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Il prezzo del vino

Il prezzo del vino. Quanto vale la bottiglia che stai bevendo

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È giusto il prezzo della bottiglia che sto bevendo?“. Quante volte te lo sei chiesto tra te e te, durante una cena tra gli amici o una silenziosa bevuta in compagnia di un libro. Questa di norma è la domanda delle cento pistole. La domanda sulla quale l’enorme popolo del vino si divide e si dividerà sempre.

No, no vale quei soldi“. Oppure: “Questa bottiglia dovrebbe costare di più“. In fondo tutte le valutazione sulla “bevanda odorosa” partono dal prezzo. Già il mercato ci suggerisce se una bottiglia è molto buona, buona o cattiva. Il commercio si basa sulla domanda e sull’offerta, e non è diverso per il mercato del vino ma c’è qualcosa di più in questo ambito, a volte qualcosa di non definito, di non scritto.

Partiamo dalle basi

Molto spesso il prezzo può essere fuorviante, e anche questo dà qualcosa di magico e misterioso al vino. Allora forse è necessario partire da un indicatore base: il costo di produzione. Questo indicatore è un po’ un piccolo tabù, non tutti lo conoscono ma non è certamente un segreto. Per ogni bottiglia un produttore spende/investe 10-11 euro per quelli che vengono considerati i grandi vini (e parlo anche dei grandi vini della Borgogna, o quelli di Barolo) e dai 2 ai 4 euro per i vini medi-piccoli. (Questi sono prezzi finiti!)

Allora cosa stabilisce il prezzo? Il marketing. È questo il principale fattore discriminante. Ma a rimanere il fattore più importante sarà sempre e solo la qualità. La qualità del vino, la qualità dell’uva: la qualità in cui è stata lavorata e vinificata.

Le eccezioni eccellenti

Poi ci sono le eccellenze, i vini che esulano da tutte le logiche più semplici. Prendiamo ad esempio Romanée-Conti, il leggendario vino della Borgogna. Si tratta di uno dei pochissimi casi in cui si potrebbe fare una degustazione verticale della stessa etichetta attraversando i secoli. La bottiglia più vecchia battuta all’asta portava sull’etichetta l’anno 1871.

Il prezzo del vino lo fa il terroir

Al costo di produzione, la storia, anche il terroir ha un valore. Un valore non da poco. La linea di confine che fine la zona di produzione del Montecucco rosso e quella di Montalcino non è molto lunga. Ma il primo vino sarà sempre meno pregiato del secondo, e i prezzi saranno sicuramente diversi. I casi più estremi li possiamo trovare nella mitica zona della Borgogna, i terroir sono divisi i piccoli micro quadratini, tutti confinanti ma ognuno con una classificazione diversa. Questo perché negli anni sono stati assegnati dei valori, che prendono in considerazione dal sottosuolo al cielo sopra il vitigno.

I ricarichi

Senza parlare delle tasse, al prezzo finale a volte bisogna anche aggiungerci dei ricarichi. In molti non lo capiscono, non li accettano. Ma in linea di massima i ricarichi devono essere considerati giusti.

Pensa a una bottiglia che ti viene servita a tavola da un sommelier. In questo caso il ricarico comprende il servizio, lo stoccaggio, ma anche dei rischi. La bottiglia che hai scelto, non è buona o sa di tappo? Il sommelier è tenuto a cambiarla, a metterla da parte e se possibile a ridarla al distributore/rappresentante/azienda dove l’ha comprata. Si può definire una sorta di assicurazione sulla bottiglia, che non si ha quando si comprano i vini online (è anche per questo che i vini costano di meno su internet). Ci sono i costi di stoccaggio, la cura di conservare una bottiglia a temperatura controllata in una cantina non è cosa da poco.  Solo un bravo sommelier a volte vale il prezzo del vino che stai bevendo. La sua capacità di raccontare un territorio lontano, le storie e le fatiche che ci sono dentro a una bottiglia e il viaggio che compie fino alla tavola. Questo valore aggiunto a volte non ha davvero prezzo.

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