Un Blog avvinato

Via Veneto, Vino e Venditori

in La rubrica della Domenica Autarchica Di

Quando ero senza un centesimo, ed oggi non è che ne abbia molti di più, per bere un bicchiere importante di vino o ti auguravi che al ristorante per il quale lavoravi, la bottiglia dell’americano di turno non galleggiasse nel secchiello – se galleggia vuol dire che è finita – oppure ti facevi amico qualche agente del vino.

Sì! l’agente, il rappresentante, insomma quello che dopo chilometri in macchina nel traffico aspetta per ore il fenomeno con la tazza al collo, il tastevin, per un minimo d’ordine, ascolta il proprietario che si lamenta perché non può pagare la fornitura e becca il cazziatone dall’azienda perché nell’anno non ha aumentato le vendite.

Non ho mai capito come si potesse fare quel mestiere, un mestiere duro e difficile, sopratutto in una piazza come Roma, dove “localari” approssimativi e furbetti del quartierino sono all’ordine del giorno.

Ma torniamo agli anni ‘90 quando portavo bottiglie vuote (Cristal e Dom Perignon erano le più ambite) ai night di via Veneto in cambio di una grappetta e una sbirciatina allo spettacolo con spogliarello di ragazze dai facili costumi.

Voi vi domanderete cosa ne facessero della bottiglia vuota: tranquilli, poi veniva riempita di prosecco cancarone al turista accalappiato dal porteur nelle vie della dolce vita romana.

Che impressione rivedere lo stesso porteur a distanza di anni; così li chiamavano quelli che acchiappavano i signorotti in cerca di avventure notturne, porteurs, portatori di clienti sprovveduti che al suono della frase magica  “volete passà ‘ na stupenda serata co’ donne da paura” si facevano incantare come i topolini del pifferaio di Hamelin.

Era detto “il Barone”, il più bravo di tutti e quello col quale sono amico ancora oggi, per la sua classe nell’accettare la sconfitta del cavallo sul quale aveva puntato tutto all’ippodromo di Capannelle,tutti giocatori accaniti i porteurs di via Veneto, visi segnati dal tempo e dalle nottate insonni, con delle rughe che somigliavano a delle cicatrici; eppure quando il barone mi bucò le ruote della mia prima vespetta 50, colpevole di aver accompagnato personalmente dei clienti al “Club 84” senza il suo permesso, era di una bellezza che neanche il Mastroianni dei giorni migliori.

Ancora ricordo il momento in cui lessi sul biglietto attaccato allo specchietto retrovisore della mia Vespa, la frase: “fatti li cazzi tua” ed il gruppo di porteurs che, alle quattro del mattino, mentre giocavano a zecchinetta sui tavoli nudi del Doney dell’Excelsior che fino a poco prima avevano ospitato Brigitte Bardot ed uno stuolo di bellissime donne in abito da sera, mostravano con la sigaretta in bocca un ghigno di soddisfazione per avermi dato una lezione.

Si!…perché di lezione si trattava, avevo cercato di fare il furbo accompagnando il turista in cerca di “emozioni”, che aveva appena cenato al Sans Souci, nel locale notturno al lato opposto di via Sicilia, per acchiapparmi la percentuale della sua serata baipassando tutti i porteurs.

Ma ritorniamo ai nostri rappresentanti, ho capito che questi venditori di vino, che ho conosciuto in questi anni, meritano grande rispetto, rispetto che a volte molti di noi non portano per “il mestiere degli altri”, così per citare un grande che ha regalato poesia e straordinari racconti.

In genere è per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla sua vita”, (Cesare Pavese)

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