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Only Wine Festival 2019: Largo ai giovani

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Quasi fuori tempo massimo, ma ritenuto fondamentale sia per dire “grazie” sia per tenere appuntati un po’ di assaggi. Scrivo questo pezzo riguardo l’ultima edizione dell’Only Wine Festival, la seconda vissuta in prima persona con RadioBottiglia. Quest’anno ci sono state delle novità, a cominciare da una, davvero scenografica: una grande ruota panoramica di fronte a Palazzo Bufalini, location principale della manifestazione. La grande ruota del vino, a Città di Castello, ha girato davvero per due giorni (27/28 Aprile).

Per me l’Only Wine Festival è uno degli eventi più importanti nazionali. Dirò di più, ha larghi margini di crescita e di perfezionamento. Un dato certo e importante è sicuramente l’afflusso di visitatori. Non era necessario il comunicato stampa a fine manifestazione, bastava solo esserci e avere due occhi per guardare. Certo, moltissimi erano giovanissimi. Per molti di questi sarà stato il primo vero evento enoico. Ma penso che l’Only Wine sia anche questo. D’altronde il primo vero intento è quello di  presentare le migliori cento cantine “Under 40” italiane.

Giovani cantine x giovani visitatori, mi sembra tutto più che giusto. Bene anche la selezione delle cantine internazionali. Quest’anno però presenti in un numero un po’ limitato. Io sono tra quelli, e lo dico in tutta sincerità agli organizzatori, che rivorrebbero le tensostrutture a forma di igloo in piazza. Certo c’è il rischio di crepare di caldo, ma almeno c’è più spazio per respirare e per muoversi. Poi ci si mette la sorte che è sempre ironica e beffarda, perché quest’anno ha pure piovuto e ha fatto un certo freschetto.

Nell’ultima edizione è stata confermata la presenza delle migliori cantine umbre, e mi è sembrata una scelta più che giusta, perché l’Umbria del vino è una meraviglia da scoprire.

Insomma, sei stai leggendo questo pezzo e all’Only Wine Festival non ci sei mai stato ti invito ad andarci, perché è una manifestazione dalle tante facce e si può vivere in tanti modi diverse.

Diverse masterclass, una sui rosati, una sui vini laziali e ce n’era una “prestige”, blindata, con dei vini pazzeschi francesi… io non ci sono stato, ma sono stato altrettanto contento di aver partecipato a quella di Andrea Galanti sul Perlage Italiano.

Appunti e note di degustazione:

Le cantine presenti all’Only Wine Festival hanno tutte qualcosa da dire. Io ho iniziato dagli amici, anche per un solo saluto e un bicchiere volante, un’occasione per rincontrarci. Ho iniziato da Luca Fedele, proprio come l’anno scorso. (Ho un’intervista che video che devo ancora montare). Questo vigneron friulano è in ascesa e migliora di anno in anno. Lui ti dirà che sta aggiustando il tiro, perché è molto umile, io dico che non ha mai mancato il bersaglio. I suoi vini sono la buona via di mezzo tra i naturali più estremi e quelli più convenzionali. Sono vini d’autore e così devono essere presi e bevuti.

Ho avuto modo, qualcosa di esclusivo, di assaggiare tutti i vini in verticale e sono rimasto colpito davvero in maniera positiva. Per esempio il Clap Blanc 2015  (100% Malvasia) e il Sot la Mont Blanc 2015 (100% Friulano) erano un vero spettacolo. Anche le 2014 hanno dimostrato che i vini di Luca possono durare nel tempo, ed era quello che volevo provare… Peccato non ce ne siano più in giro.

Avevo conosciuto i vini di Nicola Biasi, enologo e produttore, proprio all’edizione precedente dell’OWF ed ero rimasto entusiasta del suo Vin de la Neu. Confermo il sentimento anche per l’annata nuova, la 2016. Johanniter 100%, si può considerare il capofila per qualità dei vitigni PIWI. Eleganza e bevibilità, 500 bottiglie all’anno. Per maggiori dettagli c’è una video-intervista di RadioBottiglia (la prima, in forma beta). Sempre in tema PIWI consiglio tantissimo Terre di Ceralto, i vini sono già buoni, e promettono bene anche per il futuro, bisogna considerare che le vigne di questa azienda sono molto giovani.

La carica dei vini laziali

I vini laziali presenti in questa edizione dell’OWF meriterebbero un capitolo a parte. Sono stati tutti meritevoli di menzione, e devo dire con grande orgoglio che alcuni produttori, specialmente questi di cui mi accingo a parlare, stanno dando la scossa e la buona energia per la tanto attesa rinascita vitivinicola del Lazio.

Cantina Le Macchie. È affetto e ammirazione che nutro nei confronti di Antonio Di Carlo e del suo team. Ne ho già parlato tante volte su questo blog (basta utilizzare le giuste parole chiave) ma adesso vorrei sottolineare nuovamente la bontà della Malvasia laziale Conubium, semplicemente ricordare il perfetto esempio di questo vitigno autoctono. La morte sua, il suo acme, lo raggiunge con una tradizionalissima Carbonara. Vi farà dire: daje tutti! Consiglio di andare a vedere l’azienda di persona, si rimarrà sbalorditi dalle potenzialità che ha. Un posto unico tra le montagne di Rieti.

A proposito del rimanere sbalorditi: ecco un altro esempio giusto, le bollicine di Vigne del Patrimonio. Lasciarsi stupire da un Metodo Classico Brut, 100% Chardonnay, 36 mesi sui lieviti, fatto con tutti i crismi, fresco, pulito. Davvero ben fatto. E ancora di più dal Rosé, Pinot Noir 90%, Chardonnay 10%, 30 mesi sui lieviti. Entrambi molto eleganti: 100% Maremma Laziale. C’è amore, un po’ di pazzia e grande passione per le bollicine, dietro questo progetto veramente unico.

Altra ottima azienda laziale sicuramente è Muscari Tomajoli. Questa è un’altra conferma. Piccola azienda, una decina di migliaia di bottiglia all’anno, nella zona di Tarquinia, quindi con vigneti che vivono a stretto contatto con il mare.

Only Wine Festival 2019 RadioBottiglia

Nethun è un Vermentino dalla giusta struttura, davvero buono per freschezza, senza controindicazioni. Da bere di gusto con una fritturina di pesce. Scende giù che è una meraviglia. Zero disserbi in vigna, raccolta fatta con cassettine… se non sbaglio il clone di Vermentino proviene dalla Corsica e non so se anche questo dettaglio influisca sulla buona riuscita finale. Il secondo vino è Pantaleone un Petit Verdot in purezza. Non mi piacciono i paragoni Italia-Francia, ma se lo inserisci in una batteria di omologhi francesi, alla cieca, difficilmente lo pizzicheresti. Last but not least Velca, un rosato di Montepulciano. Un rosato che ha qualcosa da dire. Sì, anche qui la freschezza senza complicazioni ma con un corpo sinuoso, e forse è davvero questo il fil rouge che lega tutti i vini dell’azienda. Da provare tutti e tre.

Ci sono altre due aziende laziali molto interessanti, anche perché sono due new entry: SanVitis e Artico. Per quanto riguarda la prima: il Cesanese e il Bellone mi hanno fatto una buonissima impressione. Per quanto riguarda la seconda Sauvignon e Trebbiamo, bellissime le etichette molto accattivanti, Federico Artico è un ragazzo davvero simpatico e mi sembra anche in gamba, ma durante l’assaggio le bottiglie erano molto fredde, temperature artiche. Quindi in entrambi i casi  mi piacerebbe avere un’altra occasione di assaggio. Comunque, sono contento di aver trovato anche queste novità, è un ottimo sintomo: il Lazio del vino è in fermento.

Il vino dell’Umbria

E arriviamo ai vini umbri , cominciando da quelli di Narni. E il Ciliegiolo di Narni è stupendo. Maurizio Mazzocchi è un bravissimo enologo e produttore, lui riesce a declinare questo vitigno in tanti modi differenti, anche con tecniche di vinificazioni diverse. Predilige però non utilizzare troppo legno, per non appesantirlo e snaturarlo. È anche una persona che va controcorrente, perché, per quanto riguarda i bianchi, in una regione dove tutti fanno prevalentemente Grechetto lui ha scelto di fare Vermentino. I risultati sono eccezionali, vini salini che sanno di mare e minerali. Sul blog trovate diversi articoli sui suoi vini e sul suo lavoro. Questa volta ho assaggiato un suo vino che non avevo ancora provato: il 1974. Bottiglia M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-A.

Data la particolarità della sua storia lascio parlare Maurizio: “Io lo chiamo Merlot non Merlot, il nome del vino è l’anno d’impianto della vigna in cui produco le uve. Viti che erano da selezione massale, quindi con una variabilità genetica importante nel vigneto, i cloni sono arrivati a fine anni ’80, questa caratteristica fa si che il vigneto si esprima in maniera molto differente rispetto a quelli monoclonali, con un profilo aromatico molto più ampio. Uve raccolte ben mature, l’annata 2012 essendo stata molto calda ed asciutta, ha spinto molto la maturazione, che poi sono state fermentate con il minimo degli interventi in cantina (rimontaggi, dell’estate ecc) dopodiché il vino è andato in Barrique, metà nuove e metà di secondo passaggio dove è rimasto per 18 mesi. Altri 18 mesi in acciaio e poi in bottiglia”.

Ritornando sul Ciliegiolo di Narni, ecco un’altra azienda da annotarsi: Leonardo Bussoletti. Qui le sfumature di Ciliegiolo sono tre, dalla più leggera alla più strutturata: “05035”, “Brecciaro” (Acciaio, 12 mesi sulle fecce fini, un 30% fa 9/12 mesi di botte grande di rovere francese 6/7 mesi di bottiglie), e soprattutto “Ràmici” (da vecchie viti,12 mesi di tonneau, 12 mesi di botte rovere francese da 20hl, 8/12 mesi di bottiglia).

Bettaluga, azienda di Marsciano. Giovanissima e piccolissima, che lavora la vigna con grande cura e attenzione. I bianchi: Trebbiano 2017, Grechetto 2017 e soprattutto lo Chardonnay 2016. Un grande Chardonnay, bello solido e compatto. Molto piacevole anche il Sangiovese 2015. Bettaluga è un’azienda da seguire con attenzione.

Chiusura in bellezza con il Sud

Chiudo con due regioni del sud, un gran finale con i vini della Calabria e della Basilicata. Tenuta del Travale, Eleuteria: si tratta di un ottimo esempio di Nerello Mascalese, annata 2015. Non siamo dunque sull’Etna ma siamo nelle zona di Cosenza, di fronte al mare, a quota 500 metri di altitudine. L’affinamento avviene come si faceva una volta, in botti di castagno, per almeno 18 mesi. È un bel bere, tutto in scorrevolezza e morbidezza. Un vino davvero di grande equilibrio a cui non manca la giusta profondità. L’ultimo vero bicchiere all’Only Wine Festival è stato un grande bicchiere. Sotto consiglio di un amico, me l’ero tenuto per ultimo: un ottimo esempio di Aglianico del Vulture. Cantina Il Passo con Alberi in Piano ha già vinto tanti premi internazionali, in poco tempo e meritatamente. La 2014 era perfetta, pronta per la beva. Chiudo l’Only Wine con un bellissimo tannino felpato e un finale lungo e intenso.

P.s.

Nella galleria – scorrevole – in cima all’articolo ci sono alcune foto dei migliori assaggi.

[Un grazie ad Andrea Castellani, Patrizia Notarnicola e a Leeloo per avermi permesso di vivere l’OWF al meglio]

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