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Io Vino a Santa Severa - RadioBottiglia.com

Io Vino, l’evento da favola
al Castello di Santa Severa

in Eventi Di

Da più di un mese a questa parte ogni week end per noi di RadioBottiglia è stato un evento di vino. E anche se il mio fegato mi sta cominciando a chiedere seriamente un break non potevo rinunciare a “Io Vino”. Perché “Io Vino” è un evento unico nel suo genere. Un gioiellino.

Spiego subito… La location è fantastica, spettacolare, bellissima: il Castello di Santa Severa. La qualità dei vini presenti è tanta e permette di fare un viaggio vero, importante, approfondito, per la Campania e le Marche. Ergo chi ama il vino, chi segue questo mondo non poteva proprio perderselo.

Per raggiungere Io Vino, in scioltezza ho preso il mio vecchio Pandino e per una volta non ho fatto l’autostrada Roma-Civitavecchia ma ho optato per una scialla Aurelia.

Una passeggiata per le campagne dell’alto Lazio che si trovano tra le colline e il mare. Un panorama che sa regalare piccole gioie per gli occhi. Un paesaggio che forse avevo troppo sottovalutato. Poi guardando bene di tanto in tanto appariva qualche vigneto. Grandi o piccoli, del contadino o di qualche azienda, poco importava, la domanda era sempre la stessa: “Chissà cosa coltivano là?”.

Ma non c’era troppo tempo da perdere. “Io Vino” mi stava aspettando con più di 70 produttori, tutti che – avendo dato già un’occhiata sulla lista – meritavano almeno un assaggio. Come spesso accade, anche questa volta, non sono riuscito ad assaggiare tutto. Maledetto orologio, proprio quando ti diverti sembra sempre correre a velocità doppia.

Io Vino mi ha dato la possibilità di esplorare la Campania, un territorio dal punto di vista enologico vastissimo che fino a questo evento non avevo approfondito adeguatamente sulle pagine di Radio Bottiglia (al contrario sulle Marche trovate diversi post e tag). Ed è per questo che mi soffermerò di più sulla prima Regione. Quindi sono partito con i bianchi campani, e praticamente ho finito come ho iniziato.

Il vino partita Sky

Come si fa per “l’uomo partita Sky” subito dopo il triplice fischio finale anche io voglio eleggere immediatamente quello che per me è stato “il vino rivelazione“: la bottiglia che mia ha davvero entusiasmato dell’evento è stata “Ester” di Esterina Centrella, per l’occasione ho assaggiato l’annata 2013, romanticamente scritta a penna sull’etichetta. L’unico limite di questa bottiglia è che non si riesce a reperire facilmente. Ed è gravissimo perché dal momento dell’assaggio non riesco a pensare ad altro, la cerco disperatamente nelle enoteche senza trovarla.

Ester Cantine Centrella durante l'evento Io Vino

“Ester” è un Greco di Tufo in purezza, un giorno a contatto con le bucce, dai 2 ai 3 anni di affinamento in cantina. Si può parlare di tannino, caratteristica dei bianchi di Tufo, elegantissimo, presente ma mai fastidioso. Si tratta di un vino che ha struttura, spessore, anzi spessori. Ti stupisce e ti travolge, veramente sono giorni che non faccio altro che parlarne con amici appassionati. Eccezionale anche “Calin“, sempre di Esterina Centrella, di cui ho assaggiato un bicchiere proprio a margine dell’evento.

Ma faccio un passo indietro. Replay. Sono rimasto a bocca aperta appena arrivato a “Io Vino”. Sì, la location era eccezionale, il castello di Santa Severa che affaccia direttamente sul mare, ed è meraviglioso già così. Ma a questo ero preparato.

Non lo ero invece per le centinaia di persone provenienti da tutte le parti del mondo vestite da antichi cavalieri e dame. Completi di armature, mantelli, elmi e spadoni. In pratica proprio tra le mura del castello era in corso “Battle of Nations“, ovvero il raduno mondiale di gente che vive e combatte come nel Medio Evo. E se le suonano di santa ragione proprio come alle giostre medievali. Quindi “Io Vino” era, in pratica, nel mezzo di Camelot (o di GOT, per le generazioni più giovani).

La solidità del Fiano

Let’s carry on. Il primo calice è stato riempito da un vino che è una mia vecchia conoscenza. Un ottimo Fiano prodotto da Mila Vuolo, proveniente dai Colli di Salerno. Di questo Fiano ho potuto fare anche una mini verticale di tre annate differenti – dalla 2014 alla 2016, questa appena imbottigliata – scoprendo le diverse sfumature: la più giovane molto varietale, mentre la più vecchia molto più austera. In ogni caso ottimi vini, di grande qualità, così come l’Aglianico sempre prodotto da Mila Vuolo.

La Falanghina da sogno

Ci sono delle aziende che diventano delle sicurezze. È il caso di Vigne Guadagno, che produce degli ottimi vini con serietà, passione e standard qualitativi alti. Pasquale e Giuseppe Guadagno fanno il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo buonissimi ma a me piace anche la Falanghina, nella sua grande semplicità. Bella ghiacciata in un pranzo d’estate accanto a uno spaghetto con le vongole è una bellezza. Se in questo quadretto ci mettiamo anche il mare diventa un sogno…

Di Vigne Guadagno merita una menzione speciale anche un super cru di Fiano di Avellino, “Contrada Sant’Aniello“, che fa una vendemmia la prima settimana di ottobre: “Feast of the senses“, per dirla all’inglese.

L’Asprino dei Borboni

Cambio, altro giro. Le capsule sulle bottiglie dell’Azienda Vinicola I Borboni sono particolari e riconoscibilissime. Riportano infatti un particolare che ritrae Bacco e Arianna dall’affresco che si trova sulla volta della sala da pranzo del Real Sito di San Leucio in provincia di Caserta. Un packaging originale, geniale e bellissimo. Dalle parti di Lusciano (Aversa) regna l’Asprino. E a me ha davvero colpito il Santa Patena, non tanto al naso quanto alla beva. Ma l’Asprino è fantastico anche quando viene spumantizzato: Brut, Extra Brut, Frizzantino… E se la vendemmia da queste parti non è eroica per l’altitudine (80 metri s.l.m. circa) lo è invece perché si fa su scale a pioli altissime. Ci vuole un certo coraggio a vendemmiare le mastodontiche alberate aversane. I risultato è veramente spettacolare, sia in corso d’opera sia per quello finale in bottiglia. Lo spettacolo continua a uve raccolte, quando si avvia uno dei processi – ovviamente – fondamentali: la vinificazione. A Lusciano avviene nelle grotte di tufo trasformate in cantine, scavate a più di dieci metri di profondità.

Sai dove inizia la storia del vino in Italia?

La storia del vino deve molto alla Campania. Questo è certo al 100%. In Italia le tracce più antiche delle prime vigne stanziali si trovano a Ischia e nei Campi Flegrei intorno all’800 a.C.

Proprio nel cuore dei Campi Flegrei sono nate più di cento anni fa le Cantine Astroni. La zona è unica: le pendici esterne di un cratere vulcanico, tra Napoli e Pozzuoli, un tempo riserva di caccia borbonica e oggi oasi naturale del WWF Italia. Delle Cantine Astori mi sarei voluto portare a casa quella sera La Falangina dei Campi Flegrei 100%, “Strione“, perché è uno di quei vini da tenere sempre in cantinetta. Da provare assolutamente anche “Tenuta Camaldoli“, ottenuto da uve Piedirosso in purezza.

Desolato. Questa volta non sono riuscito a dedicare ai vini marchigiani tanto tempo, parte del quale sottratto da un buon seminario sul Greco, condotto da Alessio Pietrobattista e  Monica ColucciaUn peccato perché girando tra i banchi ho riconosciuto diverse etichette molto interessanti.

Almeno un marchigiano come portabandiera

Di un’azienda però voglio parlare: Moroder, viticoltori del Conero dal 1837. All’evento presenti con una Malvasia di Candia, dalle caratteristiche aromatiche che variano dall’ananas e alla pesca. E poi presenti con dei rossi fantastici, naturalmente parliamo di Rosso del Conero. Nella versione Doc, caratterizzata bel corpo intenso che riempie bene la bocca rimanendo morbido, nella versione Riserva Docg, che aggiunge qualcosa in più all’esperienza degustativa. E per finire “Dorico” (Conero Riserva Docg), bottiglia da tirare fuori per le cene importanti, perché è un vino elegantissimo e sofisticato. Oltre a lavorare in biologico, l’Azienda Moroder produce anche una versione “Zero“. No, non si tratta di una Coca Cola ma di un ottimo Montepulciano in purezza senza solfiti.

Io Vino - Seminario sul Greco

Un grazie a Io Vino

Un grazie all’associazione culturale “Io Vino”, che ha permesso di fare da Santa Severa, un viaggio attraverso due regioni fantastiche, la Campania e le Marche, che per due giorni sono state le regine del castello di Santa Severa. [Aspettiamo l’edizione 2019].

Per me non è rimasto che uscire dalla sala, anche questa volta solo dopo l’ennesimo avvertimento della security, e confondermi con i guerrieri medievali. Il tempo di fare qualche foto a spadaccini e scudieri, sotto un suggestivo tramonto, poi sono rimontato in macchina, e con una fame alcolica vertiginosa ho fatto sciaguratamente pit stop al primo drive in di McDonalds sull’Aurelia, ripensando già con un filo di nostalgia ai vini da favola che avevo appena bevuto.

[Photo Credits RadioBottiglia® // In copertina la squadra brasiliana di Battle of the Nations]

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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