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Only Wine Festival 2018 RadioBottiglia

Only Wine Festival 2018, il paradiso del Wine Lover

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Per i due giorni (28/29-Aprile) dell’Only Wine Festival 2018, Città di Castello è stata capitale del vino, crocevia di appassionati e di wine lover provenienti da tutto il mondo. Lo splendido borgo rinascimentale, già noto al mondo per aver dato i natali all’artista Alberto Burri e per essere stato un punto di riferimento per la filiera del tabacco a livello nazionale, è stato un teatro straordinario per la cultura del vino e del bere bene.

L’Only Wine Festival 2018 è stato un evento eccezionale, ricco e con una agenda fittissima di eventi collaterali. RadioBottiglia.com ha cercato di seguirlo tutto, sabato e domenica, con tanto di camera d’albergo rimediata all’ultimo secondo. L’impatto è stato subito bello, con la cittadina umbra che accoglieva il visitatore facendogli respirare immediatamente l’aria di festa, e soprattutto di vino, partendo dai dettagli: dai festoni alle vetrine dei negozi abbellite ad hoc.

La particolarità dell’Only Wine Festival è quella di dare spazio ai giovani produttori di vino, nazionali esteri e alle meravigliose cantine locali. Missione davvero ben riuscita anche quest’anno. 

Partenza da Piazza Matteotti, punto nevralgico dell’evento, dove si ritiravano i bicchieri e tagliandi. Lì si imponevano anche tre tensostrutture trasparenti, simili a degli igloo, che ospitavano tre aree: l’area giovani produttori internazionali, l’area produttori dell’Umbria e quella dedicata agli “Orange Wine” (curata da Francesco Saverio Russo di Wine Blog Roll, che salutiamo). E certamente non si deve dimenticare Palazzo Bufalini, che è stata la core location di ben 100 giovani produttori provenienti da tutta Italia.

I giovani produttori italiani

Proprio da Palazzo Bufalini  siamo partiti e ci siamo stati per oltre sei ore, senza prendere una sola boccata d’aria esterna. Più esattamente abbiamo iniziato dal secondo piano, dove il primo giro di vino è stato con Luca Fedele. Simpatico produttore del Friuli Venezia Giulia, che fa vini in cui lo si ritrova al 100%. Bottiglie che si aprono e finiscono alla velocità della luce per quanto sono piacevoli e perfette per ogni occasione. Nell’identità del produttore c’è anche il rispetto della tradizione e soprattutto rispetto della natura. Abbiamo aperto il nostro personalissimo Only Wine Festival 2018 con “Emily“, una bollicina che può essere considerata un jolly: Verduzzo spumantizzato, da bere dall’aperitivo al dolce. I vini di Luca Fedele hanno certamente identità, ma non risultano mai pesanti. Questo vale per “Clap Blanc“, Malvasia in purezza, e “Sot La Mont Blanc“, Friulano (ex Tocai). Entrambi nascono da fermentazioni spontanee e fanno affinamento in cemento. Abbiamo salutato Luca con la promessa che la prossima occasione assaggeremo anche i suoi rossi.

Un banchetto, un solo vino. La cosa ci incuriosisce subito. Svetta, tra l’altro, una magnum renana bella da Dio. C’è un giovane che serve il vino. Alla cieca gli chiediamo cortesemente un assaggio. Esplosione dei sensi, al naso e al palato. Ci rendiamo immediatamente conto che non ci troviamo davanti a un vino qualunque. Stavamo bevendo Vin De La Neu 2015, Johanniter 100%, prodotto nella Val di Non, in sole 508 bottiglie. Una cosa cult. A servirlo non un ragazzo qualunque, dunque, ma il produttore, nonché enologo, Nicola Biasi.

Tra i vari impegni lavorativi in giro per l’Italia, sta coltivando questo suo progetto personale nei terreni di sua proprietà. Una missione che ha del romanticismo e pure un pizzico di follia: riconvertire una zona – quella della Val Non -, ormai esclusivamente destinata ai meleti, in vigneti. Se questo non bastasse, l’intenzione è quella di strappare anche una nuova Doc. In fin dei conti non è un sogno così folle. Perché se si ha la fortuna di assaggiare Vin De La Neu, si comprenderà che il gioco vale lo sforzo. E siamo sicuri che Nicola Biasi – che per noi è già una sorta di rockstar – entrerà per sempre nei libri di storia del vino italiano.   

Passando al banchetto accanto troviamo un’altra nuova azienda, Terre di Cerealto (Valdagno – Vicenza), che produce un vino – sempre firmato dall’enologo Nicola Biasi – buonissimo ma decisamente più “pop”, sia per numero di bottiglie in circolazione  ma anche il prezzo sull’etichetta. “Cerealto 2017” è un blend 60% Johanniter e 40% Bronner, che fa 7 mesi sulle fecce fini con frequenti battonage. Il risultato è un vino al naso fine e complesso e al palato secco e minerale. Un vino sicuramente da tenere nei promemoria. 

Facciamo un giro e passo a un’azienda che conosciamo da tempo, la Bioca. Siamo ancora nella fase “facciamo il primo giro solo di bianchi” (non durerà molto). Quindi lascio da una parte i rossi importanti e ci dedichiamo al suo Langhe Doc Arneis. Ci piace perché a differenza di molti altri Arneis che hanno delle grandi espressioni al naso e che poi rimangono piatti al palato, questo ha struttura e qualcosa da dire. Merito forse del fatto che si tratta di un blend di uve provenienti da due differenti vigneti: uno a Neive e un altro a Baldissero d’Alba.

L’Only Wine Festival 2018 è stato un pretesto per scoprire prodotti nuovi e innovativi, come i vini di Castel San Mauro, che vengono tutti vinificati con un innovativo sistema brevettato chiamato “Nuovo Orcio Enofilo“. In breve: blocchi di marmo delle Cave di Aurisina, che sono moduli componibili e formano le pareti del recipiente e un coperchio. O gli ottimi vini dell’azienda Filanda de Boron – Lauro (una bollicina) e Dedit – che con l’utilizzo esclusivo di vitigni super resistenti Solaris riducono a zero i trattamenti chimici in vigna. 

Come non detto, la nostra scaletta salta e non resistiamo al fascino del Nebbiolo della Valtellina, Superiore Docg per essere precisi. Quindi ecco i nostri primi due assaggi di rossi con i vini della azienda Nobili: “Inferno” e “Sassella“. Rossi dal tannino tondo, senza spigoli, ma caldi e avvolgenti. Non vi fate depistare dai nomi sull’etichetta, perché il Sassella è più corposo e ha più carattere dell’Inferno. Entrambe però sono due bottiglie eleganti e di gran pregio da tenere in cantinetta. 

Rosso, come Tai Rosso, ovvero Grenache. Cambiamo idealmente regione e passiamo ai Colli Berici, zona che sta avendo ultimamente un  grande e giusto rilancio d’immagine. Per l’Azienda Pegoraro , viticoltori a Mossano, il Tai Rosso è un fiore all’occhiello. L’assaggio del loro base è piacevole: colore rosso brillante, note fruttate di marasca, mora e lampone. Tannino super soft, con una dolce nota fruttata a chiudere. 

[Ci accorgiamo intanto mentre scriviamo che abbiamo già sfondato le 6 mila battute e abbiamo raccontato forse l’un/ventesimo della nostra esperienza all’Only Wine Festival 2018… aiuto…]  

Sciacquiamo i bicchieri e torniamo ai bianchi. Io amo il Trentino Alto Adige, sarà che ci ho passato le più belle estati della mia infanzia. Adoro i paesaggi dolomitici. Quindi sono ben contento di raccontarvi di un’azienda a conduzione familiare, Maso Roveri, che si trova sulla collina Vò Sinistro d’Avio…. Coordinate per gli eno-appassionati: a una sola curva di distanza dai leggendari terreni de Il San Lorenzo. Ma torniamo a parlare di Maso Roveri che è una bella realtà: 8 ettari di vigneti, 200 metri di altitudine, gestita dalla famiglia Anzelimi che si affida un giovanissimo enologo, Mattia Perenzoni, nato e cresciuto proprio tra quei vigneti. “Preèri“, incrocio Manzoni 20% Pinot Bianco 80%, delizioso e da abbinare con raffinati carne bianche. Moscato Giallo, un vino secco adatto per aperitivi e, perché no, in alcuni casi anche al dessert.

Scendiamo le scale e al piano terra incontro un’azienda che per me potrebbe essere la portabandiera dall’Only Wine Festival 2018: per valori, qualità e soprattutto territorialità. Mi riferisco a Decungnano dei Barbi. Dietro al bancone c’è Enzo Barbi che in anteprima ci dà una notizia: il restyling delle etichette. Ce le fa vedere sul suo telefonino e le troviamo una più bella dell’altra. Una svolta dal vecchio stile classico a uno decisamente più contemporaneo. Non vediamo l’ora di vederle sulle bottiglie.

A proposito di bottiglie per l’occasione veniva servito un meraviglioso Metodo Classico , ottimo esempio che dimostra come il Metodo Classico non sia prerogativa solo della Champagne o della Franciacorta. E poi due vini tra i più rappresentativi dell’azienda: “Il Bianco“, che è un Orvieto Classico Superiore Doc, e “Il Rosso“, un Umbria Rosso Igt morbidissimo: Sangiovese 30%, Syrah 40%, Montepulciano 30%.

Only Wine Festival - Decugnano

Ci ha fatto piacere notare che anche il Lazio era presente all’Only Wine Festival 2018 con vini di alto livello: come “L’Ultimo Baluardo“, elegante cesanese di Rieti, e “Feritoie“, una eccellente Malvasia in purezza, della cantine Le Macchie. Ci teniamo a citare anche l’azienda Muscari Tomajoli, che per l’occasione ha portato un Vermentino straordinario – “Nethun” – di altissima qualità e un ottimo Montepulciano 100% rosato, “Velca“. 

Only Wine Festival - Muscari

Massiccia la presenza all’Only Wine Festival 2018 dei vini delle Marche, ma se dovessimo scegliere una sola singola bottiglia da portare a casa – non ce ne vogliano gli altri produttori marchigiani ma lo facciamo esclusivamente per motivi di spazio – sarebbe Marika 2016, dell’Azienda Socci. Un verdicchio “da mordere”. Concludiamo gli appunti da Palazzo Bufalini annotando due vini cheap ma di qualità: “Santa Prisca“, una Passerina della Marche e “Letix“, Falerio Pecorino Doc. Entrambi delle Cantine di Figaro, tutte e due a dimostrazione che si può bere bene e spendere poco. 

Giovani produttori stranieri

E tornammo a rivedere le stelle, non essendo neanche a metà del nostro percorso. La seconda tappa ci ha entusiasmato subito: l’area dei giovani produttori internazionali. Già sapevamo che ci sarebbe stato da divertirsi. E la partenza è stata a bomba, con la Spagna e la cantina Miltrentaset. Primo assaggio è stato “Tres Gufos“, Xarel-lo in purezza simpatico e dalla facile beva. Successivamente due Cava: un Brut Nature e Brut Riserva. Quest’ultimo dalla bellissima veste marmorea, non un caso perché il produttore ha vissuto in Italia vicino alle cave di Carrara. 

Avremo pure un debole per le bottiglie renaneMa vederle tutte schierate sui banchetti è un invito a buttarcisi dentro. Quando si parla Rislieng della Mosella, si parla di tradizioni secolari. Iniziamo con quelli di Dr. Pauly Bergweiler: verticali in acidità con quelle belle note di idrocarburi. Nonostante una storia così lunga, per noi i Rislieng hanno un gusto moderno. La cosa bella di Dr. Pauly Bergweiler è il rapporto qualità/prezzo. Quasi imbattibile. Da provare gli Auslesi, fantastici con un bel piatto di formaggi e marmellate. Rimanendo in Mosella un altro Riesling dall’alto profilo qualitativo è quello di Julian Haart. E se un’azienda si riconosce dal vino base, questo sorprende per struttura e complessità. 

All’Only Wine Festival 2018 non sono mancati gli Champagne: erano presenti ben tre super aziende: Alain Lebouf, Jean Josselin & Fils, Pernet & Pernet. Naturalmente, trattandosi di Champagne – in questo caso pure strabuoni-, sono stati costantemente presi d’assalto dagli avventori.

 

L’azienda familiare Lebouf si trova dagli anni ’20 nella Cotes Des Bar, nel villaggio Colombe-La-Fosse, e coltivano: Meunier, Pinot Noir e Chardonnay. Più antica la storia di Pernet & Pernet di Vertus che risale al 1971. Dedicata esclusivamente alla coltura dello Chardonnay, quindi vini rigorosamente Blanc de Blances. Qui presenti all’assaggio un millesimato 2009 e un brut premier cru, entrambi meravigliosi. Anche l’azienda di Jean Josselin & Fils si trova nella zona sud della Champagne. Lavora rispettando l’ambiente e vinifica ogni particella dei propri vigneti separatamente. All’assaggio c’era Cuvée De Jean, entry level dell’azienda, 100% Pinot Nero, blend di due, o forse tre, annate differenti. 

L’ultimo giro dei vini stranieri ci ha davvero sorpreso. I vini sloveni JNK, ovvero di Kristina Mervič. Tutti bianchi, caratterizzati da una buona macerazione: Ribolla Gialla e Jakot (tocai friulano) fino alla Malvazija. Vini da degustare lentamente. In particolare un uvaggio dei tre vitigni che ha una notevole struttura e complessità. Certamente non per tutti i palati ma per quelli più “rodati”. 

E mancano ancora all’appello due padiglioni, che non dovevano essere sottovalutati: quello dedicato alle aziende “di casa” Umbria, e quello degli Orange Wine. Only Wine Festival 2018 ha fatto molto bene a concedergli spazio e a valorizzare così “territorio” e “nuovi stili”. Ci ha fatto piacere così nel primo ritrovare Duca Della Corgna, cantina del Trasimeno, che sta valorizzando il gamay (Divina Villa è un vino fantastico, “pulito” ed elegante) e anche un “imbucato” toscano, Pancole (che oltre a fare un buon Chianti fa un rosato, “Otto”, assolutamente da provare). Degli Orange Wine ne vogliamo citare uno almeno: MiMoMaMu, albana in purezza di Imola. Bottiglia molto molto simpatica.

Aspettando Only Wine Festival 2019

L’Only Wine Festival 2018 è stato per noi di RadioBottiglia.com un momento fantastico e un’avventura (anche allegramente impegnativa). Perché abbiamo cercato di viverla il più appieno possibile. Certo qualcosa ci è scappato, come qualche evento collaterale (tipo la masterclass sugli Orange Wine di Saverio Russo, o la zona whiskey). Quindi speriamo di ripetere il prossimo anno. E intanto che registriamo positivamente i dati conclusivi di questa quinta edizione – un incremento di pubblico del 30% – per l’Only Wine Festival 2019 già si parla di aumentare il numero delle cantine presenti, partendo da quelle internazionali. 

[Photo Credits: Maura Sveva Salvatore / Ufficio Stampa Only Wine Festival]

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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