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Mercato dei Vignaioli Indipendenti a Roma

Cinecittà, il mercato dei vini Fivi è uno spettacolo

in Eventi Di

Cinecittà, ciak si gira. Chi è di scena? Il vino. Anzi, i vini. Quelli esclusivamente targati Fivi. Sul cancello d’ingresso domina la gigantesca insegna che ha fatto la storia del cinema italiano. Per chi non è del jet-set, sinonimo di limite invalicabile. Ma non questa volta. Non in occasione del Mercato dei Vignaioli Indipendenti.

È strano e allo stesso tempo parecchio accattivante fare una degustazione all’interno di un teatro di posa. Eppure grazie alla Fivi possiamo dire di aver fatto anche questa esperienza.

Ma cos’è la Fivi? Una figata: la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Qualche dato al volo per rendere l’idea: 80 milioni di bottiglie commercializzate, 11 mila ettari coltivati, 700 milioni di euro di fatturato totale, 280 milioni di euro di export e 11 mila produttori associati.

E se siete allergici ai numeri la possiamo mettere sul piano pratico: quando trovate sulla capsula di una bottiglia il marchio della Fivi sappiate che state per bere un buon vino (se non, a volte, super). In pratica è diventato un marchio di garanzia, in alcuni casi molto più valido di tante fascette Doc, Docg

Quindi superato con un certo timore reverenziale il cancello siamo dentro. Per raggiungere il teatro dell’evento si doveva fare una passeggiata tra gli studios capitolini, tra un vigilissimo cordone della security, degno del Royal Wedding di Harry e Meghan. E tra le note di qualche orchestra che provava lì nei paraggi, si arriva finalmente al leggendario Teatro 10, tra i più grandi di Cinecittà. Appena siamo dentro veniamo colpiti dall’impatto scenico della manifestazione. Otto file lunghissime, interminabili, di banchi d’assaggio, con migliaia di bottiglie. Mentre sulla parete in fondo alla sala viene proiettato Rupi di Vino, il documentario dedicato alla agricoltura eroica in Valtellina, firmato dal grande regista Ermanno Olmi (venuto a mancare proprio recentemente, il 7 maggio 2018).

Per il Mercato dei Vignaioli Fivi è la seconda edizione capitolina. L’anno scorso la location era stata un’altra, il Salone delle Fontane, altrettanto bella ma in cui ci si stava un pochino più stretti. Il cambio è stato oculato perché quest’anno i numeri degli ingressi sono aumentati di almeno il 30% (a occhio, non abbiamo dati ufficiali). Quindi ci piace osservare uno sviluppo, una crescita e un miglioramento.

Ci sono ancora dei dettagli da aggiustare? Sì: la distanza con il parcheggio, il fatto che dentro non prendevano i cellulari, faceva un discreto caldo… Piccole cose, però intanto chi c’è stato può dire di avere degustato vini fantastici in una location unica ed esclusiva. Qualcosa che rimarrà cult e forse irripetibile. Su una cosa però premiamo un po’: gli orari. L’orario è fondamentale ed è sempre un argomento delicato, soprattutto per un evento dove si bevono bevande alcoliche. Di norma più si spostano le lancette verso la sera e più c’è il rischio che diventi un evento “caciarone” per gente che si vuole solo ubriacare… Il compromesso lo consigliamo noi: potrebbe essere un ultimo ingresso alle 19 per permettere alle persone di degustare senza l’ansia di essere cacciati almeno fino alle 21. In questo caso i giochi sono finiti alle 20, con il sole ancora splendente nel cielo.

Comunque bisogna fare i complimenti agli organizzatori perché in soli due anni il Mercato della Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti è già diventato uno dei più importanti appuntamenti del panorama del vino a Roma. In tempi da record, sottolineiamolo.

Vignaioli Indipendenti

Non è ancora però esplosa qui, come invece accade in quello di Piacenza, la moda del carrello. Ancora il pubblico romano non ha compreso l’opportunità di comprare direttamente dai produttori a prezzi molto più convenienti rispetto all’enoteca sotto casa. Ma ci arriverà…

Cartina alla mano, come turisti stranieri in un luogo nuovo da esplorare ci siamo spostati per venti minuti, curiosando in giro tra tantissimi espositori fantastici. Cercando di elaborare un “piano d’attacco” per tutti questi meravigliosi vini. Rendendoci conto che l’Italia del vino è stata bene rappresentata, la scaletta logica è stata immediatamente la più elementare possibile e prevedeva: bollicina, vini bianchi secchi, vini rossi, rossi importanti e passiti. Come spesso accade la scaletta è stata stravolta più volte a “causa” di qualche generoso produttore a cui non siamo riusciti a dire di no.

Tanto per essere bastian contrari partiamo dall’ultima lettera dell’alfabeto, la “z” di Zanotelli. E più specificatamente iniziamo dal nord d’Italia, nella Val di Cembra, zona paradisiaca, tra le montagna trentine, vocata al vino dal lontanissimo IV secolo a.C., come testimonia il ritrovamento di un antico vaso vinario. Il lavoro in vigna tradizionale è tramandato con fierezza da… sempre. Il primo calice per noi è una stupenda bollicina, “For4neri“, un Trendodoc brut, prodotto da uve Chardonnay scelte quando raggiungono la giusta maturazione zuccherina in equilibrio tra acidità e aromaticità. Davvero buono. Da Zanotelli regnano i bianchi come il Pinot Grigio, il Kerner e il Riesling. Anche con i vitigni ibridi: Manzoni bianco e il Muller Thürgau. Tutti rappresento un bel ventaglio, dai più secchi ai più profumati. Vini puliti, senza difetti e sinceri dal primo all’ultimo bicchiere.

Dal Trentino all’alto Adige è un attimo, così come riempire il carrello con le prime bottiglie, quelle di Armin Kobler. L’azienda si trova a Magré, a sud di Bolzano e a pochi passi dal fiume Adige. Kobler inizialmente vendeva solamente uve, poi decise di fare il grande passo e produrre direttamente il vino. Il risultato è stato felice. Non tantissime bottiglie all’anno, ma molto buone. Sei vigneti, sei etichette. E ogni etichetta riporta la provenienza del contenuto su una mappa in forma stilizzata. La missione di Kobler è quella di trasmettere il più possibile la territorialità. Ogeaner è uno Chardonnay fruttato ma delicato, con un finale minerale e sapido. Particolarissimo Oberfeld, Pinot Grigio, con forti sentori di melone e pera. Poi c’è Feld un Gewürztraminer straordinario, che tutti quelli che amano gli aromatici devono provare (lo ameranno).

Kobler Mercato FIVI Roma

E ci spostiamo in Sicilia, così senza troppo pensarci. Troviamo un’azienda, Terra Costantino, che ci piace tanto e che lavora in uno dei posti più unici al mondo: sul vulcano Etna. Esattamente sul versante sud-est, in Contrada Blandano. Vigneti ad alberello a mille metri di altitudine, che dalla montagna guardano il mare. Abbiamo provato il “DeAetna Rosso”, Etna Rosso doc: Nerello Mascalese 90%, Nerello Cappuccio 10%, da vigneti di 40 anni. E il “DeAetna Bianco”, Etna Bianco doc: Carricante 80%, Catarratto 15%, Minnella 5%. Per entrambi: agricoltura biologica. Ci hanno entusiasmato tutti e due gli assaggi. Il primo ti scalda il cuore senza appesantirti, il secondo ti colpisce per una elegantissima sapidità.

Rimaniamo in Sicilia, ma ci spostiamo su un’altra isola speciale. È bello ritrovare la meravigliosa Pantelleria anche qui a Roma, presente con l’azienda Cantina Gabriele. Qui le vigne ad alberello si fanno ancora più piccole e per lavorarle ci vuole sapienza e tanta pazienza. Don Klocks è un vino bianco secco che non si discosta troppo da un passito per il suo corpo avvolgente. Zibibbo in purezza in cui si riconoscono sentori di frutti caramellati, al naso e alla beva. Davvero piacevole. Ovviamente c’è anche il passito, simbolo di un isola unica al mondo. Bagghiu viene vinificato nella maniera tradizionale, con le uve stese per terra sotto al sole. Un passito che ricorda la popolare e pantesca “passulata“, non troppo carico, facile anche per chi non ha confidenza con i “vini da meditazione“.

Risaliamo lo Stivale e torniamo sul “continente“. Approdiamo idealmente in Calabria in un’altra azienda che ci è piaciuta tanto: Terre di Balbia. Sorge sui vigneti che appartenevano a un’altra grandissima azienda del nord, Venica e Venica, ma che furono giù precedentemente celebrati da Plinio di Vecchio. E dal borgo medievale di Altomonte in provincia di Cosenza due vini finiscono nella lista dei “favourite”: Fervore, Magliocco Dolce in Purezza, e un rosato, Ligrezza, Gaglioppo 100%.

Rimaniamo in Calabria, sempre in tema di ottimi vini rossi, e assaggiamo i vini di un’azienda praticamente tutta al femminile: Tenute Pacelli. Prima assaggiamo uno scalpitante Terra Rossa (naturale), poi un sofisticato “bordo-calabrese“: Zio Nunù (Merlot e Cabernet Sauvignon).  Quest’ultimo ci ha davvero impressionato: è morbido ma ha carattere.

Saliamo in Puglia e le cose si fanno ancora più serie con i vini iconici di Gianfranco Fino. La passione sfrenata per la ricerca della qualità estrema fa nascere “Es“, nome freudiano, per un Primitivo del Salento dall’eleganza infinita ma che non risparmia neanche una goccia in struttura e forza. Gli assaggi (Es 2015 e 2016) sono fulminanti, ci rendiamo conto di essere di fronte a due vini tra i migliori dell’evento.

[Ci sarebbe da raccontare tanto su questa azienda, della conduzione dei vigneti in biodinamica, del lavoro certosino in cantina… Speriamo di avere un’altra occasione per parlarne al meglio].

Il Mercato dei Vignaioli Indipendenti è un’occasione importante per conoscere tanti giovani produttori. Tra questi ci fa piacere incontrare Simone Giacomo. Ci racconta della sua cantina meravigliosa a Castelvenere, in provincia di Benevento. Scavata nel tufo, su tre livelli, in perfetta integrazione con il territorio. Dotata non solo pannelli fotovoltaici ma dispone anche di un sistema per la raccolta di acqua piovana. I vini sono altrettanto interessanti:  la Falangina del Sannio e il Bianco del Benevento, che è un blend di Malvasia di Candia (80%) e Trebbiano Toscano (20%). C’è anche una buona Barbera, campana, che ci intriga tantissimo per le sue origini misteriose.

Mercato Vignaioli fivi Giacomo Simone

Lazio, aria di casa. Incontriamo l’azienda Trebotti, che prende il nome non dai recipienti per affinare il vino ma dalla famiglia Botti, tre fratelli -appunto – che avviarono la produzione vitivinicola a Castiglione in Teverina, poco distante da Viterbo, nel 2003. Il sottotitolo aziendale è tutto un programma: Giovani, Indipendenti e Bio. Che si può declinare in sostenibilità, qualità, natura e salute. Il vino che ci colpisce di più è “L’Incrocio“, ovvero un Manzoni bianco in purezza. Ci sarebbe da approfondire un legame parentale con il grande enologo che diede vita proprio all’Incrocio Manzoni. Per il momento rimaniamo sbalorditi dal ritrovare in bottiglia un Manzoni bianco laziale così buono (abbinamento consigliato? Pasta alla Carbonara!). L’azienda oltre a essere certificata bio ha anche il certificato vegan.

Palazzone, grande azienda di Orvieto, in Umbria, poco dopo superato il confine con il Lazio. L’avevamo visitata solo qualche mese fa, ed è stato bello ritrovarla a Cinecittà. Ancora più bello riempire i nostri calici di Campo del Guardiano, secondo noi tra i migliori vini del centro Italia. Un vino unico che nasce da una selezione di Orvieto Classico Superiore Doc e che regala emozioni diverse a ogni assaggio. Ci piace anche il Terre Vineate, (sempre un Orvieto Classico Superiore Doc), che nella sua grande semplicità riesce a consegnare a chi lo beve tutta la territorialità orvietana. Palazzone ci ricorda anche l’importanza dei vini dolci con due splendidi esempi: V’Indugio, una bottiglia da mettere al centro del tavolo alla fine di una cena tra amici (parola nostra finirà in meno di 15 minuti). L’altro è la Muffa Nobile, Botrytis Cinerea, che intrigherà qualsiasi enoappassionato.

Anche la Toscana è ben rappresentata. Due le aziende del Chianti Classico che ci fanno sempre battere forte il cuore: Istine (Radda) e Le Cinciole (Panzano). Due eccellenze che ci dimostrano come il Consorzio del Gallo Nero sia uno ma con peculiarità differenti.

Pure il Chianti c’è, con Podere di Pomaio (Arezzo), che propone vini rossi delicati, anzi “sussurati“. Per noi il vino simbolo di questa azienda potrebbe essere Origini, quello che ha sull’etichetta i duellanti, i quali in mano al posto delle spade hanno delle bottiglie. Un vino semplice ma di grande eleganza, naturale ma allo stesso tempo molto equilibrato.

Liguria, terra del Pigato. L’azienda Vis Amoris declina questo vitigno autoctono in tutte le forme possibili con risultati stupefacenti, come fanno i marchigiani con il Verdicchio: dal Metodo Classico dosaggio zero fino al passito. In particolare Sogno ci incanta. Nasce nella parte più alta di una collina sopra Imperia, nel bicchiere sembra inizialmente timido ma piano piano si apre e sa regalare emozioni.

Dal Veneto sono scese tantissime aziende, riempiendo uno spazio consistente del Teatro Dieci di Cinecittà. Però già solo all’idea di assaggiare vini come l’Amarone o il Ripasso (per carità, eccellenze) cominciamo a sudare in una domenica romana ormai decisamente estiva. Ma non si può non mettere una spunta “check” anche su di loro, quindi ne abbiamo scelte due: Franchini e Massimago. Del primo segnaliamo due vini molto interessanti: l’Amarone della Valpolicella Classico Riserva “Costa d’Angelo”  e il Rosso Veronese “Azzardo” (blend di Corvina gentile, Cabernet Sauvignon, Merlot e Rebo). Del secondo un simpatico Ripasso Marchesa Mariabella, e un superlativo Amarone della Valpolicella Docg, prodotto da uve bio attentamente selezionate. Di Massimago non può mancare anche una “bonus track” divertentissima e unica nel suo genere: Magò, una bollicina brut rosé, da uve 100% Corvina.

Una grande regione come il Veneto non regala solo grandi vini rossi, o bollicine, regala anche sorprese e vini bianchi. Calalta è una piccola e giovane realtà che sorge in una zona collinare ai piedi del Monte Grappa. Essere giovani vuol dire avere l’entusiasmo e la voglia di sperimentare cose nuove. Così proviamo un vino interessantissimo: Mentelibera, 58% Bronner, 31% Incrocio Manzoni e 11% Riesling. Il risultato è super: una beva verticale e morbida, allo stesso tempo. Segnaliamo anche un Riesling Renano esaltante, Davvero, anche questo molto originale, che fa una macerazione post fermentativa di 10 giorni. Non è quindi il classico Riesling dove dominano solo le note di idrocarburi, ma si ritrovano note fruttate e sentori balsamici, in una complessità meravigliosa.

Continua il nostro blitz nel Veneto dei vini bianchi sensazionali. Borgo Stajnbech produce un sauvignon che fa scuola (Bosco della Donna). In questa occasione proviamo anche un’altra bottiglia fantastica: 150 Lison Classico DOCG. Vitigno Lison in purezza, proveniente da Belfiore (Lison-Pramaggiore), regala morbidezza, persistenza, eleganza e un finale leggermente ammandorlato.

Arrivamo praticamente in chiusura a un’azienda molto giovane, dallo stile hipster e che ci piace molto. Villa Job lavora in biodinamica e fa della macerazione un’arte:  leggera ma lunga nel tempo, dura ben 62 giorni. Abbiamo provato il Pinot Grigio, il Sauvignon e la Ribolla Gialla. Tre casi in cui si esce dagli schemi classici, senza arrivare a degli estremi fastidiosi. Da segnarsi, comprare, bere con calma e con gioia. C’è anche un rosso di carattere, naturale e con zero solfiti (orgogliosamente scritto sull’etichetta): Serious, 100% Refosco dal Peduncolo rosso. Il Friuli c’è, alla grande.

Vignaioli giovani, indipendenti, legati al territorio. Nel segno della meglio gioventù targata Fivi c’è anche Arpepe, azienda della Valtellina. In Lombardia il Nebbiolo è buonissimo, viene coltivato su terrazze, poi messo su cassette caricate sopra le spalle prima di venire, non senza fatica, vinificato sapientemente in cantina. Il Rosso della Valtellina base Arpepe è un vino che può accompagnare qualsiasi tipo di serata e stare su tutte le tavole. Per chi ricerca qualcosa in più c’è Il Pettirosso, Docg superiore, uve provenienti dai vigneti di Sassella e Grumello. Arpepe offre tante altre etichette da provare, ma purtroppo abbiamo finito il tempo a disposizione.

C’è spazio solo per due bicchieri volanti, e per chiudere davvero in bellezza scegliamo una bollicina. Un fantastico Franciacorta: Rizzini, brut 2010 (100% chardonnay) e un millesimato 2008. Quest’ultimo davvero sublime.

P.s.

Abbiamo trovato finalmente il vino ideale da abbinare alla pizza: Aboccaperta, un Trebbiano Frizzante, Azienda Agricola Giovannini.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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