Un Blog avvinato

Les Grands Crus, i vini che non potevo rifiutare

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I buoni propositi di iniziare una nuova dieta (sic!) si infrangono appena un tuo carissimo amico ti invita a fare una degustazione. E così è stato per me, in un lunedì che sarebbe stato solo noioso e grigio. Perché mi è bastato uno sguardo al catalogo per farmi dire: “No, non si può proprio rinunciare!“. Neanche il grande traffico romano mi ha fermato o mi ha fatto cambiare idea.

Les Grands Crus ha portato a Roma la maggior parte dei suoi prodotti che distribuisce: bottiglie italiane ma anche internazionali. Grandi vini, piccole produzioni e molto selezionate. La degustazione si è svolta al ristorante la Cuccagna, sulla Flaminia, poco dopo Prima Porta.

Ero partito con buone intenzioni. Con lo spirito di partecipare, senza esagerare, dati gli impegni che avevo preso durante la giornata. Alla fine però ho esagerato felicemente.

Ecco la cronaca:

Arrivo al luogo dunque, un po’ di corsa e con una certa sete. Mi guardo intorno: da una parte i produttori nazionali, dall’altra quelli stranieri. Per appartenenza ho iniziato dai primi. Il primo calice che mi bevo è un ottimo Franciacorta Brut, biologico, azienda Biondelli, diretto ma molto delicato. Il saten ancora più buono. Il rosé mi colpisce ancora di più: bella struttura, grande gusto e un sapore netto.  Caratteristiche simili generalmente non le riscontro così in altri rosé della stessa fascia.

Spostandomi il mio occhio cade su un banchetto con scritto “Marsala“, luogo a cui io sono molto legato per motivi di famiglia. E allora inizio una scalata di vini di Baglio Oro, tutti vitigni autoctoni: Insolia, Grillo, Catarratto, e Zibibbo. Uve che questa azienda vinifica molto bene, sempre in maniera molto elegante. Mi rimane impresso come hanno lavarato lo Zibibbo, secco, sembra in qualche modo esser stato levigato senza però perdere la sua natura.

Da isola a isola, come su un immaginario traghetto, mi sposto in Sardegna. E forse assaggio il miglior Vermentino sardo che abbia mai bevuto in vita mia. L’etichetta è molto bella, di sughero e porta la firma di Masone Mannu. Questa azienda fa tre vermintini diversi: Petrizza, Roccaìa, Costarenas. Un base molto ma molto buono, un superiore altrettanto buono. Per quanto riguarda il terzo vengono utilizzate vigne molto vecchie. Per i miei gusti troppo vecchie.

Masone Mannu Vini Vermentino

Dopo una bevuta molto soddisfacente, decido di spostarmi. Ci sono tante bottiglie buone in giro e mi rendo conto che purtroppo non riuscirò mai a berle tutte. Odio sputare il vino. Figuriamoci poi se il vino è buono. Sarebbe una scelleratezza imperdonabile. Dunque mi sposto verso il piccolo padiglione dedicato ai vini internazionali.

Qui perdo il controllo. Qui inizio la mia battaglia, la battaglia contro me stesso. Mi accordo che qualsiasi bottiglia tiri fuori dai secchielli me lo sarei bevuto da cima a fondo. Inizio con i vini francesi, ci sono degli Champagne strepitosi, ma dato che sono presi letteralmente d’assalto inizia dagli Chablis. Poi i Sancerre. Su di me hanno avuto qualcosa che mi ha incantato, per la loro lunghezza, la loro persistenza, i loro sapori molto ben definiti. Quello di Regis Jouan su tutti. Ma se la gioca bene con Vincent Gaudry Le Tournebride.  Ci sarebbe da parlare anche degli alsaziani, dei vini della Loira. Tutto meraviglioso davvero.

Poi passo ai tedeschi. Mentre tutti gli altri continuano a non mollare gli Champagne io zitto zitto mi sono fatto una ricca scorpacciata di Rislieng. E li ho capito che il mondo si divide in due, c’è chi non riesce ad andare oltre le bollicine francesi se può averle gratis e chi invece lo fa, va oltre, e prova cose nuove. Ricercatezze? Snobismo? Non saprei ma mi inserisco nell’utltima categoria. Weingut PfeffingenFritz Willi, Monchof. Mi concedo anche un austriaco della famiglia Nittnaus (che produce un eiswein buono e alla portata di tutti).

champagne Le Grands Crus Daniel Etienne

Però all’ultimo cedo anche io. Ebbene sì,  l’ultimo calice è di Champagne, esattamente un Daniel Etienne Zerò Dosage Grande Réserve (ricetta segreta). Buonissimo.

Finisce così la mia degustazione dei vini di Les Grands Crus. Esperienza purtroppo parziale, non completa. So che ci sarebbero stati molti altri vini buoni, che avrei voluto assaggiare, e mai come questa volta abbandono una degustazione con il rammarico di  non aver potuto fare il giro completo.

Con un tramezzino tra i denti e la speranza di ritrovare quella bottiglia di Sancerre che mi ha fatto impazzire, vado via un’ottima impressione dei vini di Les Grands Crus.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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