Un Blog avvinato

Marco Carpineti Vista dalla Cantina

Cavalli in vigna e biodinamica, da Marco Carpineti

in Wine Tour Di

Dice bene il payoff della Regione Lazio: “Eterna Scoperta”. Più giro per i vigneti di questa Regione e più mi accorgo che c’è tanta bellezza e troppo sottovalutata. Quindi a maggior ragione questo slogan si può declinare soprattutto al vino laziale, sempre poco rappresentato nelle carte dei ristoranti o agli eventi del settore.

Eppure le botticelle da fraschetta, le vinerie da vino sfuso, appartengono a un passato da libri di storia. I vini del Lazio oggi sono di grande qualità e hanno proprie identità. Stiamo vivendo gli anni del risorgimento del vino italiano, e senza dubbio anche il Lazio sta dando il suo contributo. Possiamo dirlo con certezza: questa è una realtà che durerà per molti anni. E un esempio eccellente è sicuramente l’azienda Marco Carpineti.

Dice il saggio: si raccoglie quello che si semina. E quello che sembra avere del miracoloso in realtà è il frutto concreto di fatiche e di passione, di decisioni determinanti, a loro volta figlie di impostazioni solide. Questa è l’immagine nella mia testa dell’azienda di Marco Carpineti  che è semplice, nitida ma allo stesso tempo di grande forza.

L’azienda agricola si trova a Cori, piccolo borgo laziale che sorge nella parte meridionale del Lazio, che io raggiungo percorrendo la Pontina, e tagliando poi verso l’entroterra. Nonostante tanti anni di vacanze tra Anzio e Nettuno non avevo mai fatto un giro per queste campagne. Per il famoso Agro Pontino. Quello bonificato durante il Ventennio e protagonista del libro di Antonio Pennacchi “Canale Mussolini”, che gli valse il Premio Strega.

Ho provato un certo stupore devo ammetterlo. Non mi aspettavo di attraversare un vero e proprio mare di vigneti, che dalla Pontina sale su, fino ai Monti Lepini. Vigne ovunque, anche nella Casa Circondariale di Velletri, che si notano percorrendo via Campoleone. E chissà che vino producono i detenuti, scommetto buono.

Io però stavo andando in direzione Cisterna Latina, esattamente alla tenuta San Pietro, di Marco Carpineti. Certo quei vigneti che avevo appena visto non erano niente in confronto, per bellezza, a quelli che girano intorno a un grande e bellissimo vecchio casale rosso, ristrutturato di recente, dimora del figlio di Marco Carpineti, e cuore della Tenuta San Pietro. Le differenze sono chiare al primo sguardo. La maggior parte delle vigne che avevo visto venivano condotte con un metodo tradizionale, addirittura coperte con le reti antigrandine. Le vigne di Marco Carpineti oltre a essere oggettivamente più belle, sono anche un presidio di un’agricoltura scrupolosamente biologica, anzi biodinamica. Se non sbaglio Marco Carpineti fu il primo a dare questo tipo di impostazione nel Lazio. Una visione che ebbe venti anni fa, quando decise di lasciare un impiego al Comune. La visione poi è divenuta realtà: qui si utilizzano i cavalli per i lavori in vigna, ci si avvale del cornoletame, si pratica il sovescio, si adopera pochissimo rame e viene fatta la vendemmia verde

Protetti da un anello boschivo (anche questo un sistema per custodire l’agricoltura bio), i vigneti sono rigogliosi e le varietà coltivate sono tutte autoctone. Mi impressiona anche la grandezza dei grappoli (anche in una annata non proprio clemente come questa). In particolare del Bellone, chiamato anche Cacchione o, in tempi antichi, “Uva pane”. Può essere considerato il vitigno simbolo dell’azienda di Cori. Un tempo sottostimato perché dava un frutto che veniva utilizzato come uva da pasto, o da taglio, invece oggi è stato rivalutato e, da Marco Carpineti, declinato in diverse etichette, perfino in uno spumante, molto buono. Kius (millesimato) è un Bellone in purezza spumantizzato con Metodo Classico. Io ho provato un 2015, dalla bollicina fina nel bicchiere ma potente al palato. Sboccatura febbraio 2018, 24 mesi sui lieviti,  citrino il giusto. L’azienda produce anche un altro “sparkle wine“: “Kius Extra Brut“,  un rosé, sempre metodo classico, prodotto da uve 100% di Nero Buono di Cori.

Due sono gli enologi che lavorano con Marco Carpineti: Francesco Silvi, giovane quarantenne ma considerato come una figura storica nell’azienda, ed Emiliano Rossi, che ha lavorato molto in Franciacorta e sicuramente starà dando il suo contribuito in particolare per quanto riguarda la produzione degli spumanti.

Risalgo in macchina e mi dirigo verso Cori, dove l’azienda ha il suo headquarter: le cantine, una struttura per l’hospitality e naturalmente altri vigneti. In tutto sono circa 65 gli ettari vitati, 10 di ulivi monocultivar. Bottiglie prodotte all’anno: intorno alle 350 mila. Una grande azienda, quindi, super per il rapporto quantità/qualità.

Girando per la cantina, nonostante le luci molto soffuse, spiccano le barrique, ma in particolare le anfore. Anzi sarebbe più corretto definirle olle, oppure orci. Questi recipienti di terracotta donano qualcosa in più al Bellone, e il risultato è straordinario. Un vino che ho degustato a lungo e che mi è piaciuto davvero tanto. Nel calice è di un colore oro lucente, brillante, con riflessi dorati. Nzù, che in dialetto corese significa “insieme“, è la bottiglia che per me, già da sola, poteva valere la gita fuori porta. Ho degustato i vini in un spazio sopra la cantina caratterizzato da una grande vetrata panoramica, con una vista che si perde fino all’orizzonte blu del mare. Si vedevano nitide le località di Anzio e Nettuno, ma anche il promontorio scuro del Circeo. Bellissimo. La degustazione  è stata accompagnata con un ottimo tagliere di salame e del formaggio semi-stagionato di pecora buonissimo (di una azienda della zona “Battisti”, se non erro).

Le etichette di Marco Carpineti sono circa una decina. Durante la visita, per motivi di tempo, sono riuscito ad assaggiare solamente Nzù e Kius. Ma avevo già bevuto il Capolemole bianco (Bellone 100%), il Capolemole rosso (Nero Buono, Montepulciano, Cesanese), e il Moro (Greco Moro 80%, Giallo 20%). Vini genuini, vini veri, che per me sono stati i biglietti da visita dell’Azienda. Prima di andare via ho intravisto Marco Carpineti in persona, stava lavorando, si dava un grande daffare. Ma ho conosciuto suo figlio, Paolo. Sales manager, anche lui lavora appieno nell’azienda di famiglia. Ho salutato l’azienda non con un addio ma con un arrivederci. Intanto la mia “eterna scoperta” dei vini del Lazio continua, così come il loro racconto su Radio Bottiglia.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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