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È morto Beppe Rinaldi, anima autentica di Barolo

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Beppe Rinaldi è morto a seguito di una malattia che sarebbe peggiorata negli ultimi mesi. La notizia è arrivata quando proprio non te l’aspetti, in tarda serata, a guastare la prima domenica di settembre.

È bastato un post su Facebook a innescare immediatamente il tam-tam e i messaggi di cordoglio, d’altronde Beppe Rinaldi era tanto amato dagli appassionati di vino di tutto il mondo. Produttore e anima autentica di Barolo, un duro e puro (di quelli oramai più unici che rari). Oltre a fare vini meravigliosi era una persona schietta e sincera.

“Non ce ne sono più di uomini e giornalisti come Veronelli. Oggi fare gli struzzi nel mondo del vino è diventata una prassi.Oggi l’omertà è ovunque”

Il soprannome, “Citrico“, rende bene l’idea e fotografa l’anima della persona. Con l’amico di Luigi Veronelli, aveva sempre denunciato i problemi che affliggono il comparto vino. E non aveva paura di parlare di giornalisti che, mettendo la testa sotto la sabbia, facevano gli struzzi.

Il suo approccio alla vita veniva applicato al vino. Vini da collezione, vere e proprie bottiglie cult. Rigorosa attenzione alla natura e all’ambiente, ma soprattutto alla salvaguardia della tradizione di Barolo. Condannava i vini di pronta beva,  mentre i suoi venivano concepiti per un lungo invecchiamento, per esaltare i prestigiosi cru di Brunate, Cannubi-San Lorenzo e Ravera. Terroir inestimabili.

“Cos’è il Barolo per me? Un vino interlocutorio di fronte al quale ti senti sperequato, che ti mette sempre alla prova”

L’azienda di Giuseppe Rinaldi fu fondata nel 1890, dal capostipite Battista. Con la morte di Beppe, le redini passeranno definitivamente alla figlia Marta, che già da diversi anni, dopo aver preso la laurea in enologia ad Alba, conduceva con il padre.

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