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Mosnel portabandiera delle bollicine azzurre

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Continuo dentro di me a fare parallelismi tra la Champagne e la Franciacorta. Non so se sia giusto, certamente non potrà mai essere del tutto corretto. Ci sono le dovute differenze. Ma diciamo che la Champagne rimane il modello di ispirazione per le bollicine a livello mondiale. I migliori sono loro e c’erano certamente prima della grande carica dei produttori delle bollicine lombarde. Poi ognuno ha il proprio stile. Non è una gara, ma semplicemente un fatto di identità. Però ogni tanto gioco a costruirmi un ring immaginario e a metterci dentro concorrenti e sfidanti che possano gareggiare gli uni contro gli altri in una fantasiosa lotta in cui il metro di giudizio è solo quello del gusto. Dove contano solo colore, olfatto e sapore. Naturalmente in una Royal Rumble di bollicine dovrebbe contare anche il perlage…

E se fosse un’Olimpiade dei vini, chi potrebbe portare in alto i colori dell’Italia per la categoria Metodo Classico? Che poi essendo un’Olimpiade moderna figlia di Pierre de Coubertin, quindi di matrice francese, la categoria prenderebbe il nome di Metodo Champenoise… Comunque a rappresentarci abbiamo i nostri campioni, possiamo stare tranquilli che la nostra delegazione può contare su autentici fuoriclasse, e per questa categoria addirittura in molti sarebbero in lizza come portabandiera. Senza che faccio l’appello completo…, ma tra questi ne nomino uno: Mosnel.

Grande azienda, per storia, tradizione ed innovazione. Tra le prime in Franciacorta, la storia inizia nel lontano 1836, e soprattutto tra le prime a convertire le vigne al biologico.

Mosnel , che significa “pietraia”, con i suoi 41 ettari di vigneti tra Brescia e il Lago di Iseo, ha una offerta di prodotti di tutto rispetto, alcuni dei quali sono veramente dei top di gamma assoluti. 

Per esempio l’EBB (100% chardonnay) è un grande vino. Bello pieno, compatto, raffinato, persistente… Ti rendi conto finalmente di stare bevendo una grande bollicina, pensata soprattutto a invecchiare. A durare nel tempo! Soprattutto ti immagini che possa avere una bella evoluzione col passare degli anni, tutta da scoprire. E, per la cronaca, esce anche a un prezzo molto più che giusto.

Ma la classe di Mosnel emerge grazie all’utilizzo sapiente del Pinot Noir. D’altronde è quasi sempre merito di questo vitigno se riusciamo a ritrovare nel calice della poesia.

Parosé è un termine che solo Mosnel si poteva prendere. È chiaramente una crasi tra la parola Rosé e Pas Dosé. Che tradotto in lingua volgare significa uno spumante, metodo classico (quindi rifermentato in bottiglia), al quale non sono stati aggiunti zuccheri o lliqueur di expedition, vinificato in rosa.

70% Pinot nero e un 30% di Chardonnay.

Tutto ciò rappresenta una sfida notevole in cui si mette in evidenza tutta la maestria e le professionalità (plurale non casuale) delle persone che lavorano dietro ogni bottiglia.

È pura tecnica ed estro. Vuol dire gareggiare nella competizione più difficile. Vuol dire non poter permettersi errori, data l’impossibilità di correggerli o mascherarli.

Vuol dire essere un atleta di Triathlon, se non di Iron Man (ergo: al livello massimo), delle bollicine. Come tutti i campioni, anche qui c’è un segreto. In questo caso un vigna di Pinot Noir che viene presa dall’azienda come metro di giudizio dell’annata ed è la colonna portante di tutti i vini Mosnel a base di questo vitigno.

A proposito di competizioni: il Parosé nel 2014 è stato premiato come migliore Pas Dosé del mondo agli Champagne & Sparkling Wine World Championships e anche quest’anno ha vinto la medaglia d’oro.

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