Un Blog avvinato

Oltrepò Pavese

Un po’ di Oltrepò, appunti e speranze

in Wine World Di

Dato che martedì mi aspetta una mezza giornata in Oltrepò – per andare a visitare Tenuta Mazzolino – e visto che oggi piove come un normalissimo Ponte dei Morti, ho deciso di ripassare e di postare un po’ di appunti riguardo a questo meraviglioso territorio sul blog. L’Oltrepò è una zona importantissima dal punto di vista vitivinicolo e per la storia mondiale dell’enologia, è stata in passato sfortunata ma avrà un futuro radioso, ecco perché…

Forse non tutti sanno che l’Oltrepò un tempo era chiamato anche ‘Vecchio Piemonte’ perché in passato era parte integrante delle Stato sabaudo.

Ha delle pendenze uniche, tanto care a Lino Maga, il territorio si estende dalle colline che sovrastano la sponda destra del Po nella parte meridionale della provincia di Pavia, spingendosi fino all’Appennino. Come se fosse l’anello vitivinicolo che unisce la parte più orientale del Sud Piemonte, i Colli Tortonesi, e la zona più occidentale del Nord dell’Emilia, ovvero i Colli Piacentini.

Si calcola che nell’Oltrepò si produca all’anno il 55% del vino della Lombardia. Per avere una idea l’intera Regione nel 2017 ha prodotto 1.18 milioni di ettolitri. [Fonte]

Già solo così, con questa breve descrizione e con questi numeri, potrebbe sembrare il paradiso delle enologia e della cultura enoica italiana, ma purtroppo no… Non è così. Per una serie di sfortunati fattori ed eventi la storia dell’Oltrepò è stata complicata, a tratti molto travagliata e solo nell’ultimo periodo si stanno riprendendo spiragli di luce. Il nuovo momento d’oro del vino italiano sta facendo da traino anche per questa zona.

Un po’ di Storia dell’Oltrepò

Perché l’Oltrepò non è mai esploso da un punto di vista commerciale? Avrebbe avuto tutte le carte in regola per esplodere già decine di anni fa. Gran parte del problema è legato a una carenza di immagine, alla mancanza di una identità precisa.

La DOC infatti prevede ben 36 diverse tipologie di vini, tra queste 5 sono diventate Doc a sé: Bonarda dell’Oltrepò Pavese, Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese,Pinot Grigio dell’Oltrepò Pavese, Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese (vinificato in rosso), Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese.

Ben tredici (13!) sono i vitigni tutelati: Barbera, Croatina (detta localmente Bonarda), Uva rara, Vespolina detta anche Ughetta di Canneto, Pinot nero, Riesling ossia il cosiddetto Riesling Renano, Riesling Italico, Cortese, Moscato bianco, Malvasia di Candia, Chardonnay e Sauvignon.

Ci sono stati problemi storici legati alla distribuzione, perché i vini dell’Oltrepò si consumavano sul territorio o erano prevalentemente destinati alla metropoli più vicina: Milano. Questo legame con il capoluogo lombardo divenne un’esigenza. I clienti milanesi, che preferivano la zona alle porte di casa solo per risparmiare, avevano spinto troppo spesso i produttori a praticare prezzi stracciati. Quindi negli anni più neri l’Oltrepò era sinonimo di quantità e non di qualità. Inoltre la gran parte dei vigneti oltrepadani, mediamente di un ettaro e mezzo, erano coltivati da viticoltori part-time, non da veri vignaioli.

Il Pinot Nero dell’Oltrepò

La sorte si è sempre accanita sull’Oltrepò. Quasi una specie di maledizione. Una zona che si è persa con la tutela di più di 30 vini diversi, senza mai trovare un vero capofila. E quando fu trovato, ed è senz’altro il Pinot Nero, in Oltrepò non è mai stata scelta una via unica e forte. Perché il Pinot Nero nell’Oltrepò è possibile farlo in tre modi diversi: vinificato in rosso, o vinificato in bianco o spumantizzato. È facile quindi per il consumatore confondersi.

Un caso più eclatante può essere rappresentato dalla Bonarda, ovvero la Croatina. Il disciplinare consente di produrla ferma, vivace, frizzante, secca, amabile, dolce

Per la cronaca, il Pinot Nero dell’Oltrepò rappresenta circa il 75% dell’intera produzione nazionale del vitigno, così come la Croatina dell’Oltrepò rappresenta circa il 70% dell’intera produzione nazionale. [Fonte]

Poteva essere, anzi potrebbe ancora essere, la Borgogna d’Italia: ma bisogna imparare dai vigneron borgognoni, che hanno puntato principalmente la propria identità su due soli vitigni: il Pinot Nero per i rossi e lo Chardonnay per i bianchi. 

Le Bollicine dell’Oltrepò

C’è stato un periodo in cui l’Oltrepò poteva essere leader assoluto nel campo degli spumanti italiani: molto prima del Trentodoc, del Prosecco… Ma tutte le uve di Pinot Nero coltivate, poi, venivano vendute ad aziende di altre regioni che però non riportavano l’origine di provenienza sull’etichetta. Questo è stato un altro danno, un altro errore di comunicazione. E quando il metodo classico finalmente riuscì a emergere come figlio autentico del territorio dell’Oltrepò Pavese a quel punto fu già il momento del Franciacorta che “esplose” definitivamente, in Italia e all’estero.

Ma la ruota della fortuna gira e sono sicuro che il futuro sorriderà all’Oltrepò Pavese, come ha sorriso e ha dato nuove speranze a territori sicuramente meno vocati, consegnando a volte glorie nuove del tutto inattese.

Commenta

Gli ultimi da Wine World

Torna Su
Inline
Inline