Un Blog avvinato

Giro d'italia Rieti 2018

Il Giro d’Italia non in bici ma con il calice di vino

in Wine Notes Di

Il Giro d’Italia di Rieti è stato l’ultimo evento vinicolo del 2018 che valeva non solo il prezzo del biglietto d’ingresso ma anche quello del treno a/r da Milano. Un evento pazzesco, capace di stupire chi lo viveva per la prima volta. Il ristorante La Foresta (la location) vanta una grande struttura  capace di ospitare centinaia di aziende vinicole provenienti da tutto lo Stivale, grazie a due enormi piani e diversi saloni. Un evento ricco di vini ma anche ricco di cibo.

Si poteva mangiare e bere no stop. E non parlo di stuzzichini ma di piatti veri, di pasta e di carne. E poi c’erano tartufi, ostriche e tanti formaggi… Trovatemi un altro evento così. Per non parlare delle aziende presenti. Dalle big alle piccolissime. Dai vini commerciali a quelli naturali. Insomma tutti i palati venivano accontentati.

Iniziamo quindi dai padroni di casa: dall’azienda reatina Cantina Le Macchie. In questo blog troverete diversi articoli che parlano di questa splendida realtà reatina, che sta lavorando bene. Io la annovero tra le migliori aziende del Lazio. Vini preferiti: L’Ultimo Baluardo, Cesanese anzi Cesenese Nero, vino di un certo spessore e dal tannino profondo. Oppure Scarpe Toste, uno dei pochi (anzi l’unico) Gewurztraminer, cresciuto e imbottigliato fuori dai territori classici, a cui riesco a dire “sì”.

Rimanendo sempre nella zona centrale d’Italia, ma verso Orvieto, c’è un’altra bellissima azienda che ogni vero winelover dovrebbe amare: Palazzone. Tra i vini bianchi più buoni di queste zone ci metto senza dubbio Campo del Guardiano (Procanico 50%, Grechetto 30%, Verdello, Drupeggio, Malvasia 20%). In questa occasione, se non ricordo male, si poteva assaggiare l’annata 2015. Naso delicato e beva pulita, leggerissimamente abboccato. Un vino che ha una sua storia e una sua identità. Un vino vero, che può variare come giusto che sia a secondo dell’annata. Questa volta l’ho trovato molto più regolare, più equilibrato rispetto ad altre annate. Insomma un vino che consiglio agli amici che vogliono provare qualcosa in più rispetto ai classici vini bianchi buoni ma monocorde. Qui con una spesa non eccessiva (16 euro circa), si beve un Orvieto Classico Superiore che non solo è piacevole ma che si lascia degustare con interesse.

Passando di banchetto in banchetto è stato bello trovare Santa Barbara, azienda delle Marche, che produce degli ottimi vini, tra i quali segnalo Le Vaglie, un grande Verdicchio dei Castelli di Jesi, premiato dal Gambero Rosso (Bere bene)  recentemente come “miglior rapporto qualità prezzo”.

Non sono mancati i vini naturali. Non mi ritengo un estremista dei vini naturali, né un difensore radicale di quelli convenzionali e quando c’è la possibilità di assaggiare qualcosa di diverso non mi tiro mai indietro. Mi sono annotato “La Cuvée du Chat”, un cosiddetto vino glou glou, un gamay nero che fa macerazione carbonica e fermentazione spontanea con grappoli interi in contenitori di acciaio, infine un affinamento in botti di rovere usate. Poi il “solito” Foradori a cui non riesco mai a dire di no: I❤ Teroldego. Tuderi, un Cannonau di quelli strong, firmato Dettori. E per finire con le Triple A, un Chianti Classico che non avevo mai provato prima: Buondonno di Casavecchia alla Piazza, che riporta in bottiglia fedelmente i terroir di Castellina.

Questo Giro d’Italia di Rieti è stato un evento massiccio, indubbiamente bello carico. Con una risposta di pubblico che avrà fatto piacere agli organizzatori. Ma in tutto questo marasma di facce allegre e bicchieri che tintinnavano, c’era un banchetto a un certo punto rimasto vuoto con solo un paio di bottiglie sopra. Fossero state bottiglie qualunque, data comunque una certa ora, sarebbe stato tutto normale. Ma quelle erano signore bottiglie! Di Grattamacco 2014!! E nessuno se le stava filando adeguatamente. Allora me ne sono preso cura io. Wow, che vino. Il Grattamacco non delude proprio mai, neanche in una annata che è stata problematica e chicchierata un po’ ovunque e un po’ da tutti. Con il Grattamacco non si sbaglia mai, è un vino infinito, diciamo pure accademico.

E dopo qualche bicchierone di questo grande super tuscan, uvaggio 65% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot e i rimanenti 15% Sangiovese, passo a una delle aziende che avevo puntato appena mi era arrivata la lista di quelle che avrebbero partecipato all’evento: Trappolini.

Si tratta di una azienda laziale, ormai storica, che si trova a Castiglione in Teverina. Sono anni che voglio visitarla, mi ricordo qualche anno fa assaggiai un Paterno, Sangiovese in purezza, eccezionale, invecchiato solo qualche anno ma che aveva già dei bei tannini setosi. So che non è un periodo facile per questa azienda, spero non si perda perché è davvero un valore per la nostra regione. Consiglio quindi il Paterno 2015, appena uscito, da tenere qualche mese in cantina, e anche i bianchi il Procarico e il Grechetto, i quali -entrambi – fanno una maturazione in acciaio sulle fecce fini per 6 mesi.

Tirando le somme, questo evento mi è proprio piaciuto, belle bevute e belle mangiate. Felicità. Non assocerò più il Giro d’Italia solo alle biciclette ma anche al buon vino, ad altre prelibatezze gourmet, e alla mitica Rieti.

Commenta

Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

Gli ultimi da Wine Notes

Torna Su
Inline
Inline