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Buono… Non lo conoscevo… davvero!

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È bello tornare all’Hotel Savoy di Roma a degustare con Go Wine dopo parecchio tempo. Giovedì 23 Settembre sono tornati i banchi d’assaggio con “Buono… Non lo conoscevo”, un appuntamento fisso nel mese di settembre della capitale, un format stra-collaudato dall’associazione di enofili di Alba. È bello rincontrare volti amici e tante facce già viste alle degustazioni, assaggiare vini che si conoscono e qualche novità sconosciuta.

Per rodare palato e olfatto parto sempre dai vini che conosco da tempo, e quasi sempre sono bianchi. Quindi ho iniziato dal banchetto con i vini campani. Qui trovo dei mostri sacri: Fiorduva 2019 di Marisa Cuomo e Miniere Dell’Angelo 2019. Due grandi vini bianchi, che fanno della solidità il loro punto in forza. Grandissime trame minerali, con la salinità del primo e l’animo solfureo del secondo. Due vini che devono certamente maturare in bottiglia, ma che immediatamente dimostrano il grande e indiscutibile talento dei produttori. Più immediato invece Paone 2019 di Cantine del Barone. Anche questo Fiano “base” regala un sorso ricco di polpa e un’ottima sapidità. Un vino che non finiresti mai di bere.

Go Wine Buono Non lo Conoscevo 2021
Locandina evento

Spostandomi arrivo direttamente in Piemonte.

Potrebbe diventare un trend nel mondo del vino dei prossimi anni: il moscato piemontese vinificato “secco”. Quindi non più mosso o dolce. Questo perché alcuni chef con velleità da sommelier lo trovano un vino molto interessante da abbinare a piatti particolari. Il cliente invece troverà il Moscato secco un vino piacione al primo impatto sullo stile di un Gewürztraminer. Nonostante un discreto interessamento da parte del pubblico di enoappassionati non c’è una grande varietà di etichette dedicate al Moscato piemontese secco… per ora, ma finalmente ne ho trovata una proprio a questo evento.

Sull’Azienda Agricola “Quila” ci sono poche notizie online, in particolare su Google. E altrettanto mistero ha il simpatico e internazionalissimo winemaker Atanassov Bisso.

Qui bisognerebbe scavare, giornalisticamente parlando, perché, secondo  me, c’è tanto materiale per un articolo dedicato interamente a lui e ai suoi vini. Comunque il suo moscato secco meritava veramente l’assaggio. Al naso chiaramente colpisce subito, ma in bocca mostra la sua materia migliore. Indubbiamente è un vino “gastronomico”, con il quale in cucina ci si può divertire. Un altro vino che ti fa esclamare “Buono… Non lo conoscevo… Davvero!” è il Fer E Risu di Taverna Wines. Anche in questo caso le informazioni reperibili online sono pari a zero. Il vino per me rimane in una zona gialla, sicuramente merita un assaggio più approfondito. Ma se devo soffermarmi alle prime sensazioni devo dire che questo è il vino che mi ha colpito di più durante la sessione del wine tasting. Perché prima di tutto l’ho trovato perfetto per questa parentesi stagionale: quando l’estate finisce e arriva l’autunno. Riporto un po’ di informazioni che ho acquisito grazie all’evento. “Fer e Risu” 2019 è un Langhe Doc Rosso 2019: 85% Freisa e 15% Barbera. Fa una macerazione a freddo di 3 giorni, vinificazione in tonneau verticali di rovere e vasca neutra senza controllo della temperatura. Fa una ulteriore macerazione post fermentativa per 2 settimane e viene aggiunta della Barbera superiore da Vigna Cottà. Affinamento 15 mesi in tonneau nuovi da 5 hl di rovere francese. “Fer e Risu” è la scritta fonetica delle parole “ferro” e “ruggine” in lingua piemontese. La frase che ricorda la parola “Freisa”, vitigno considerato figlio del Nebbiolo e lontano parente del Viognier. Il vino viene descritto dalla scheda tecnica con molti tannini e dall’animo tosto (come il ferro) in fase iniziale. Io invece ho trovato un vino gentile e molto armonioso al palato. E particolarmente interessante per delle note di pesca rossa matura che per un vino rosso sono una vera rarità. Tornerò ad assaggiare questo vino, dal piglio anarchico (o naturale), per vedere se avrò delle conferme sulle prime impressioni.

Concludo l’articolo con altri assaggi che mi hanno convinto in ordine sparso (a mo’ di titoli di coda) e vi saluto: Barbera D’Alba Zabalda 2019 La Bioca, Nebbiolo D’Alba Superiore Stermà 2019 La Bioca, Barbaresco Ronchi 2018 La Bioca, Caselle 2015 Aglianico del Vulture D’Angelo, Letizia Pas Dosé Diego Pressenda, Gioviano 2017 Aglianico Irpinia Il Cancelliere.

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