Un Blog avvinato

Mario Soldati, un Wine Blogger antesignano

in Manifesto Di

Se Mario Soldati fosse tra noi, magari con un’età tra i 30 e i 60 anni, sarebbe sicuramente un wineblogger. Magari eserciterebbe questa professione destreggiandosi tra mille altri mestieri, così come fece davvero nella sua eclettica vita. Ma sicuramente scrivere di vini su internet, attraverso un computer o meglio su un portatile, in giro per il mondo, lo avrebbe appassionato.

La conferma a questa mia idea l’ho tratta da un passaggio dei sui diari raccolti nel libro “Vino al Vino”, edito da Bombiani, che riporto qui fedelmente:

” […] il mistero del vino di un tempo sarà svelato soltanto il giorno in cui qualcuno inventerà il computer organolettico, capace non di archiviare i componenti chimici del vino, ma di descrivere il suo gusto e il suo profumo e, soprattutto, di riprodurlo fornendone campioni anche a distanza di secoli. Allora, forse, tutto sarà senza inganni, come nell’Età dell’Oro. Prima ancora di assaggiarli, conosceremo i vini contemporanei  per quello che realmente valgono, e perfino la sigla Doc non farà più ridere”.

È sicuramente una lettura interessante, anzi direi appassionante, quella delle 800 pagine del maestro letterato-artista, che girò l’Italia in età matura alla ricerca dei vini veri o vini genuini. Certamente negli anni di Soldati non c’erano le tecnologie di oggi. Le informazioni che Soldati utilizzava provenivano da antichi libroni, dalle prime guide, dalle informazioni che gli passava qualche amico, come lo stimato Luigi Veronelli. Poi bastava un telefono, a volte a gettoni, e si recava agli appuntamenti, sui luoghi dove si faceva il vino, direttamente dai produttori, oppure dai consorzi e dalle associazioni, confrontandosi con i vari presidenti e segretari.

Come fanno i migliori giornalisti e wineblogger di oggi (e come fa chi scrive su Radio Bottiglia). Certo il mondo analogico e l’Italia del dopoguerra fino agli ’70 avevano e hanno un fascino impareggiabile e il passaparola, il consiglio bisbigliato, valeva cento volte di più di un post su Facebook in un gruppo di eno-strippati.

Oggi vs Ieri: l’eredità di Vino al Vino

Certamente Vino al Vino è una testimonianza di grande valore. È un libro istruttivo, soprattutto per i trentenni o le nuove generazioni che si avvicinano ora all’enogastronomia e che rischiano di dare molte cose per scontato. Un libro che è un prezioso cimelio di tutte le cose che non ci sono più. Di molte aziende che hanno chiuso i battenti, di un certo modo di fare il vino che non si usa più.

E questo in alcuni sensi è una disgrazia (penso a tutte quelle piccole-medie aziende che non ci sono più). Ma in altre una fortuna: quei vini che Soldati condannava, che abusavano di pastorizzazioni e refrigerazioni… Tecniche per lo più abbandonate.

Altre cose, sempre belle, invece sono rimaste. Penso al paragrafo in cui Soldati racconta della sua visita al luogo dove si produce il San Leonardo, un vino leggendario che c’è ancora, e oggi come ieri rimane eccezionale. Oppure quando Soldati ci racconta dell’incontro con un giovane Emidio Pepe. Fino a quel momento lo scrittore non sapeva niente dell’esistenza di quel produttore ma una volta conosciuto già aveva pronosticato che Pepe avrebbe fatto grandi cose.

Sono sicuro che Mario Soldati oggi sarebbe stato più confortato rispetto ai tempi che ha vissuto. Una cosa che gli stava a cuore era, ad esempio, la distribuzione capillare dei vini. E oggi con internet si può comprare qualsiasi vino, anche delle aziende più remote. Perché sappiamo che possiamo arrivare dappertutto, con un click. Un’altra certezza è che tutta l’ondata dei vini (quelli buoni) naturali a Soldati gli avrebbe fatto piacere. E avrebbe trovato interessanti anche quelli con dei difettucci.

In assoluto l’importanza di avere qualsiasi tipo d’informazione, a portata di mano per Soldati sarebbe stata davvero “la rivoluzione” che si auspicava. D’altronde la rinascita del vino italiano, e del mondo, deve molto anche a questo. E un po’ anche a Soldati, che con il suo vagare e comunicare il vino, con i mezzi dell’epoca, ha fatto molto.

Leggendo il libro emerge naturalmente il personaggio di Mario Soldati, o meglio la persona. Un vero gentleman, che con grande classe non si erge mai a professore o a esperto di vino. Che con grande umiltà indaga, scava, va affondo alle storie, alle personalità degli uomini che fanno il vino. Con un approccio mai troppo tecnico ma che racconta benissimo quello che vedeva e soprattutto quello che beveva. Piuttosto utilizzava tutta la sua grande capacità di scrittura, il suo lessico ricco, che passava da un linguaggio aulico a uno più moderno e discorsivo.

Insomma una lettura che fa bene e che fa diventare il libro un compagno ideale, sul comodino del letto o in valigia.

Un’ultima cosa. Se da una parte bisogna dire “grazie” alla casa editrice Bombiani che ha ristampato i preziosi diari dall’altra vorrei fare una piccola critica. Il libro ha una copertina davvero misera, e non parlo della grafica, ma proprio della carta. Se è vero che la mia copia ha girato con me per tanti viaggi durante tutta l’estate, dal mare alla montagna, dalla campagna alle città europee, però non è possibile che si sia usurato malamente in così poco tempo. Cara casa editrice che ha pubblicato grandi (e grossi) libri come il Signori degli Anelli, per 23 euro, fate delle copertine più resistenti. Suvvia.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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