Un Blog avvinato

Chianti Classico Gallo Nero

Il Chianti Classico è il Chianti Classico

in Wine Notes Di

Ieri sera sono andato all’evento Il Signore del Chianti Classico, organizzato dal consorzio Chianti Classico e da Ais Lombardia e Ais Milano. Davvero un bellissimo evento e questo sarà un articolo dal netto taglio bloggettaro e soprattutto vorrei che sia il più veloce possibile. Consentitemi di buttare qui giusto qualche nota di assaggio, qualche informazione/osservazione. Per approfondimenti più adeguati scriverò, a parte, un articolo dedicato interamente alla stupenda masterclass condotta da Armando Castagno, su una selezione di 8 Chianti Classico Riserva 2016, della quale ho metà quaderno di appunti da riordinare… Perché sì, scrivere di vino è un bel lavoro, una nobile professione, ma non pensiate che sia tutto solo piacere…

Da cronista di questo settore devo constatare il grande successo della manifestazione.La sala con i banchi d’assaggio del Westin Palace era straripante di persone, circa 700 le presenze registrate. Questo a dimostrazione che il marchio Chianti Classico a Milano crea interesse e appassiona. Non lo scrivo per fare un omaggio agli organizzatori, ma perché non scorderò mai, giusto qualche mese fa, appena arrivato in questa meravigliosa città, quando ebbi da discutere con un enotecaro. Il quale sosteneva, e ancora ho i brividi,: «Il Chianti? Roba da turisti».

Miserabile! E il tuo “core business” è pure quello di vendere vino!!

Ma oltre a un senso di rabbia e tristezza, non mi sorprende però neanche troppo. Perché c’è gente che non conosce neanche la differenza tra Chianti e Chianti Classico. Molto spesso pensano che siano la stessa cosa. E non mi riferisco all’uomo comune, o a quello della strada, ma anche a quelli che “masticano di vino”, a qualche collega, ai comunicatori, a qualche wine-influencer o presunto tale che crede di sapere di vino e magari ha anche la sciagurata fortuna di scrivere sul blog di qualche associazione (meno famosa) di sommellerie. Non sto inventando, sono tutti casi di cui ho le prove!!!!

Ok, dai, non vogliono fare polemica. Ma trovo un certo piacere nel leggere il disclaimer a piè di pagina di ogni e-mail spedita dal quartier generale del Gallo Nero.

Lo voglio riportare per intero:

N.B. Il Consorzio confida nella professionalità della Stampa a cui è indirizzata questa comunicazione perché il nome della denominazione “Chianti Classico” non venga modificato o abbreviato.

Scrivere “Chianti” al posto di “Chianti Classico” significa cambiare radicalmente la notizia che stiamo comunicando. Questi due nomi, infatti, rappresentano due DOCG con territorio di produzione, storia e consorzi distinti e separati. 

Se si vuole trovare una locuzione alternativa a “Chianti Classico” suggeriamo l’uso della parola “Gallo Nero”, simbolo iconografico e sinonimo della DOCG “Chianti Classico”.

Il bisogno di scrivere un Nota Bene così è davvero significativo.

Comunque ieri sera al Westin c’erano ben 64 produttori, con vini eccellenti, testimoni di un grande territorio. Uno dei più importanti al mondo, quasi sicuramente tra i primi sei. Un territorio che ha all’interno dei suoi confini 70mila ettari di terreno, dei quali solo 10 risultano vitati. Quindi una zona che ha tantissima biodiversità al suo interno.

E che poi ha caratteristiche incredibiliterroir eterogenei, dagli aspetti geografici o geologici differenti. Si passa dalla sabbia al macigno toscano, per dire, nel giro di qualche centinaio di metri. Vini con espressioni veramente spaziali, anch’esse incredibilmente diverse tra loro.

Ma c’è un solo grande Re: il Sangiovese

Questa uva che tutto il mondo ci invidia e che nell’area del Chianti Classico trova una delle sue massime e assolute espressioni.

Non sono frasi fatte, tanto per dire. Abbiamo esempi, campioni assoluti, eccellenza uniche chiare e cristalline. Bottiglie davvero indiscutibili. Ma anche aziende che sono una assoluta garanzia di qualità. Gli esempi? A iosa!. Ne dico una, random, ma che mi fa battere forte il cuore quando la nomino parlandone con alcuni amici: Val delle Corti. Tipico esempio di azienda che piace a me.

Ma ce ne sono tante, in tutto sono 510 (!), anche più grandi per numero di bottiglie prodotte: Fontodi o Castello di Ama, ad esempio.

A proposito, ieri sera, che c’era da sgomitare ai banchetti, sono riuscito però a trovare i miei assaggi migliori, che riporto qui.

E comincio proprio da Castello di Ama, che per l’occasione aveva portato una vecchia annata: un Chianti Classico Riserva 2008. Questa annata che è stata rivalutata nel tempo, soprattutto perché dicono abbia sofferto della vicina e straordinaria 2007. Questo vino è una meraviglia che incanta il palato. Un vino da bere con rispetto, che tocca le corde più intime del cuore. Una grande esperienza, che mi ha lasciato godere la bevuta lentamente osservando con distacco le grandi corse all’assaggio degli altri presenti in sala.

Poi, ritornando col pensiero all’articolo che scriverò sulla masterclass di Armando Castagno, tra i tanti passaggi che mi sono piaciuti, uno in particolare mi ha colpito: A un produttore di Chianti Classico non si può chiedere il “base”.

O meglio: un Chianti Classico non può essere considerato un vino base.

Meglio parlare di vino d’annata.

In questo caso trovo sublime il Chianti Classico 2017 di Istine. Un vino di grande equilibrio, nonostante l’annata complicata per tutti, preciso, di grande raffinatezza ed eleganza. E che sa restituire con accuratezza lo stile di Radda.

Last but not least, per chiudere questo breve trittico di proposte, una mia personale scoperta (nel senso che non lo conoscevo): Zac 2015 di Principe Corsini. Un vino che sarà assolutamente apprezzato da chi ama i grandi sangiovese purosangue. Vino figlio di una grande annata, ancora imbottigliato come un Igt. E che rientra di diritto in quella categoria di vini, i supertuscan, i quali, anche loro, hanno fatto grande la denominazione del Chianti Classico, pur rimanendone fuori.

Concludendo, ricordatevi che il Chianti Classico è il Chianti Classico.

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