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È morto Gianfranco Soldera nella sua Montalcino

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È morto Gianfranco Soldera. La notizia è arrivata in tarda mattinata nella giornata di oggi, Sabato 16 Febbraio. Il vignaiolo nato a Treviso nel 1937, sarebbe stato vittima di un incidente, proprio tra le vigne a Montalcino.

La notizia è stata data dalla testata online Wine News e ha subito lasciato sgomenti e sconcertati tutti gli appassionati di vino.

Sui social i primi messaggi di condoglianza. Gianfranco Soldera che visse a Milano come broker finanziario, si trasferì a Montalcino nei primi anni ’70.

Fu un produttore tra i più amati e apprezzati del mondo, anche da illustri suoi colleghi, ma anche il più discusso per il suo approccio unico alla vigna.

Prediligeva “il naturale”, e i suoi vini vengono battuti all’asta ogni giorno a cifre astronomiche.

Il Manifesto di Gianfranco Soldera

“Un grande vino si distingue per armonia, eleganza, complessità e naturalità”,  queste sono le sue parole che fanno da manifesto nel sito internet dell’azienda.

“Significa equilibrio e proporzione, finezza, molteplici sensazioni di profumi, di gusti. Vuol dire usi di uva sana, matura, trasformata, seguendo il processo naturale, senza aggiunta di prodotti chimici, coloranti, conservanti o altre sostanze non presenti nell’uva (tannini di quercia, ecc.)”.

“Un grande vino ci dà soddisfazione, senso di benessere, voglia di berlo ancora; fa nascere e crescere la convivialità e l’amicizia. È unico, raro, tipico, longevo. In esso si riconosce il microterritorio, la vigna dove è nato. Il vino del cri Intistieti per esempio, è diverso da quello della vigna di Case Basse, pure vicinissima”.

“Un grande vino non è sostituibile, perché ha caratteristiche uniche, come ogni opera d’arte. dell’annata 1989 non ho venduto una sola bottiglia, perché non ho ritenuto quel vino all’altezza del mio livello abituale di qualità”.

“Un grande vino è raro, al vertice di una piramide di circa 20 miliardi di bottiglie prodotte nel mondo ogni anno. Non più di 50-60.000 possono arrivare in cima”.

“Un grande vino è longevo: deve migliorare, almeno nei primi vent’anni, e dare sensazioni diverse nel tempo. È l’unico prodotto naturale commestibile che può durare più a lungo della vita di un uomo”.

“Certamente Armonia, Eleganza, Complessità, Naturalità, Tipicità, Unicità, Rarità, Longevità sono valori che elevano notevolmente il prezzo di un vino. Del resto qualsiasi prodotto con queste caratteristiche ha costi elevatissimi.

“Bellezza e bontà esigono tempo, esperienza, investimenti notevoli. Produco in media 15.000 bottiglie l’anno. Ma ne riduco drasticamente il numero se l’annata, per la cattiva stagione atmosferica, non è all’altezza. Su 30 annate, 27 sono state eccellenti: un record. La migliore, storica, è quella del 1979. Vino è comunque e sempre soggettività: la stessa bottiglia può valere 500 euro per una persona e nemmeno 1 euro per un’altra”.

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