Un Blog avvinato

Il Montefalco ricercato,
Tenuta di Saragano

in Wine Tour Di

Per le dolci colline umbre, tra le lunghe curve in mezzo a vigneti, ulivi e coltivazioni di tabacco, alla ricerca di una cantina eccellente di Montefalco, una piccola carovana di macchine, composta da amici, si sposta in direzione della Tenuta di Saragano Pongelli Benedettoni. Una realtà tutta scoprire, per il fascino dei luoghi e la bontà dei vini. 

Ci accoglie Riccardo Pongelli Benedettoni, Conte, nato e vissuto a Roma ma legato a Todi e a Saragano da ben trenta generazioni. Dopo la laurea in Giurisprudenza alla Sapienza decise di tornare nei luoghi di famiglia e trasformare questi possedimenti in una meravigliosa azienda agricola con una struttura ricettiva di charme. Oggi Riccardo Pongelli, uomo distinto ed elegante che si fa dare del tu senza tanti problemi, si destreggia nel dare ospitalità agli avventori e nei lavori quotidiani in vigna e in cantina. Dopo aver ristrutturato un antico “casino di caccia” in un piccolo agriturismo di classe, La Ghirlanda, con tanto di piscina, vista panoramica mozzafiato e suite del Cardinale, si dedica a tempo pieno al vino, sua grande passione. Il Conte vive in una torre da fiaba, a pianta rettangolare, di stampo saraceno, a un passo dalle vigne. E questo è solo un assaggio di un retaggio storico antichissimo e affascinante che rende Tenuta di Saragano un posto magico e unico.

Veduta Torre Saracena Saragano

Quindi arriviamo a Montefalco e qui i vigneti non fanno solo parte di una splendida cornice ma producono uve che donano vini straordinari, in particolare uno leggendario: il Sagrantino. E dalla leggenda partiamo, anzi dalle leggende, perché sono  due. La prima, forse più conosciuta, è legata alle feste, dai connotati religiosi. L’altra, che negli ultimi anni sta avendo sempre più riscontro per gli storici di fama internazionale, la lega alla lingua araba. Perché Sagrantino dovrebbe derivare da “Saqr“, che in arabo vuol dire proprio falco. E la leggenda tramandata ruota intono a un grande personaggio del passato: Federico II. Non tutti sanno che proprio il Duca di Svevia, Re dei Romani, poi Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Gerusalemme è legato alla storia dell’Umbria, regione dove passò con le sue truppe. E tra le fila dei suoi fedeli soldati c’erano anche gli arabi del Medio Oriente, esperti falconieri, come lui.

Si dice che proprio loro trovarono un falco ferito che curarono con le uve di questi vigneti che presero successivamente il nome di Sagrantino. Anche Montefalco prima dell’avvento dell’imperatore aveva un altro nome, si chiamava  Coccorone (Cors Coronae). Poi Federico II decise cambiarglielo, costatando la presenza dei numerosi rapaci, che ancora oggi volano liberi sopra i vigneti di Sagrantino. Quindi anche Saragano deve il nome alla lingua saracena. E mentre il Conte ce lo racconta penso alla circolarità della storia, che lascia sempre sbalorditi quando si trovano riscontri tangibili, come in un’operazione di matematica riuscita. In un paesaggio così, che oggi potrebbe essere uno dei set migliori per Game of Thrones o il Signore degli Anelli, tra torri, fortificazioni, vecchi casini di caccia, falchi nel cielo… non è difficile immaginare il passaggio dei soldati tra i filari di Sagrantino. 

Sagrantino di Montefalco Saragano

Ma per me, oggi, le star di questi posti incantevoli rimangono sempre e solo i vini.  Tenuta di Saragano è un’azienda di medio-piccola grandezza che cura tutto in ogni minimo dettaglio. Il lavoro in vigna è biologico a ciclo chiuso, utilizzando il concime prodotto dai propri bovini. Poi quello che basta sulle piante, poco zolfo e poco rame. Più o meno 50 mila bottiglie all’anno e quattro etichette. Forse tra qualche anno se ne aggiungerà un’altra: un blend di Grechetto e Trebbiano spoletino. Senza l’esigenza di fare i grandi numeri e senza la voglia di sgomitare nel competitivo mercato del vino. Ecco perché parlando dei vini di Saragano mi viene da definirli ricercati: oltre a essere eccellenti bisogna saperli anche trovare.

I vini di Tenuta di Saragano

Entriamo in una piccola e accogliente barriccaia dove ci godiamo la degustazione, accompagnando il tutto con affettati, formaggi, tempure e squisite lasagne. Il primo calice è una sorpresa, una bollicina, 100% Riesling, Segreto di Famiglia. Qui le uve simbolo della Mosella sono il frutto di un vigneto di circa 45 anni piantato dal padre di Riccardo. Le uve vengono poi spumantizzate con metodo Charmant. E quella che esce da una champagnotta è una bollicina fine ed elegante. Amabile e perfetta per gli aperitivi leggeri, anche prima di un pranzo estivo allegro e spensierato (gradazione alcolica 11%).

Stupisce ancora di più il Grechetto di Todi, Montacchiello, alla vista di un colore giallo dorato non dovuto a strane macerazioni o da passaggi in legno (fa solo acciaio), ma dal terreno dove il Grechetto cresce: argilloso e caratterizzato dalla presenza di marne. Al naso si riconoscono profumi fruttati e di pesca gialla. La beva è fresca e piacevole. Da abbinare ai piatti di pesce o di carni bianche.

Il primo amore non si scorda mai, così dicono. E la prima bottiglia, fantastica, che mi conquistò di Tenuta di Saragano fu una di Montefalco Rosso. Uvaggio: Sangiovese 60%, Merlot 25% e Sgranino 15%. Diciotto mesi in barrique francesi e 1 anno in bottiglia. Il risultato è un vino rosso rubino dei più eleganti, che ti rapisce appena lo si assaggia con il naso. Proprio così: si deve assaggiare innanzitutto col naso. L’evoluzione dei profumi è eleganza pura e raffinatezza unica. Piccoli frutti rossi, sottobosco, note balsamiche. Poi la beva colpisce: una meraviglia, scende giù senza intoppi e rimane sempre fresca, con un tannino raffinato. Un vino meditativo pur non essendo prettamente da meditazione, e che si può definire, in tutta onestà, generoso. 

Bicchiere di Sagrantino Tenute di Saragano

Infine c’è sua maestà il Sagrantino di Montefalco. Naturalmente Sagrantino in purezza, di cui bisogna sottolineare un paio di aspetti non di poco conto. Nei vigneti infatti non sono stati impiantati cloni provenienti da serre boutique del nord d’Italia, ma viti di una selezione “domestica” che producono Sagrantino di Montefalco dal 1921. E quando parliamo di queste uve uniche ricordiamoci che donano il vino con più tannini al mondo. Solo così si può capire quanta maestria sia necessaria per gestirle al meglio. E sembra proprio che Riccardo Pongelli Benedettoni, assieme all’enologo Ivan Vincarenti, abbia trovato la giusta maniera. Quello che sto assaggiando nel calice, e che si apre piano piano roteandolo, è un vino meraviglioso: potentissimo nei profumi e allo stesso tempo morbido alla beva. Un Sagrantino non stoppaccioso, non difficile, per tutti i palati, ma che non fa compromessi con l’identità di questo vitigno, mantenendo una lunga persistenza finale. Il Sagrantino di Tenuta di Saragano fa un affinamento in barrique per due anni, altri due in bottiglia.

E forse proprio in quest’ultimo processo cruciale c’è il “trucco” che rende questi vini così eccezionali. Perché la seconda fase del delicato affinamento non viene fatta a Saragano, nella cantina dove stiamo degustando, ma in un’altra, a Frontignano, molto più profonda, dove le bottiglie con grande pazienza e attenzione vengono portate, a una a una, e, dopo aver fatto numerosi scalini, vengono stese in un ambiente in cui la temperatura è costante tutto l’anno sui 14°C. 

Quando poi le bottiglie saranno pronte, verranno riprese, e riportate nella cantina di Saragano, in una cella apposita di qualche grado centigrado più alta. Una cura attentissima per evitare possibili shock termici. È anche in questo processo laborioso che riscontro ancora una volta quella ricercatezza sofisticata, al dettaglio, che rende i vini di Tenuta di Saragano unici a Montefalco. Vini che, una volta provati, entreranno di diritto dentro al cuore di ogni autentico winelover.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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