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Sunset Wine Show Todi

Wine Show, il buon vino ravviva la silenziosa Todi

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Todi è uno tra i borghi più belli d’Italia che fino a oggi ha saputo conservare la sua bellezza unica. Negli ultimi anni, però, non si è mai lanciata in eventi di grande importanza. Ma forse con il passaggio di testimone al vertice del Comune qualcosa sta cambiando. Un esempio è il Wine Show, che si è svolto il 9 e 10 giugno. Un evento che ha registrato 4.000 visitatori, tra appassionati di vino e amanti della gastronomia.

Con il Wine Show (prima esperienza tuderte, ma terza prova generale) l’Umbria si è riconfermata essere una grande regione dal punto di vista vinicolo, che sa ospitare importanti eventi legati al settore. E in particolare è stato fatto un focus fondamentale sugli splendidi vini che vengono prodotti nell’area di Todi, finora rimasti troppo nell’ombra.

Il cuore della manifestazione è stato il Palazzo del Capitano, nelle sue magnifiche sale e sotto i suoi portici di pietra. L’arrivo è stato subito piacevole, tra i numerosi banchi della gastronomia. Questi di solito vengono sottovalutati in molti altri eventi di vino, ma diventano cruciali per un pit stop tra un bicchiere e l’altro. In questo caso, anche per chi veniva da Roma e non aveva ancora pranzato. Sotto i portici di Palazzo Capitano hanno regnato salumi, formaggi, panini, paninetti, prodotti provenienti dal mare, come le sardine made in Calabria (deliziose). Ma anche le ottime birre, due nomi: Birra del Borgo e Birrificio Tuderte Poi due grandi sale, la prima, giustamente dedicata esclusivamente ai vini umbri, soprattutto orvietani. L’altra ai vini italiani.

Assaggi veri e anche virtuali, con “Il vino come non lo avete mai visto”, una “degustazione” con l’ausilio della realtà virtuale, realizzata in collaborazione con Engineering Ingegneria Informatica, che ha portato il visitatore tra i filari della vigna e nella barriccaia della cantina Todini.

I vini, comunque, noi preferiamo berli per davvero. E siamo partiti, senza farlo apposta, da due delle cantine più piccole e giovani di tutto il Wine Show: Torre di Bisenzio e Podere Acquaccina. Mica male queste due cenerentole del vino. Il primo produce un blend di Sauvignon Blanc e di Grechetto, il secondo un ottimo Orvieto Classico Superiore, Lacus: Trebbiano toscano e Grechetto 60%, Verdello 25%, Malvasia e Drupeggio 15%. Entrambi vengono appuntati subito nella lista dei buoni assaggi.

Lapone Wine Shoe

Vediamo il banchetto di Palazzone e i suoi vini, che ci piacciono sempre e consigliamo, ma a questo giro bypassiamo. Nella postazione accanto, un’altra azienda molto interessante di Orvieto, Lapone. Originale perché esce dagli schemi territoriali e in particolare dai disciplinari. Si tratta di scelte, che sono congrue con le storie della famiglia titolare dell’azienda, globe-trotter non originaria di Orvieto ma che ha scelto il borgo umbro come nuova casa. Quindi troviamo gli Chardonnay in purezza, in due versioni. Una che fa solo acciaio, caratterizzata da una delicata nota salina, come se le uve si fossero state colte da terrazze sul mare. L’altra che fa barrique di rovere (mai nuove) e una permanenza sui lieviti per 2 mesi: il sapore è arricchito dal legno, senza essere troppo pesante. Sorprendente il Verdicchio. Personalmente abituato ai grandi Verdicchio delle Marche, ho sempre sofferto i vini prodotti con il medesimo vitigno in altre regioni, ma devo dire che,  superata qualche remora iniziale, il Verdicchio di Lapone si è dimostrato un ottimo vino. C’è anche un Pinot Grigio, Ramato. Elegante, non solo nel colore bronzeo, e raffinatissimo se abbinato con un piatto a base di pesce d’acqua dolce.

Cantina Altarocca è una bella azienda molto attenta al biologico, che in vigna ha bandito l’uso di prodotti sistemici e di fitofarmaci. I vini, poi, sono eccellenti. Questi sono quelli che abbiamo provato e che ci sono parecchio piaciuti: Albaco – Orvieto Classico Superiore (Grechetto, Chardonnay, Trebbiano), Bianco d’Altarocca (100% Chardonnay, 6-7 mesi in barrique di rovere francese nuove, 8-10 mesi in bottiglia), Librato – Rosso Orvietano (Cabernet Franc e Canaiolo) e Lavico (Merlot, Cabernet Sauvignon, 2-3 mesi in vasi inox e 12 mesi in barrique di rovere francese).

Indiscutibilmente l’Orvieto Classico è un grande vino. Ha fatto la storia dell’enologia italiana, è entrato di diritto in quella mondiale. Sono tantissime le aziende che producono questo vino con grande qualità, ma non bisogna dimenticarsi delle cantine sociali che lavorano altrettanto bene. Tra queste c’è Cardeto, nata nel lontano 1949 con la Cooperativa Vitivinicola per la zona di Orvieto (CO.VI.O, una delle più antiche del centro Italia). Eccezionale è  Febeo, Orvieto Classico Superiore: prezzo modico, gusto immenso.

Giusto il tempo di rifocillarsi nell’area gastronomia e si passa alla sala del Consiglio Comunale, per l’occasione “Padiglione Italia”.

Wine Show Todi

Qui i padroni di casa sono stati i vini tuderti e di Montefalco. Tenuta di Saragano, di cui abbiamo già parlato adeguatamente in un altro articolo. Cantina Roccafiore, altra grande azienda di qualità comprovata. Presente con il Bianco Fiordaliso, Umbria Grechetto Igt e Rosso Melograno, Umbria Rosso Igt. Due buoni vini, per carità, anche se pregustando l’assaggio di Fiorfiore, eccezionale vino simbolo dell’azienda e grande assente, siamo rimasti un po’ a bocca asciutta.

Altro giro, altra ottima azienda di Todi. Ecco allora Cantina Peppucci: Giovanni (2010), una bottiglia che “insegue il mito dei Bordeaux”, quindi con un uvaggio di cabernet sauvignon, merlot e cabernet franc. L’Altro Io, interessante blend di sagrantino e cabernet sauvignon. Montorsolo, Grechetto in purezza, dalla beva fresca e sempre piacevole.

Indubbiamente sono stati tanti i vini interessanti, ma c’era un angoletto della sala che ci ha “rubato” parecchio tempo. Da un lato i prosecchi di Adami, dei must assoluti, e l’unico Barolo presente, Tre Ciabot di Cascina Ballarin, che certamente non si poteva rifiutare.

Nell’altro lato, altri vini meravigliosi. Come il Gruner Veltliner Am Berg (2016) di Ott Weingut – questa volta uno straniero, l’unico, austriaco – una bottiglia pazzesca: leggerezza eccezionale, freschezza, allegria, tanta qualità e soprattutto un prodotto biodinamico fatto con tutti i crismi. Idealmente scavalchiamo il confine, torniamo in Italia, Alto Adige, e troviamo una cantina sociale che negli anni si è fatta un buon nome: Terlan. Nel bicchiere scende dell’ottimo Souvignon Blanc, ancora molto giovane: Winkl 2017. Nonostante la sua giovinezza già mostra un ottimo equilibrio tra sapidità e mineralità, note di frutta non ancora matura.

Chiudiamo l’esperienza in questo “Padiglione Italia” del Wine Show con un’azienda di fronte alla quale bisogna togliersi il cappello: Gulfi (♥). La Sicilia del vino  è stata rappresentata alla stragrande con la cantina che produce sempre vini di ineccepibile qualità, capaci di stupire e soprattutto emozionare. All’assaggio: Carjcanti 2014 (Carricante 95% e Albanello 5%), nero Baronj 2012 (Nero d’Avola 100%) e Rossojbleo 2017 (Nero d’Avola 100%).

Wine Show Gulfi

Il Wine Show di Todi durante i due giorni della manifestazione offriva un bel programma di eventi collaterali. Masterclass, degustazioni guidate, show cooking. Uno spot panoramico bellissimo, dal nome eloquente “Nido dell’aquila“, è stato il teatro di gran parte di questi micro-eventi. Una terrazza panoramica, nascosta e affascinante, offriva l’opportunità di gustare delle bollicine italiane durante il tramonto. Bellissimo. Oppure la possibilità di apprezzare i buoni vini umbri con la guida dei bravi sommelier Fisar. Un viaggio che partiva dai bianchi tuderti: dal semplice e onesto Bianco del Cavaliere (Grechetto di Todi Superiore D.O.C.), a un Trebbiano Spoletino molto interessante, Laetitia dell’Azienda di Fongoli. Oppure con i vini rossi come Spiffero (Fattoria Giro di Vento), uno splendido esempio di Ciliegiolo di Narni, fino al Montefalco Sagrantino di Fongoli, 2012.

Tornando alla macchina, con il sole che tramontava sul Wine Show, aspettando il piccolo ascensore panoramico verso il parcheggio, una lapide sbiadita, sulla quale era impressa una poesia, ingannava il tempo di attesa:

Todi, volò dal Tevere sul colle / l’Aquila ai tuoi natali e il rosso Marte / ti visitò, se il marzio ferro or parte / con la forza de’ buoi l’acclivi zolle. / Ebbro de’ cieli Iacopone, il folle / di Cristo, urge ne’ cantici; in disparte / alla sua Madre Dolorosa l’arte / del Bramante serena il Tempio estolle. / Ma passa, ombra d’amor su la tua fronte / che infoscan gli evi, la figlia d’Almonte, / il fior degli Atti, Barbara la Bella. /E l’inno del Minor si rinnovella; – Amor amor lo cor sì me se spezza! /Amor amor tramme la tua bellezza!“. Firmata, Gabriele D’Annunzio.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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