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Vini della Sardegna

Alla scoperta dei vini della Sardegna.
[Evento Go Wine]

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È passato un mese e qualcosa di più e mi gira ancora in testa l’ultima degustazione di Go Wine a Roma, alla quale ho partecipato. Il tema era interessantissimo: i vini della Sardegna. Gli amici dell’associazione di Alba organizzano eventi sul vino che sono una garanzia e che consiglio sempre a tutti gli eno-appassionati. Ma anche a quelli che si vogliono avvicinare al mondo delle degustazioni ma che ancora le guardano con un po’ di sospetto.

No, qui non ci sono gli enosnob e quei personaggi con la puzza sotto il naso, i santoni del vino. Fortunatamente esistono ancora eventi dove si può girare, degustare, bere e fare tutte le domande che passano per la mente senza ricevere sermoni o lezioni varie.

Comunque, mi ero dimenticato di parlare di questo evento e fortunatamente grazie alle foto che avevo fatto con lo smartphone (thanks Vivino!) e qualche appunto che avevo messo in agenda, a distanza di un mese, sono riuscito a buttare qui due note.

Perché parlare dei vini della Sardegna non è affatto facile. Non si può limitare tutto al Cannonau o al Vermentino. L’isola geograficamente è tutta divisa in micro-zone. Una accanto all’altra. E le latitudini e altitudini influiscono notevolmente sul prodotto che finisce nel calice: il vino.

C’è anche un’altra questione. Alcuni vitigni non sono così tanto conosciuti come dovrebbero: Carignano, Nasco, Bovale

Parliamo di un’Isola che è la seconda più grande del Mediterraneo. E questo è un dato oggettivamente significativo.  Non è difficile immaginare i tesori che nasconde. Preziosi a volte custoditi un po’ troppo gelosamente.

La serata di Go Wine ha consentito di fare un viaggio immaginifico tra i vini della Sardegna, saltando da una zona all’altra, di cantina in cantina, facendo scoprire vini, tutti, di alto livello.

Non starò qui a citare tutte le aziende (una trentina circa, clicca qui), ma annoto le bottiglie che mi sarei voluto portare a casa la sera stessa e che comprerò in futuro.

Ecco i vini della Sardegna da segnarsi

Il vino che mi ha davvero stregato a fine serata è stato “Diciosu“, un cannonau in purezza della Cantina Lilliu. Un vino completo, in cui si riconosce grande esperienza, eleganza ed equilibrio. Un vino serio ma non serioso, che si lascia bere di gusto.

Assaggiandolo non stupisce che abbia vinto la medaglia d’oro al concorso internazionale di grande prestigio Grenaches du Monde nel 2017. Il Cannonau fa parte della grande famiglia del Granache, assieme ai fratelli e cugini Gamay, Alicante, Gamay del Trasimeno, Tai Rosso, Tocai Rosso, Grenaccia… Un vitigno glorioso e orgogliosamente internazionale, il terzo più diffuso al mondo (per avere un’idea). Quindi tanti nomi diversi per indicare una sola varietà e la vera bellezza è che a seconda dei luoghi in cui storicamente è stata inserita poi ha assunto naturalmente sfumature diverse, particolari, uniche.

Il “Mamuthone” di Giuseppe Sedilesu è un Cannonau che esprime con potenza la territorialità della Sardegna, in particolare la zona di Mamoiada. Si sentono i frutti maturi, rossi, accompagnati dalle spezie. Riempie bene la bocca ma la lascia con un gradevole finale fresco. Un vino profondo nel quale ci si tuffa dentro. Per chi cerca qualcosa  in più e ama le vigne vecchie l’azienda produce anche il “Ballu Tundu“, prodotto da vitigni ad alberello con più di un secolo di vita.

Lun” dell’azienda Agricola Soi è stata un’altra bella scoperta. Interessante il blend di uve: Bovale sardo, Cagnulari e Barbera sarda. Un vino che esprime una bellissima vitalità e grande eleganza. Il tannino c’è ma viene bilanciato da una buona acidità.

Degustazioni di vini della Sardegna

Invece bevendo il “Nepente Riserva D’Annunzio (Cantine Gostolai), oltre ad assaggiare una cosa certamente buona si scopre anche una storia molto interessante.

Non conoscete il Nepente d’Oliena neppure per fama? Ahi, lasso!

Il Vate, Gabriele D’Annunzio, passò del tempo in Sardegna nei primi anni del ‘900. Precisamente a Oliena dove la storia del Cannonau si perde nella notte dei tempi. Per farla corta lì si prese una “vasta sbornia” che poi aveva “serbato da moltissimi anni in memoria“. Ovviamente si era ubriacato di Cannonau della Sardegna Nepente di Oliena.

Passando ai bianchi, se parliamo di Vermentino la zona storicamente più vocata è sicuramente la Gallura.

Un’ottimo esempio è “Jankara“, un vino genuino, schietto e coerente dall’inizio alla fine. Ripensandoci mi viene da definirlo “solido“. Davvero buono, equilibrato tra acidità e mineralità. La beva è un vero piacere. Si lascia bere da solo – accompagnandoci qualcosa perché è un vino tosto, che ha struttura – oppure con cibi all’altezza: pasta con la bottarga o con il pesce ben saporito.

Vini della Sardegna Degustazione Go Wine Radio Bottiglia

Myali” della Cantina Castiglia è un altro splendido esempio di Vermentino di Gallura, ma più morbido, più levigato. Elegante, per palati che desiderano qualcosa di raffinato. Sarà un compagno ideale nelle calde serate estive, magari sul mare da tenere pronto in ghiacciaia.

Un’altra azienda mi ha colpito molto: Vini Murales. Pur esprimendo i sapori della natura sarda, sembra volerci giocare. Non li stravolge, ma crea un prodotto che cerca di andare oltre (in senso positivo). L’azienda abbraccia un po’ la tecnica della macerazione sulle bucce, senza però esagerare. Si sente anche la permanenza sui lieviti che ammorbidisce il tutto, ma alla fine non copre una polpa bella succosa. Il risultato è Miradas, un vino meraviglioso sicuramente particolare, da assaggiare.

Voglio concludere – parlando dei vini della Sardegna – con un vitigno che anche ai più esperti non dirà nulla o quasi. Si tratta dell’Aversiniadu, autoctono del Goceano.

Stava scomparendo così come sono scomparsi tanti altri vitigni meno noti in altri territori. Negli anni Novanta stava andando incontro al suo destino, perché i suoi frutti venivano oramai considerati solo come uva da taglio. Poi però un manipolo di eroi l’ha voluto salvare da una sicura estinzione custodendo qualche filare. Per chi volesse provare un vino che nasce dall’Aversiniadu in purezza un magnifico esempio può essere il “Niadu” dell’Azienda Mulas.

Vini della Sardegna gli autoctoni

Pur avendo caratteristiche simili al Vermentino ha un’anima tutta sua. Alla beva “Niadu” regala un’armonia di  sapori definiti (mele e frutta esotica), mentre al naso si sentono i profumi di fiori bianchi.

Una volta bevuto il Niadu ho pensato alla fortuna che abbiamo oggi: tra i vini della Sardegna possiamo ancora trovare i vitigni più antichi dal fascino incantevole. Il merito è dei contadini sardi che hanno voluto salvaguardare una ricchezza inestimabile, la biodiversità. Valore sempre più prezioso nell’età contemporanea.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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