto un po’ controverso di “mineralità”, che comunque è sinonimo di genuinità, bontà. È un vino che ha slancio, qualità quasi da vino di montagna. Finale medio-lungo. Morbido, da grande vino.

D’altronde Gran Selezione significa “solo il meglio”…

Per la rubrica “Ok, il prezzo è giusto!” posso dire che si potrebbe spendere anche qualcosa in più per una bottiglia di questa fattura. È un bel regalo all’amico appassionato, senza svenarsi.

Creare una piccola verticale di Castello di Brolio nella propria cantinetta sarebbe cosa buona e giusta.

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