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Sommelier Cattivo - RadioBottiglia.com

La spocchia del cattivo Sommelier.
Una storia disonesta

in Manifesto Di

Non ho mai capito perché il sommelier il più delle volte si pone in maniera spocchiosa e arrogante nei confronti del cliente. Molto spesso lo fa perfino in maniera disonesta. Eppure il sommelier dovrebbe comportarsi proprio in maniera opposta: dovrebbe guidare e aiutare il cliente nella sua scelta.

E questo vale sia per il sommelier vestito da pinguino, con tanto di tastevin e spillette varie, sia per quelli barbuti, i disordinati e bohémien. Non voglio dire che per ogni singolo bicchiere bisogna per forza raccontare tutti gli aspetti del terroir e tutte le fasi di vinificazione. Per carità! Però a volte si dovrebbe sforzare di essere più amicale anche appellandosi a un po’ di pazienza e cortesia. Invece c’è chi tende a fregare il cliente, provandoci anche un certo gusto, per giunta. E infatti è così che purtroppo il sommelier viene dipinto nella letteratura, nella filmografia, e anche negli sketch comici.

Ma voglio fare un esempio pratico di vita vissuta di recente (e che mi ha dato l’input di scrivere questo post).

Dunque arrivo in questo posto che si chiama La Carré Francais con una grande voglia di bere vini francesi abbinandoli nella maniera più naturale possibile, ovvero con una selezioni di formaggi francesi. Il posto è molto bello però avevo sentito pareri contrastanti. A dire il vero avevo anche letto diverse recensioni negative. Ma io seguo la filosofia di San Tommaso, se non vedo con i miei occhi non credo quindi non giudico, specialmente se si tratta di cibo o di vino.

Mi siedo al tavolo e mi arriva una carta dei vini. Do un’occhiata veloce e ci trovo delle cose interessanti anche se noto che i ricarichi sono un pochino più altini di quello che mi aspettavo. Ma fa niente, vado avanti. Nel frattempo che aspetto una persona ordino un calice di Sancerre e mi dedico alla lettura di un giornale. Sbircio oltre ai fogli di carta e vedo che il sommelier, dietro a un bancone, in maniera molto furtiva, apre il frigo versa il vino e mi porge il bicchiere già pieno.

Io non voglio polemizzare e ricordargli che il vino va fatto prima assaggiare e poi versato nel bicchiere. Ma sorrido e ringrazio. Appena però assaggio, mentre lui svanisce nel nulla, c’è qualcosa che non va.

Il problema non è che sa di tappo, il problema è che è proprio un altro vino. Per il mio palato è uno Chardonnay, forse della Langue D’oc.

Allora lo richiamo e gli chiedo: “Ma cosa mi hai messo nel bicchiere?“. Lui: “Ma Sancerre naturalmente!”. Allora io penso: “Forse è troppo freddo, forse adesso si riscalda e tira fuori tutti i suoi bei sentori da Sauvignon Blanc“. Sbagliato, rimane così com’é. Bello secco.

Inizia così il teatrino. Io dal mio smartphone gli faccio vedere un paio di Sancerre che ho bevuto qualche giorno fa e cerco di fargli capire che quello che ho nel bicchiere non mi ricorda nessuno di quelli. Lui insiste, va dritto, con la sua spocchia. Poi fa la sceneggiata, classica: va verso il bancone, prende velocemente una bottiglia dal frigo, si versa un pochino di vino, mi guarda e da lontano e fa: “Ma sì è proprio lui, è proprio Sancerre!”.

Io mi limito a guardarlo di traverso, intanto arriva la persona che sto aspettando che ordina un bianco della Loira. Lui torna e risponde che non c’è. Allora ne sceglie un altro dalla lista e non c’è neanche quello. Quindi si fa dire cosa c’é. O Chardonnay (sic!) o Gewurtztraminer. Sceglie il secondo. E guarda caso, questa volta al contrario della prima lui arriva al tavolo, mette nel bicchiere un po’ di vino di assaggio, mostra platealmente l’etichetta e guardate un po’, signore e signori, questa volta è proprio Gewurtztraminer! (Tra l’altro era pure buonissimo, come buonissima era anche la selezione di formaggi).

Con me, invece, continua la discussione, lui si appella al fatto che l’annata 2015 era molto diversa dal 2016… ecc. Io non gli do più retta. Avrei potuto chiedergli di farmi vedere la bottiglia, cosa che lui non ha minimamente voluto fare, per smascherare definitivamente i suoi trucchetti, ma evito. E penso: non avrebbe potuto dirmi cosa c’era disponibile ed evitare di fregarmi, non era meglio?

La morale qual è? Ai sommelier e a tutti quelli che fanno la sala il consiglio è di essere sempre trasparenti, di accontentare il cliente e di non dire bugie spudorate. Non sapete mai chi avete davanti! Solo comportandosi bene fate felice il cliente, che poi è l’unica cosa che conta nel mondo della ristorazione.

Io, intanto, scambio i bicchieri e bevo il Gewurtztraminer, molto meglio dell’altro falso Sancerre.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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