Tra l’argilla e il muschio, Palazzone

Molto prima della globalizzazione, dei trasporti veloci, a Roma il vino buono proveniva o da Frascati o da Orvieto. Pensando di riscoprire una di queste rotte ho deciso di puntare la macchina verso Orvieto scegliendo di visitare una delle aziende “top” umbre e del centro Italia: Palazzone. Il risultato è stato un bellissimo e piacevole pomeriggio alla scoperta di vini fantastici.

Arrivare ai poderi di Palazzone fa un certo effetto. L’azienda si trova sul fianco di una collina e tra i vigneti compare una splendida struttura del 1200. Appunto un “palazzone”, che fu costruito per ospitare i viandanti che si dovevano recare a Roma per il primo Giubileo voluto dalla Chiesa. Poi solo negli anni ’70 del ‘900 un imprenditore milanese, Angelo Dubini, ha voluto prendere in mano il destino di quelle terre, dove ancora vigeva la mezzadria, e fare un vino eccellente e soprattutto competitivo.

  

Una scelta che qualcuno definì folle, perché se è vero che il vino di Orvieto è famoso in tutta Italia è anche vero che da quelle parti si usava di più produrre uva e poi lasciare che altri la vinificassero.

L’azienda Palazzone si trova su un terreno argilloso, che conferisce ai bianchi dei sentori particolarissimi. Sotto la morbida argilla scorre invece un fiume sotterraneo. Per certi versi si tratta di una fortuna, soprattutto quando si verificano annate secche e aride (come quella che si è appena conclusa, la 2017). Ma  genera parecchia umidità e serve un lavoro continuo per combattere tutte le insidie della natura, come i parassiti e le muffe. Ma come dice il vecchio saggio: non tutti i mali vengono per nuocere! Infatti l’azienda produce un muffato spettacolare.

Il fiume sotterraneo ha anche un’altra funzione: serve a raffreddare tutti i contenitori di acciaio dove il vino affina. E questo procedimento avviene con delle enormi docce.

A farci da guida e ad accoglierci appena arrivati è stato Maurizio, 28enne orvietano ma di radici colombiane, simpatico e molto accogliente. Una vera miniera di notizie per quanto riguarda l’azienda, i suoi vini, e il territorio. “Alle serate in discoteca preferisco quattro chiacchiere in compagnia intorno a una bottiglia”, dice. E come dargli torto!

Il racconto:

Appena arrivati, in attesa che la visita inizi, ci fanno accomodare dentro il “Palazzone”. La grande sala è magnifica, con un arredamento minimal che si sposa perfettamente con le architetture della struttura originale del ‘200. Purtroppo il tempo non è proprio dalla nostra, è una tipica giornata autunnale, con nuvoloni grigi e qualche pioggerella, ma riusciamo comunque a fare una passeggiata tra i vigneti. Subito mi colpisce il colore chiaro dell’argilla, un minerale che poi caratterizza e dà un sapore unico a tutto il vino prodotto nell’azienda. Poco più sopra le vigne, dentro al bosco, c’è una cantina di origine etrusca. Meriterebbe un articolo a parte per parlare del suo scopo e dell’importanza che ha, quella cantina, per l’azienda. Infatti lì si affinano sia le bottiglie di Campo del Guardiano ma anche di un vino davvero speciale che è Musco. Poi passiamo al capannone dove ci sono le varie presse, la cantina con le botti, dove affinano tutti gli altri vini, e così iniziamo a degustare.

Degustazione Palazzone Vini Visita Informazioni

Per degustare i suoi vini Palazzone ha creato una sala apposita: una locanda. Iniziamo da un Viognier, perfetto per un aperitivo con le sue note di frutta gialla, da consigliare a chi ha un ristorante, da mettere in mescita. Andrebbe a ruba. Continuiamo con il Terre Vineate 2016, ovvero un Orvieto Classico Superiore, che esprime alla grande il terroir con forti sentori minerali di argilla. Non poteva mancare Campo del Guardiano, uno dei prodotti di punta dell’azienda. In questa occasione assaggio un 2015, notevole la struttura e chiara l’idea che questo vino potrebbe rimanere in cantina per una decina danni e rivelare piacevoli sorprese. Dei rossi che Palazzone produce assaggio solo un Armaleo, bello potente. Da segnalare anche un rosato, anzi un ramato: TixE. E mi stupiscono ancora di più i loro vini dolci che francamente non conoscevo. Il V’Indugio, vino che a fine pasto si potrebbe bere tutto d’un sorso. Quine un nome non a caso. E poi la Muffa Nobile Orvieto Classico Superiore 2015, che potrebbe benissimo competere in una selezione con i migliori passiti di Pantelleria. Infine vorrei parlare di Musco. L’unico vino naturale dell’azienda. Ed è veramente qualcosa di unico. Ha una storia differente rispetto agli altri, anzi una natura differente. È un progetto di Giovanni Dubini per continuare un metodo di vinificazione antichissimo e soprattutto lento.Qualcosa che appartiene a un mondo passato, che non c’è più. Il risultato è un vino color oro, denso, con dei profumi profondi. Un po’ abboccato inizialmente ma che in questo caso non è assolutamente un difetto. Al primo assaggio già mi aveva catturato. La produzione è limitata, millesimata. Una bottiglia di pregio, con la cera al posto della classica capsula. L’affinamento avviene esclusivamente nella cantina etrusca, in mezzo al bosco e sembra quasi che quei sentori di muschio e di selva riescano magicamente a contaminare il vino, non lasciandolo più.

Per visitare l’azienda basta chiamare. Questa è un punto bonus per Palazzone. È sempre bello vedere aziende che accolgono le persone, specialmente i turisti, anche stranieri. E Palazzone lo ha capito, lo fa anche bene, avendo scelto una persona che parla correttamente inglese, e che si mette completamente a disposizione dell’avventore, che vuole conoscere e capire il vino.  

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Questo tema da 4 soldi è stato realizzato da Come fosse Antani