Un Blog avvinato

Il Vinitaly 2019 di Radio Bottiglia

in Eventi Di

Bella la sala stampa quasi completamente vuota delle 18.20, mi dà l’input per scrivere un articolo, spero abbastanza dignitoso, su questo Vinitaly 2019: l’evento dell’anno. Il Vinitaly non ha pari di genere. Per numeri, per struttura e per contenuti. Uffici stampa che ti tirano da una parte all’altra, mega padiglioni in cui perdersi. È estremamente difficile fare una recensione totale sulla manifestazione. Perché è impossibile coprirla tutta. Lo è per me ma onestamente lo sarebbe stato anche per un giornalista più blasonato.

E in particolar modo con i miei due giorni a disposizione farsi tutto il Vinitaly era davvero irrealizzabile. Ma lo sarebbe stato comunque anche varcando i tornelli tutti i 4 giorni della fiera. Dura troppo poco, sia in termini di giorni, che di ore durante la giornata: alle 18 suona la campanella e via tutti! Se c’è qualche tuo amico è davvero difficile riuscirlo a beccare (ciao Andrea, ciao Cristiana…). E un saluto a Salvatore, il mio Virgilio in quel di VeronaFiere.

Al Vinitaly c’è il mondo, perché se ami il vino devi essere qui! 

E nonostante qualche furto…

W il Vinitaly. Lunga vita al Vinitaly!

Ho passato qui due giorni stupendi, e come molti colleghi giornalisti ho dovuto correre parecchio. Sul serio! Il tempo qui è tiranno. È difficile in una giornata visitare un solo padiglione intero. Io non ci sono riuscito. Certo andando un po’ in giro sono riuscito a farmi una idea su quale sia stato quello più gettonato. Ed è stato sicuramente il padiglione della Sicilia.

È stato quello più vivo, quello che ha catturato di più l’interesse del visitatore. D’altronde racchiudeva cantine importanti: Planeta, Pellegrino, Donnafugata, Baglio di Pianetto, Duca di Salaparuta… Senza contare l’area dedicata a tutti gli ottimi Etna Doc

Partendo giustappunto dal Padiglione Sicilia vorrei iniziare a parlare un po’ di vino. Svecchiamo l’idea di Marsala. Deve tornare di moda. Le cantine senza dubbio si stanno impegnando a fare questo cambio di immagine. Ora la palla deve passare a noi “consumatori” (che brutta parola). Si può bere da solo, si può bere in un cocktail. Trovate voi il gusto che più vi si addice. Ma si deve bere!

Alcuni Marsala di grande qualità, come quelli della linea Heritage di Francesco Intorcia, sono da perdere la testa. Poi ci sono i Marsala di Pellegrino. Poi ci sono i Marsala di De Bartoli. E molti altri… Ma, mi ripeto, bevete Marsala!

Francesco Intorcia, tra l’altro, ha organizzato una degustazione molto carina per fa capire che davvero il Marsala si può bere anche a tutto pasto, non è solo un vino da meditazione! Per i dettagli guardare la foto in galleria con gli abbinamenti.

Cantine Fina. Sono molto legato a questa azienda, motivi che vanno al di là del vino. Ma parliamo di vino! Ho finalmente scoperto perché nelle in Provincia di Trapani si coltivavano e si coltivano (con ottimi risultati) vitigni alloctoni, esteri. Ed è (anche) merito del fondatore dell’azienda, Bruno Fina, che verso la fine del secolo scorso contribuì notevolmente al rilancio della viticoltura siciliana. Sauvignon, Traminer, Chardonnay… c’è un motivo perché si trovano anche in Sicilia! Sono il risultato delle sperimentazioni fatte in passato dall’Istituto vite e vino, condotte anche da Bruno Fina, il quale collaborò con Giacomo Tachis, non proprio uno qualunque ma l’enologo del Sassicaia!, per ben 15 anni. Sperimentazioni che poi sono diventate lavoro vero e proprio in cantina.

Tachis, Bruno Fina, Diego Planeta, Paolo Pellegrino, Giuseppe Mastrogiovanni Tasca... sono loro che ribaltarono la storia del vino siciliano. Dalle uve da taglio a bottiglie di grande qualità, soprattutto con l’aiuto dei vitigni internazionali. Tornando a Fina: Mamarì (Sauvignon Blanc) e Kiké (Traminer), sono due ottimi esempi.  Negli ultimi due anni è uscito anche un interessante Metodo Classico Pas Dosè (Chardonnay 70% e Pino Nero 30%), molto piacevole: due le versioni dell’annata 2015, una sboccatura 24 mesi e una 36 mesi. Essendo goloso di vini dolci non posso citare El Aziz, meravigliosa bottiglia di Grillo 100% surmaturato in pianta.

Quando parlo di De Bartoli mi brillano gli occhi perché è un’azienda che per me rappresenta un punto di riferimento. Al Vinitaly c’era Renato, figlio del grande Marco, che lavora da anni con l’azienda Baglio di Pianetto. Si tratta di una grande aziende, proprietà della famiglia Marzotto. I prodotti sono tutti interessanti, ineccepibili dal punto di vista qualitativo. Uno in particolare mi è piaciuto molto: l’Insolia della linea Natyr. Sono sicuro che piacerà a molti miei coetani: vitigno autoctono, senza solfiti, macerato… Ed è perfetto con il sushi, il sashimi e altre crudités. 

Geograficamente al Vinitaly ci si può perdere facilmente, qui il passo dalla Sicilia all’Umbria è stato davvero brevissimo (i due padiglioni erano confinanti). Nel padiglione Umbria avevo diverse cantine del cuore (Roccafiore, Decugnano dei Barbi..) ma soprattutto Tenuta di Saragano. Segnatevi questo nome: ha tutte le carte in regole per diventare la cantina emergente di Montefalco (ne avevamo già parlato). Montefalco Rosso (Sangiovese 60%, Merlot 25% e Sagrantino 15%), il Montacchiello (100% Grechetto di Todi) e il Sagrantino… sono vini meravigliosi. E sono piaciuti anche ai ladri (leggere articoli a riguardo).

Il Vinitaly è un evento da perdere la testa. Conosco giornalisti incalliti che sono tornati a casa con la coda fra le gambe perché non erano riusciti ad assaggiare tutto quello che avrebbero voluto. In questi casi a me piace giocare in casa, quindi padiglione Lazio. “Eterna Scoperta”, pay off, per la Regione,  inventato da un mio ex collega. Qui, in ordine casuale, Cantina Le Macchie, Marco Carpineti, Merumalia. Grandi per valori, bellissime aziende. Perché? Lasciatevi stupire dal Gewurtz “Scarpe Toste” di Le Macchie o dal rosato “Il bandolo della Matassa”, dal metodo classico 100% laziale Kius e dal Bellone in Anfora “Nzu” di Marco Carpineti oppure dal Frascati Docg “Primo” di Merumalia. Il Lazio ha tanto da dire: sostiamolo, compriamo queste bottiglie, perché berrete bene e farete un figurone con i vostri amici!

Campania. La Campania del vino ha sempre tanto da dire. La mia sintesi ideale la trovo in due cantine. Dell’Angelo, Cantine in Tufo: parliamo del vitigno Greco nella sua massima espressione. Torrefavale è raffinato, elegante, con mineralità spiccate e una nota sulfurea finale che gli conferisce identità. Potrebbe competere con i grandi bianchi del confine franco-tedesco.

E passiamo al Taurasi, il Barolo del Sud. Nero Né “Il Cancelliere” è una grande bottiglia. In particolare mi ha colpito davvero nel profondo il Taurasi 2005 e la sua storia difficile. “Questo Taurasi da noi a Montemarano non doveva proprio nascere – mi racconta Claudio Panetta – perché abbiamo avuto due settimane di pioggia tremenda, la terza e la quarta di ottobre e i primi  giorni di novembre quando l’uva doveva essere vendemmiata era davvero in condizione pessime, poi sono venute due settimane di sole incredibile, una Estate di San Martino come non ne avevo mai viste quindi abbiamo vendemmiato l’uva tra il 19 e il 21 di novembre ed è stato davvero incredibile…”. E il Taurasi 2005 Nero Né “Il Cancelliere” è veramente un vino paz-ze-sco.

Marche. Ho evitato le Marche “main stream”, anche se questa regione rappresenta quasi sempre eccellenze vitivinicole. Il Verdicchio per me rimane il vitigno universale, e credo che dovrebbe essere ancora più presente nei mercati di tutto il mondo. Non sarò mai stufo di dirlo: “Lo puoi spumantizzare, lo puoi fare secco, lo puoi fare passito… escono sempre ottimi vini”. Non mi sto dilungando sugli appunti di degustazione, quindi segnatevi queste due cantine: La Staffa e Fattoria Coroncino. Non ci metto una sola mano sul fuoco, ma due. Entrambe sono due aziende che lavorano con il cuore e le loro bottiglie hanno davvero anima, vitalità, raffinatezza e fascino.

Veneto. Non potevo non visitare il padiglione di casa. Quindi ecco due Prosecco di grande qualità firmati Masottina: Contrada Granda Brut, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, e le Rive di Ogliano Extra Dry. In entrambi i casi sono bottiglie rigorosamente millesimate. Le uve provengono da un vigneto di due ettari, dove le radici affondano in un sottosuolo ricco di argilla blu. Ritrovo durante la beva una vena minerale, fresca, che riconsegna in modo autentico il terroir nel calice. E c’è anche una sottile linea sapida, che gli conferisce struttura.

Padiglione Piemonte. Il Vinitaly è un grandissimo evento, un gigantesco contenitore. Si è capito. Ognuno poi all’interno si muove e fa il suo percorso. Lo vive come vuole. Tante storie. Tipo quelle che vi ho raccontato fino a qui o tipo questa: Vado al padiglione Piemonte, alle 9.30 di mattina, evento appena aperto e becco il Pigi (Walter Massa, Colli Tortonesi, ecc ecc). Stava dietro ai buonissimi vini di Derthona di Claudio Mariotto. Ok. Faccio “lo straniero”, anche se li conosco benissimo. E iniziamo la degustazione. A una certa io e il Pigi entriamo in confidenza. E mi fa: “Lascia perdere, sono tutti campioni di botte, se le bottiglie fossero state bag in box sarebbe stato anche meglio… ecc ecc… Ti faccio assaggiare io una cosa!“. E tira fuori, da un altro banchetto (che stava dietro) un calice di vino rosso di un rosso leggero ma luminoso. “Che cos’è?”, mi fa lui. E Io, solo guardando il bellissimo colore: “Nebbiolo? Pinot Nero??. NO. Era uno stupendo calice di Grignolino. Il vino tanto caro Mario Soldati. E questo è uno spettacolo di vino: Grignolino del Monferrato Casalese D.O.C. –  Castello di Uviglie.

P.s.

Il prossimo Vinitaly? La prossima edizione è già in programma dal 19 al 22 aprile 2020.

Commenta

Gli ultimi da Eventi

Torna Su
Inline
Inline