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Vignaioli di Radda Chianti Classico

Nel Chianti Classico con
i Vignaioli di Radda

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Direzione Chianti, Classico, sulle ali dell’entusiasmo neanche minimamente scalfito dal traffico per i soliti lavori autostradali. L’appuntamento è con i Vignaioli di Radda. Freccia a sinistra, casello Valdarno, finestrino giù, boccata di aria fresca a pieni polmoni. Finalmente, uscire dalla città in un Venerdì con il sole alto nel cielo è pura felicità.  

E tutto, con la comparsa delle prime insegne delle aziende, magicamente sa di vino mentre si salgono le mille curve tra boschi e vallate. Strade del vino, Strade dei Castelli… che poi poco importa se nel passato fossero vere e proprie fortezze o piccole fortificazioni o torri d’avvistamento. Oggi nella gran parte di quei luoghi si producono con rigore nettari unici al mondo. La mente di qualsiasi enoappasionato percorrendo queste strade immediatamente vola e si concilia con l’ambiente, pregusta assaggi, bottiglie da comprare e soprattutto da bere.

Il buon Sangiovese è il vero signore in questo pianeta che è il Chianti Classico. Vitigno che qui assume caratteristiche diverse a secondo dove viene coltivato e vinificato. Bisogna dividere la mappa in microzone, come i francesi fanno con i cru. Non solo quello di Lamole sarà diverso da quello di Panzano, ma le caratteristiche mutano tra parcelle di terreno poco distanti tra loro. Questioni di territorialità che poi si ritrovano nel bicchiere e vale la pena andare a vedere, capire, anzi meglio camminarci sopra: terreni e terroir

Geograficamente siamo nel cuore della Toscana. Imprescindibile la differenziazione tra Chianti e Chianti Classico. Sbagliarsi qui potrebbe costare caro. Perché sono realtà ben distinte, con disciplinari diversi. Ci sono anche le storie leggendarie cariche di orgoglio di appartenenza che danno il senso di tutto. Non bisogna fare l’errore di togliere qualcosa a uno dei due, entrambi di diritto fanno parte dell’Olimpo del vino italiano e mondiale. Il Chianti Classico è il Gallo Nero, legato a Firenze, nonostante la grande vicinanza con Siena. Si tramanda che fu proprio questo caratteristico animale a far vincere la sfida al cavaliere fiorentino che sfidava quello senese nel tracciare i rispettivi confini. I due valorosi dovevano partire al canto dei rispettivi galli. Vinse Firenze perché il Gallo Nero, tenuto astutamente a stecchetto, si svegliò prima a causa della fame. Quello senese doveva essere stato più pasciuto e se la sarebbe presa più comoda… Leggende a parte qualcosa effettivamente si ritrova anche oggi. Un esempio può essere proprio Radda dove sto andando: di diritto in Provincia di Siena, ma ostinatamente legata a Firenze e alla Fiorentina. 

I love Radda

E giungo di gran volata al quartier generale dei Vignaioli di Radda, associazione nata da appena due anni, alla Casa Chianti Classico. Il programma prevede un giro in Off-Road tra le vigne, un incontro per parlare di Sangiovese e delle caratteristiche che questo vitigno assume nel chiantigiano e nei territorio statunitensi. A seguire degustazioni tra i banchi d’assaggio delle aziende raddesi. E per finire in bellezza cena, dove il piatto principale è il cinghiale (acerrimo nemico dei vignaioli, prima causa di gravi problematiche in vigna) e musica dal vivo. 

Appena arrivo l’eccitazione è quella da Jurassic Park: giornalisti, blogger e wineinfluencer salgono a bordo di cinque gipponi pronti a scarrozzarli in cinque differenti percorsi. Io entro su quello che fa uno dei percorsi più completi, sotto il comando dell’enologo Mauro Bennati, che passa per Monetamaggio e arriva fino a Monterinaldi. Si percorrono strade sterrate ed erti sentieri sui quali ci si appella a tutta la forza del 4×4 e alla tecnica del driver.

Tappa dopo tappa non solo si calpestano terreni diversi ma cambiano totalmente anche i passaggi. Si comprende così che il Chianti Classico è uno ma raccoglie tanti vini dalle identità molteplici. E questo si comprende già solo attraversando le zone del Comune di Radda. Ci sono vigne nelle vallate, sulle colline più dolci ma anche quelle che arrivano pure a discrete altezze. E a volte le pendenze diventano perfino eroiche. Allegramente sballottolati torniamo a casa… anzi a Casa Chianti Classico.

La parola passa ai Vignaioli di Radda. Che raccontano il loro progetto associativo, inclusivo, che vuole raccogliere sia i vecchi vignaioli ma anche le nuove generazioni. Puntare il più possibile su una agricoltura sostenibile. Custodire il territorio, senza cedere alle speculazioni economiche che potrebbero pagare bene subito ma danneggiare per sempre il patrimonio inestimabile che è il Chianti Classico. “Una tavola rotonda senza Re Artù“, dice Angela Fronti descrivendo il gruppo dei Vignaioli di Radda. Si parla anche dell’annata in corso, un po’ bislacca e penalizzata dal cattivo tempo. Ma i Vignaioli di Radda la prendono in maniera positiva. “Vorrà dire che usciranno vini diversi“, rassicurano. 

La giovane ricercatrice Valentina Canuti racconta a una sala gremita la storia del Sangiovese d’America, portato sulla West Coast con l’esodo degli italiani all’estero negli anni delle grandi migrazioni. Snocciola dati e racconta una ricerca molto tecnica resa possibile dalle università di Davis e di Firenze. Qualcosa di italiano è riuscito a sopravvivere nelle uve dei giganteschi vigneti della Napa e di Sonoma, dove temperature e condizioni meteorologiche sono completamente diverse da quelle chiantigiane. E a tutte queste caratteristiche geografiche va aggiunto anche il gusto “made in Usa”. Lo si percepisce facilmente all’assaggio dei tre vini d’oltreoceano presenti all’evento: “Vino Noceto” Sangiovese 2015, “Benessere” St. Helena Wineyard, “Venom” 2015 Seghesio. Di questi il primo si avvicina di più a uno stile italiano, per carattere varietale. Gli altri due sono vere bombe a mano, molto potenti dal punto di vista alcolico. 

Poi però ci sono anche i vini di Radda. Uno spettacolo. Ventitré aziende, dalle più giovani alle più blasonate. Un’occasione unica per scoprire il territorio nel bicchiere. Le voglio elencare tutte:

Borgo La Stella, Brancaia, Caparsa, Castello di Albola, Castello di Monterinaldi, Castello di Radda, Castella di Volpaia, Colle Bereto, Fattoria Carleone di Castiglioni, Fattoria Castelvecchi, Fattoria di Montemaggio, Il Barlettaio, Istine, L’Erta di Radda, Monteraponi, Montevertine, Podere Capaccia, Podere l’Aia, Podere Terreno, Poggerino, Pruneto, Val delle Corti, Vignavecchia.

Lo faccio perché indiscutibilmente il livello è davvero alto e consiglio i loro vini a tutti. Quindi se troverete una di queste aziende tra le bottiglie sugli scaffali in enoteca, o su una carta dei vini, sappiate che comunque berrete sempre bene. 

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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